giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“Il Sindaco del Rione
Sanità” in scena
al Teatro Quirino
Pubblicato il 22-01-2015


SindacodelRioneSanita“La morte non tiene creanza, ma chiude una ferita mortale. La ferita della vita” con questa battuta inizia una delle commedie più belle e profonde di Eduardo De Filippo, il Sindaco del Rione Sanità. L’azione si svolge per i primi due atti nella residenza di campagna di Don Antonio Barracano e nel terzo nella sua casa di città, al Rione Sanità. In entrambi i luoghi, Don Antonio esercita, con il trentennale appoggio del sempre più disincantato dottor Fabio Della Ragione, la sua personale idea della legge. Fa estrarre pallottole e ricucire ferite dal corpo di giovanotti troppo animosi; concede “udienze” giornaliere a chi si rivolge a lui per avere giustizia e protezione.

Lo spettatore fa così la conoscenza di una curiosa fauna umana, composta da piccoli delinquenti, usurai e bottegai poco accorti. Per tutti Don Antonio ha la soluzione giusta. Ma quando davanti a lui si presentano Rafiluccio e Rituccia, sua compagna in avanzato stato di gravidanza, le cose si complicano. Rafiluccio, infatti, non chiede aiuto o protezione, vuole solo comunicargli che ucciderà suo padre, Arturo Santaniello, ricco panettiere, che lo ha diseredato e cacciato di casa, non riconoscendolo più come figlio. Prima di dare il suo parere, Don Antonio vuole però sentire “l’altra campana” e convoca pertanto il panettiere, al quale dapprima confida la storia vera del suo primo delitto contro i soprusi di un arrogante prepotente, invitandolo poi a riconciliarsi con i figlio. Ma il panettiere rifiuta e lo invita di fatto a farsi gli affari suoi, dando così inizio a un tragico precipitare degli eventi.

Quirino-Sindaco-rioneSanitaScritta e rappresentata nel 1960, il sindaco del Rione Sanità è una commedia che lo stesso Eduardo amava definire “simbolica e non realistica”, una commedia che “affonda le proprie radici nella realtà, ma poi si sgancia da essa, si divinizza, per dare una precisa indicazione alla giustizia”, perché “Don Antonio è qualcosa di assai diverso da quel capo camorra che all’inizio sembrerebbe che fosse: egli è un visionario che cerca di ristabilire nel mondo un ordine andato fuori sesto”.

Nel Sindaco del Rione Sanità vi sono dunque parecchi significati, a diversi livelli; quello più profondo è che non bastano le leggi a fare giustizia. Ci vuole buona fede, e questa buona fede sarà assente fino a che l’uomo avrà una concezione della vita puramente egoistica e materialistica; finché cioè, per raggiungere potenza e benessere personali l’uomo si servirà delle armi della corruzione, dell’inganno e della slealtà.

Lo spettacolo in scena al Quirino, una coproduzione tra il Teatro Stabile di Napoli ed il Teatro Stabile di Genova, è stato presentato lo scorso giugno al Napoli Teatro Festival ed ora è in tour in Italia. La particolarità è che numerosi attori – tra cui il protagonista Eros Pagni nei panni di Don Antonio Barracano e Federico Vanni che impersona il dott. Della Ragione – non sono di origine napoletana. La scommessa è dunque quella di un Eduardo molto italianizzato. Se questa caratteristica della recitazione, per chi è abituato a sentire Eduardo con accenti napoletani, può sembrare inizialmente strana e dare una sensazione di ruvido, occorre convenire che la bravura di tutta la compagnia teatrale e soprattutto di Pagni e Vanni, fa velocemente superare questo stato d’animo.

Il Sindaco del Rione Sanità assume così tratti quasi shakespeariani: Eros Pagni fa emergere con forza ed eleganza la capacità di Antonio Barracano, al contempo capo camorra ed idealista, di mescolare bene e male, tragico e di comico, realismo e simbolismo. La scenografia è minimale ed un po’ surrealista. Le musiche, dai toni malinconici, adeguate. In scena al Quirino di Roma dal 20 gennaio al 1 febbraio, è uno spettacolo da raccomandare a chi vuole uscire dal teatro con più domande che risposte.

Al. Sia.

 

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