martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il papa nella politica,
da Pietro a Francesco
Pubblicato il 26-01-2015


Di recente abbiamo avuto esperienza di come il Papa di Roma può essere un politico oltre che un pastore e di come ha saputo mediare fra lo Stato cubano e quello statunitense. Non è la prima volta nella storia. La figura di un papa politico è apparsa dopo la con la disgregazione dell’impero Romano d’Occidente. Mentre la burocrazia imperiale andava disgregandosi, la Chiesa riusciva a resistere con le sue strutture e la sua gerarchia. Si può affermare che la gerarchia ecclesiastica cattolica sia figlia in un certo senso della burocrazia dell’impero romano. Durante i regni romano barbarici e la seguente invasione longobarda dell’Italia occupata dall’impero bizantino, all’apparato ecclesiastico fu affidato un certo potere.

Consiglieri dei duchi, contabili bizantini, qualche volta anche capitani di milizie, la Chiesa passò in meno di un secolo a essere un’associazione e struttura religiosa con enormi responsabilità politiche e militari. Dove crollò la politica, dove nascevano le ingiustizie, dove non esisteva una sanità, un’istruzione, una salvaguardia arrivarono i missionari, i preti, i santi. Dal lontano esempio di S. Lorenzo al moderno di Don Bosco, all’attuale di madre Teresa di Calcutta, la Chiesa riempì dei profondi vuoti, vuoti che tutt’ora parte della Chiesa tenta di riempire e non solo nelle zone povere del mondo.

Dopo la divisione dell’impero carolingio e la ritirata dei bizantini dall’Italia, in molte città europee iniziarono a formarsi dei veri e propri partiti politici cattolici, opposti ai partiti politici “laici” e imperiali. Un esempio lo abbiamo nella storia della città di Firenze con le dispute fra Guelfi e Ghibellini. Durante il Rinascimento la Chiesa ebbe un periodo di corruzione e decadenza che portarono allo scisma fra protestanti e cattolici. Dal 1545 al 1563 ci fu il cosiddetto concilio di Trento che tentò di riformare la Chiesa e parallelamente riunificarla. Nel ‘700 ci fu una progressiva perdita del potere della Chiesa cattolica dovuta all’abolizione dell’ordine dei gesuiti e della rivoluzione francese che addirittura tentò di eliminarla. Alla fine dell’Ottocento la Chiesa cattolica si trovò alienata dal suo stato territoriale e si dichiarò prigioniera dello Stato italiano. Nel 1929 ci furono i Patti Lateranensi che sancirono la nuova struttura dello Stato vaticano. Tale trattato fu ridefinito e rinnovato nel 1984 da Craxi.

Oggi la Chiesa ha la Città del Vaticano e nonostante non abbia più il passato potere riesce a muovere grandi masse di fedeli, come si è visto durante la visita del pontefice a Manila. E anche noto che la Chiesa cattolica possiede una grande ricchezza dovuta a proprietà immobiliari, utilizzate sia a scopo di lucro che non e la banca dello IOR. L’Istituto per le Opere Religiose fu creato per salvaguardare il patrimonio della Chiesa e per assicurarle un necessario finanziamento. Di tutti gli scandali della Chiesa quella dello IOR è il peggiore.

Non mi sto scordando certamente degli errori del passato, come le numerose crociate e la politica di soppressione delle eresie e dei presunti operatori di magia nera. Non mi scordo neanche del caso pedofilia, ma vorrei dare massima priorità al caso IOR. Non a caso il Papa attuale si sta sforzando ed in parte ci è riuscito di mondare tale banca. I conti dello IOR sono su internet e la banca ha come utenti solo persone strettamente legate allo Stato Vaticano o parte della Chiesa. Le transazioni si possono attuare solo verso associazioni non a scopo di lucro. Tutti i membri delle commissioni alte sono sul sito e lo statuto è in atto di riforma da parte di Francesco I. In effetti non assomiglia neppure vagamente alla banca del crac Ambrosoli. Finalmente possiamo dire che in Vaticano sta accadendo qualcosa di nuovo, o almeno abbiamo forti certezze per sperarlo.

Molti mi continuano a ricordare che ci sono stati tanti crimini da parte di questa associazione. Mi vengono ripetuti in fila tutti questi crimini e molto spesso ingigantiti a dismisura. Cari compagni dovete sapere che queste critiche ai miei occhi appaiono come quelle miriadi di monetine lanciate sulla macchina di un presidente del consiglio accusato con la tesi del non poteva non sapere. Non nego che sia il nostro partito sia la Chiesa abbiano fatto degli errori, ma ritengo che le critiche si dovrebbero attuare con un minimo di criterio. Come noi siamo consci dei nostri sbagli scommetto che lo è anche il mondo cattolico e come noi siamo per la rinascita di questo partito, sicuramente c’è una parte della Chiesa disposta a rinnovarsi e a rinascere.

Dopo che la Chiesa si è dimostrata debole a contenere fenomeni interni come corruzione e scandali da parte dei suoi membri, ora ritengo sia giunto il momento di darle l’opportunità di redimersi e non più criticarla come un partito innatamente anticlericale. In primo piano poiché non è vero, ricordiamoci della reciproca battaglia compiuta per la domenica come giorno festivo e per la dignità degli orari, in secondo luogo poiché lo ritengo inutile. Non ha senso combattere la principale base del pensiero occidentale, poiché grazie a tale associazione si è mantenuta la cultura classica e si è sviluppato il pensiero cristiano, di cui siamo il prodotto. Critichiamo e giudichiamo, ma non scendiamo nella bassa propaganda populistica. A oriente in questo momento c’è un avversario comune molto più incalzante che si è rivelato capace di attentare sia ai laici che ai religiosi. Non voglio considerarmi l’avvocato di una millenaria associazione, ma un uomo che ha fiducia in essa e che sa che in mezzo a molti errori saprà tornare sui passi di un filosofo, di un profeta, di un Dio, che più di tutti ha impresso la sua parola ed il suo esempio nella Storia del mondo, seminatore dei primi germogli socialisti, che spero si diffondano in tutto il globo come il cristianesimo.

Niccolò Musmeci

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