mercoledì, 23 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Intervento di Pia Locatelli – Due popoli, due Stati: la pace
Pubblicato il 21-01-2015


CONVEGNO 21-1-15, Camera, Sala del Mappamondo
Convegno ‘Due popoli, due Stati: la Pace’
Alla discussione, introdotta da Pia Locatelli, coordinata dall’ex direttore del Tg2, Alberto La Volpe, e chiusa dal capogruppo del PSI, Marco Di Lello, partecipano Abdullah Abdullah, presidente del comitato politico dell’assemblea legislativa palestinese; Shaath Nabil, capo negoziatore ai colloqui di pace; Ester Levanon Mordoch, dell’esecutivo del Meretz; Alon Liel, già ambasciatore di Israele e ideatore dell’appello dei mille intellettuali per il riconoscimento della Palestina.
—-
L’intervento di Pia Locatelli

Vi ringrazio per una presenza così numerosa (abbiamo dovuto bloccare le registrazioni, maggiori rispetto alla capienza), così come ringrazio la Presidenza della Camera per aver concesso questa bella sala.

Ho pochi minuti a disposizione per aprire l’incontro, per spiegarne le ragioni  e presentare i nostri ospiti.

Tengo subito a precisare che questo è un incontro che vede due parti considerate da sempre avversarie ma sono qui insieme rappresentando i loro popoli o quella parte dei loro popoli che fortemente desiderano avere un pacifica, accettabile, soluzione all’eterno conflitto israelo-palestino. E contano  sull’aiuto del maggior numero di persone, organizzazioni, istituzioni, parlamenti etc, di tutti coloro che vogliono aiutare la causa della pace una pace che tiene conto dei migliori interessi di entrambi i popoli.

Noi siamo profondamente convinti che il riconoscimento della statualità palestinese aiuterà a far avanzare il processo di pace. Quindi va fatto, e va fatto il prima possibile. 

Per questo come socialisti e liberali del Gruppo misto abbiamo presentato una mozione, poi sottoscritta da colleghe e colleghi di altri gruppi, SEL, PD, Centro democratico, altre componenti del Misto, perché il governo italiano non solo riconosca lo Stato palestinese, ma compia anche tutti i passi necessari (e possibili) affinché la questione venga posta all’ordine del giorno in tutti i Paesi dell’Unione europea e si faccia parte attiva nel sostenere il processo di pace tra Israele e Palestina, sulla base delle risoluzioni ONU e dell’esperienza consolidata nel corso del lungo e travagliato processo di pace. 

Qualcuno ritiene che questa posizione sia espressione di un atteggiamento partigiano. Non è così e, al contrario di quanto afferma l’attuale Primo Ministro israeliano, noi riteniamo che il riconoscimento aiuterà a far avanzare il processo di pace, un vantaggio per entrambi, Israele e Palestina. Abbiamo a cuore gli interessi vitali di delle due parti, l’interesse della cooperazione, dei progetti per la sicurezza comuni,  l’interesse a combattere movimenti estremisti presenti in tutte le parti, di una migliore economia, mantenendo allo stesso tempo la specificità delle identità dei due popoli.  

Anche ricordando, nello spirito della Carta dell’Onu, che è indubbio che esista un popolo palestinese storicamente definito con un diritto di autodeterminazione da riconoscere, mentre negoziabili sono altri temi, le condizioni di mutua sicurezza, i confini.., ovviamente nel rispetto delle risoluzioni che indicano dei confini praticabili.

E’ necessario superare l’impasse.

Proprio per questa ragione si è fatta largo nella comunità diplomatica internazionale la convinzione che occorra per lo meno garantire alla parte palestinese la pari dignità sul piano giuridico e diplomatico.

Posizione che condividono molti esponenti autorevoli della società civile israeliana, come coloro che hanno firmato un appello in questo senso, scrittori, accademici, artisti nei campi più diversi, diplomatici, uomini e donne di prestigio…

C’è ampia convergenza anche tra forze politiche diverse sull’idea espressa dal titolo di questo incontro: due popoli, due Stati, la Pace. Poi però, fatta la dichiarazione di principio, iniziano i distinguo sul come e sul quando arrivarci. Questo è l’oggetto della discussione, ad esempio nel nostro Parlamento. 

Le mozioni, che sono state discusse la scorsa settimana, dovrebbero essere votate venerdì. Girano voci di un possibile rinvio. Alcune forze politiche e, purtroppo, alcuni esponenti della maggioranza,  vorrebbero condizionarne il riconoscimento  alla ripresa dei negoziati, sollevando obiezioni che non ci sembrano adeguate alla complessità della situazione. Come recita la risoluzione del Parlamento Europeo, si deve senz’altro distinguere tra riconoscimento dello statualità palestinese in linea di principio.e inserimento di questo passo nella necessaria ripresa del negoziato. Sbagliato sarebbe invece condizionare il riconoscimento al raggiungimento dell’accordo, perchè evidentemente in questo caso il riconoscimento si svuoterebbe del suo significato propedeutico, e del suo valore di principio.

Non vorremmo che il Parlamento italiano, invece di guidare un ampio movimento diplomatico, che ha coinvolto Svezia, Gran Bretagna, Belgio, Francia, Irlanda, Spagna, e vedrà nelle prossime settimane unirsi Belgio, Slovenia e Finlandia,  si trovasse in ritardo su un tema tanto centrale anche per i nostri interessi nazionali di nazione mediterranea, Paesi con diverse maggioranze politiche che hanno avuto il coraggio di compiere questo gesto. E allora mi chiedo, e lo chiedo soprattutto a una parte del PD: non è oggi il momento di esercitare un ruolo di guida italiano, dando sostanza all’importante mentre occorrerebbe dare sostanza e anima all’importante opportunità di un’italiana quale Alto rappresentante europeo per la politica estera. ? 

Da qui viene la composizione del nostro panel. Rappresentanti del popolo palestinese:

Nabil Shaat, e  Abdullah Abdullah,  entrambi esponenti significativi del popolo palestinese. Insieme a loro, per la parte Israeliana, Ester Levanon Mordoch, , professoressa di letteratura, attiva nei movimenti delle donne e pure attivista politica, e Alon Liel, ex ambasciatore, iniziatore dell’appello di mille intellettuali, politici, scrittori, Nobel che verrà presentato ora. 

Chiudo citando un’affermazione di David Grossman, famosissimo scrittore in Israele e pure in Italia, domenica scora a Bergamo in una bella iniziativa delle ACLI, “Molte fedi sotto lo stesso cielo”: “dobbiamo ricreare una situazione perché sempre meno persone siano tentate di soccombere al terrorismo”. A me pare che questa sia la miglior risposta a chi dice che questo non è il momento di affrontare il tema del riconoscimento, dopo la tragedia di Parigi.

Ancora Grossman che, ricordiamo tutti , che perse un figlio nel conflitto e nonostante ciò, è uno dei firmatari dell’appello che verrà presentato ora: E’ terribile odiare ed essere odiati per così tanto tempo, è estenuante essere nemico di qualcuno ed essere considerato nemico da qualcuno per tanto tempo.  Vogliamo la pace non solo per risolvere il tema dei territori, della sicurezza, delle infrastrutture idriche… ma per essere “liberati”, nel senso di libertà interiore, non essere sempre in attesa del prossimo pericolo, della  prossima minaccia, per una nuova definizione di te stesso in quanto essere libero.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento