sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Pd ora si divide sul Quirinale
Pubblicato il 22-01-2015


Quirinale-PresidenteArchiviata con il soccorso azzurro la questione legge elettorale, che ormai andrà senza intoppi fino alla sua approvazione definitiva prevista per martedì, l’attenzione torna sul Quirinale. Attenzione mai venuta meno a dire il vero con un lavoro incessante ma fin’ora svolto nell’ombra. Ora si avvicina il momento di scoprire le carte.

A ritornare sulla vicenda che portò al bis di Napolitano è Stefano Fassina della minoranza del Pd che a Montecitorio parlando della vicenda nel 2013 ha detto che “a differenza di quelli che oggi chiedono disciplina e due anni fa hanno capeggiato i 101, noi siamo persone serie. Nessuno deve temere da noi i franchi tiratori”.  E a chi gli chiede se Renzi ha capeggiato i “101”, riferendosi a quei 101 voti in meno per Romano Prodi alla quarta seduta per scegliere l’inquilino del Quirinale, ha detto che “non è un segreto”». Un’affermazione giudicata come “una sciocchezza incredibile” dal vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. Insomma il clima non è dei migliori. Mentre l’elezione di un Capo dello Stato meriterebbe approcci più sereni.

Ma se la legge elettorale passa i dissapori restano e lasciano il segno. Con la minoranza del Pd che ancora non ha digerito l’imposizione di un emendamento per superare d’emblée le critiche sollevate con la presentazione di un novo testo che ha rafforzato ulteriormente l’asse tra Pd e Forza Italia. Il testo è quello del senatore Esposito. Il senatore che, rivela Dagospia, si è intestato l’emendamento-canguro che spiana la strada all’Italicum e ai suoi capilista bloccati, due anni fa scriveva che “il popolo deve poter scegliere liberamente i propri rappresentanti”. Un bel cambio di prospettiva.

Critiche anche da Rosy Bindi: “Mi auguro che per il Quirinale, patto o non patto del Nazareno, ci sia la forza di eleggere un presidente della Repubblica che abbia piena autonomia rispetto al governo. Chi è che vuole un presidente frutto del patto del Nazareno? Certo che dobbiamo farlo con tutti, ma tutti non è il patto del Nazareno. Se si deve fare un presidente funzionale a quel patto io sono contraria. Quella è una prigione per tutti, è un patto sempre più esclusivo”. E Raffaele Fitto, a capo della “fronda” di parlamentari azzurri contrari al patto del Nazareno, ha ribadito nel corso di una conferenza stampa alla Camera la necessità di un confronto nel partito: “Vogliamo un dialogo interno al partito. Mi auguro che ci sia una posizione compatta da parte di Fi. Certo non vogliamo che il nome ci venga comunicato all’ultimo minuto”.

Intanto proseguono le consultazioni. Il Pd ha incontrato il Psi. Un incontro tra i vicesegretari del Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani e una delegazione del Partito con Riccardo Nencini, Marco Di Lello e Gianfranco Schietroma che si è svolto nella sede del Pd in largo del Nazareno. A livello ufficiale non circolano ancora nomi. Ma sono chiari alcuni dei criteri che consentiranno una prima selezione tra le ipotesi delle ultime ore: della rosa di tre nomi non faranno parte ex segretari di partito, né personalità dal profilo non adeguato al rilievo internazionale della carica.  “Nessun metodo particolare – ha commentato il capogruppo del Psi alla Camera Marco Di Lello – con formulazioni di terne o altro, né esclusioni di una tipologia  particolare di candidati. Nell’incontro con il Pd abbiamo convenuto sulla necessità di arrivare all’indicazione di una  figura autorevole e rappresentativa per il Quirinale con l’intenzione  di poterlo fare alla quarta votazione”.

Matteo Renzi dovrebbe proporre una rosa di tre nomi ai grandi elettori del Pd, con ogni probabilità il 28 gennaio, dopo le consultazioni con tutti i partiti. Verificherà dunque il consenso su uno dei tre e farà un’indicazione formale per le votazioni. Ma sui nomi è ancora buio fitto

Ginevra Matiz

 

 

 

 

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