sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Teatro dell’Opera di Roma riparte con il “Werther” di Massenet
Pubblicato il 30-01-2015


Werther-OperaL’Opera di Roma riparte ufficialmente lasciandosi alle spalle le burrascose polemiche degli scorsi mesi. A inaugurare quello che dovrebbe essere l’inizio di un nuovo percorso artistico è il ‘’Werther’’ di Jules Massenet. Assente da ormai otto anni dal teatro lirico della capitale, quest’opera torna con nuovi allestimenti ed interpreti per far breccia nell’insoddisfazione dei melomani romani. L’opera si raccomanda molto all’eccellenza del ruolo tenorile di colore romantico (non a caso a Roma è stata cantata da veri big del bel canto come Tito Schipa e Alfredo Kraus) questa volta incarnato dal genovese Francesco Meli.

Tenore puramente lirico, Meli ha già dato un’ottima prova di sé sul palcoscenico del Costanzi (Boccanegra e Ernani sotto la direzione di Muti) e ha debuttato nel ruolo a Washington. La combattuta Charlotte sarà la romana Veronica Simeoni che ha ricoperto il ruolo già all’Opera di Sofia e lo ricoprirà anche a Lisbona per la regia di Graham Vick.
Questa produzione, nata ad Amsterdam nel 1997 e poi ripresa a Ginevra, Barcellona, Francoforte appunto e Napoli, ambienta l’azione non nel ’700 del proto romanticismo (178…), bensì nell’Ottocento borghese di Massenet.

Anche questo allestimento, come altri visti negli ultimi tempi al Costanzi, si avvarrà di una scena unica, ovvero la piccola stanza che rappresenta il microcosmo di Charlotte, in cui domina il ritratto della madre defunta, ma ancora onnipresente attraverso i suoi dogmi morali e i suoi divieti nel cuore della ragazza.

Ma alla fine su Goethe prevarrà Massenet, nel senso che il romanzo del grande romantico tedesco verrà riletto appunto con la sensibilità di un operista francese fin de siècle.
«La mia regia – chiarisce il regista – è come una combinazione tra Goethe e Massenet; la sostanza è goethiana, ma la prospettiva e il modo di guardarla è invece ottocentesca. Ho voluto insomma immaginare Jules Massenet mentre osserva o contempla il Settecento di Goethe».

Wrrther-MassenetNote sono le vicende della genesi dell’opera: l’editore Hartmann, approfittando di un viaggio di Massenet a Bayreuth per ascoltare il Parsifal di Wagner, gli fece visitare a Wetzlar (dove si svolgerà il secondo atto dell’opera) la casa del Werther.

Sconvolto come il giovane console Bonaparte in Egitto dalla lettura del romanzo goethiano, Massenet vi lavorò così tra il 1885 e il 1886, ma l’incendio (1887) dell’Opéra comique di Parigi, cui sembrava inizialmente destinato, lo indusse a rappresentarla dapprima alla Hofoper di Vienna. Il Werther godette di alterne fortune nonostante la stima dimostratagli da Debussy e da Saint-Saens. Del resto il suo maggior pregio, il lirismo, ad alcuni appariva anche come il suo peggior difetto, donde accuse di un patetismo, seppur raffinato, ma dolciastro e melenso.

Restano però la freschezza di certe pagine come la stupenda aria del tenore ‘’Pourquoi me reveiller’’ o la scena della lettera, l’uso di una strumentazione classica ma efficacemente quanto sobriamente colorita, un plot fortemente romantico che si chiude tragicamente con il suicidio del protagonista, vittima del suo impossibile amore.

Alessandro Munelli

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