sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La diserzione del gasista
Pubblicato il 14-01-2015


E’ bene non girare la testa dall’altra parte e cominciare a preoccuparci non solo per la crescente aggressività del  fondamentalismo islamico. Nella vecchia Europa l’antisemitismo rialza la testa. Ed è una brutta, bruttissima bestia. Non solo in Germania, in particolare in talune aree della ex DDR, ma anche è soprattutto in quello che molti storici considerano il luogo geografico dove nacquero e si svilupparono le peggiori pulsioni antiebraiche.

Ma andiamo con ordine. La notizia è clamorosa: l’amico gasista di Berlusconi, Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione Russa, intanto non ha partecipato alla marcia di Parigi dopo le stragi dei giorni scorsi che hanno colpito anche la comunità ebraica transalpina, poi ha annunciato che il prossimo 27 gennaio, il giorno in cui in tutto il mondo si commemoreranno nel giorno della memoria le vittime della Shoah,  non parteciperà ad Auschwitz Birkenau (Polonia) alla cerimonia che come di consueto si svolgerà  all’interno del perimetro che ospitò il più grande ed efficiente campo di sterminio nazista.

In quella data, settant’anni fa, furono i soldati l’Armata Rossa a liberare il campo e l’annuale commemorazione prima e dopo la caduta della cortina di ferro ha sempre visto la partecipazione di una delegazione di alto livello, sovietica prima e russa poi.

Putin, quest’anno, a seguito del progressivo deterioramento dei rapporti internazionali a causa delle crisi in Crimea ed in Ucraina ha deciso di ostentare la sua indifferenza verso l’anniversario, accentuando l’isolamento internazionale del suo paese e, c’è da crederlo, suscitando le ire delle organizzazioni ebraiche e lo sgomento nell’opinione pubblica.

Ma si sa: a Putin poco importa dell’opinione altrui. E non dovrebbe stupire una simile decisione da chi è nato e si è formato alla scuola del Kgb che, sin dai tempi dell’ex seminarista Stalin, è stato sempre l’attore principale nel persecuzione (anche se non solo, a differenza della Gestapo) degli ebrei .

D’altra parte l’odioso seme dell’antisemitismo, prima che altrove, fu sparso a piene mani all’inizio del secolo scorso nella ormai agonizzante Russia zarista,  dall’Ochrana, la polizia segreta di Nicola II, che diffuse un falso clamoroso, I protocolli dei Savi di Sion, un libello redatto da tal Golovinskij, un suo agente, che inventò una sconcia favola nella quale descrisse e denunciò un supposto  complotto in 24 punti (i protocolli) dell’elite israelitica e sionista in combutta con la massoneria, volto ad ottenere il controllo del mondo mediante la diffusione di idee liberali, il sovvertimento della morale, la promozione della libertà di stampa, la contestazione dell’autorità tradizionale e dei valori cristiani e patriottici. Il seme diede frutti copiosi anche dopo la rivoluzione russa, considerato che le purghe staliniane vennero condotte, prima della Shoah, avendo come principale obiettivo i bolscevichi di origine ebraica (a cominciare da Trotzkij e Zinoviev).

Hitler, d’altra parte considerò I Protocolli come la prova provata del complotto giudaico e anche grazie a quella pubblicazione maturò il suo inestinguibile  odio verso gli ebrei che codificò nel Mein Kampf..

Terminata la guerra mondiale Stalin riprese ed intensificò la sua personale guerra contro gli ebrei e non si contarono gli episodi di feroce antisemitismo in Urss sino all’ immediata vigilia della morte del dittatore georgiano.

In ogni caso la mala pianta, anche dopo la sua morte, non fu mai estirpata e il Kgb continuò ad esserne la centrale ideologica e operativa.

La diserzione dell’ex ufficiale del Kgb Putin dalla 70 giornata della memoria dunque, se non sorprende, certamente allarma poiché un simile gesto può consentire il risorgere se non addirittura il riaffermarsi di antiche e mai sconfitte aberrazioni. Non solo ideologiche. E non solo nella Federazione russa.

Emanuele Pecheux

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