martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

LA CORSA DEL COLLE
Pubblicato il 15-01-2015


Corsa al Quirinale

Tra due settimane alla Camera in seduta comune cominceranno le votazioni per eleggere il nuovo inquilino del Colle. Solo allora si comincerà a capire l’aria che tira. Emblematiche le parole di Giorgio Napolitano che si chiede: “Chi vorrei vedere al Quirinale dopo di me? Vi piacerebbe saperlo, ma non lo so nemmeno io!”. “Vedremo cosa si vota, e se io sono immediatamente in condizione di partecipare”. Giorgio Napolitano si è appena insediato a Palazzo Giustiniani e le sue poche battute con i cronisti confermano che il ruolo del Presidente emerito non sarà quello di semplice spettatore del confronto politico. Si parla di legge elettorale, in agenda al Senato, ma anche di riforma costituzionale, alla Camera, argomenti che finiscono per risentire del capitolo aperto proprio dalle dimissioni dell’inquilino del Colle. Le opposizioni tornano anche oggi a chiedere un ‘time out’ che accantoni il voto sulle riforme fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e, infatti, alla Camera i lavori procedono a rilento. Frutto dell’ostruzionismo M5S ma anche delle barricate FI a sostegno di una sessione ‘quirinalizia’ sgombra da altri argomenti sul tappeto anche per svelenire il campo e creare un clima più idoneo.

E la partita del Quirinale si annuncia, ovviamente, serrata. Con i nomi dei papabili e del totoQuirinale che iniziano a girare. Prodi e Veltroni su tutti, poi gli outsider Rodotà, Finocchiaro, Grasso e Fassino. Seguono Pinotti, Amato, ma anche D’Alema, Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni. Due i nomi di donne: a questo proposito il Psi ha pubblicato online un sondaggio dal titolo: “Quale donna vorresti come prossimo presidente della Repubblica?”.

Ma questo non è tanto il tempo delle parole pubbliche quando piuttosto quello delle trattative riservate; e ognuno fa i conti con le esigenze tattiche nei rapporti con gli altri partiti ma anche in casa propria, con le rispettive correnti. Vedi Silvio Berlusconi, che vorrebbe riannodare i fili del dialogo con Raffaele Fitto. L’eurodeputato infatti può contare su 40 fedelissimi, un peso importante nelle votazioni per il nuovo presidente della Repubblica. Nel corso dell’incontro, al quale Fitto si è recato ribadendo le proprie posizioni, è stato fatto anche un punto sulla riforma della legge elettorale che Fitto ha criticato più volte.

Le incognite ci sono. E sono legate ai numeri e al comportamento del M5s, che continua a lanciare segnali contraddittori. Proprio per questo Renzi e i suoi fedelissimi continuano a puntare sull’intesa con Berlusconi, che garantirebbe i voti necessari per una elezione veloce.  “Senza Berlusconi non si può eleggere il nuovo Presidente della Repubblica” dice Debora Serracchiani vicesegretario del Pd.

Insomma siamo ai tatticismi. Con al centro ancora una volta il Patto del Nazareno e dei suoi risvolti su riforme e legge elettorale e con Berlusconi in attesa delle proposte di Renzi. Tocca a lui infatti fare i nomi, cercando ovviamente la massima convergenza. Renzi ha già detto che l’elezione del successore di Napolitano non arriverà prima del quarto scrutinio. Niente spirito Ciampi quindi, ma anche un modo per dire che la maggioranza potrebbe eleggere un proprio presidente senza ascoltare nessuno.

La posizione di Berlusconi è nota: stretto tra il Patto del Nazareno e il suo elettorato sempre più insofferente verso la linea troppo morbida di Forza Italia verso il Governo, l’ex Cavaliere rivendica un presidente che sia garante per tutti. “Vogliamo sperare che si possa arrivare ad un Capo dello Stato che non sia di una parte. Credo sia assolutamente logico e giusto pretendere di avere un Presidente che non sia un seguito di tre presidenti di sinistra che hanno portato questo paese in questa situazione non democratica” ha affermato Berlusconi. “Insisteremo perché ci sia l’indicazione di un nome che saremmo lieti di sostenere con i voti dei nostri 150 grandi elettori uniti a quelli della sinistra”. Ma a Berlusconi risponde il capogruppo Pd Roberto Speranza: “Se FI pensa di rinviare le riforme per alzare la posta sul Quirinale sbaglia di grosso, sono due terreni ben distinti, metterli sullo stesso piano è sbagliato”.

Dalla parte di Berlusconi invece si schiera Alfano, che assume una funzione da pontiere tra maggioranza e FI: “Berlusconi ha ragione quando dice che negli ultimi 20 anni, nonostante una maggioranza di moderati, il turno per l’elezione del presidente della Repubblica non ha mai coinciso con quello di un governo del centrodestra. Al Partito democratico – continua Alfano – non diamo dei nomi ma non vogliamo imposizioni dal Pd perché non siamo alle primarie dei democratici”. Dall’Ncd anche Fabrizio Cicchitto mette i puntini sulle i e avverte: “Siccome i numeri in questa materia hanno valenza politica, per eleggere il nuovo Presidente non possono bastare né un partito solo (Pd) né due partiti (Pd e FI). Sarebbe addirittura auspicabile che fra Ncd-Udc e FI ci fosse una qualche intesa, in modo da condizionare più efficacemente Renzi e Pd”.

A evocare il Patto del Nazareno ci pensa anche Pippo Civati: “Per mesi ci è stato detto che il patto del Nazareno non comprendeva la Presidenza della Repubblica e che non ci interessano i veti di Berlusconi. Quindi, viene da chiedersi, perché non si può immaginare una proposta che si rivolga a Parlamento senza passare prima e soprattutto da Berlusconi?. Se si vuole coinvolgere i 100 parlamentari di Forza Italia va benissimo. Ma non ci sono solo loro, per intenderci. Non dico di escluderlo, ma – conclude – dopo avere elaborato una pessima riforma costituzionale e un discutibile sistema elettorale (il Porcellum sotto altre forme), forse il Patto del Nazareno non è il miglior sistema per fare le cose bene”.

Per Fassina, della minoranza Pd “dovremo esplorare con disponibilità vera la possibilità di andare oltre il Patto del Nazareno. Mi preoccupa, invece, un atteggiamento per il quale, avendo acquisito il consenso di Berlusconi, si ignorano forze politiche importanti. Alla Direzione del Pd dice Fassina, “non ci saranno nomi sul tavolo. Credo si avvierà la discussione sui criteri e noi ribadiremo criteri di buon senso per il profilo del candidato presidente che sono tre: autorevolezza, autonomia dall’esecutivo e massima capacità di unire”. Sull’opzione Prodi, l’espoente della minoranza Dem dice: “Io l’ho votato nel 2013 e lo voterei”. E ancora su Renzi: “Mi preoccupa il fatto che il premier consideri perse le prime tre votazioni già da adesso, perché vuol dire che non è interessato a costruire una convergenza ampia e questo è un problema”

Daniele Unfer

 

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