martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

La scossa della BCE su euro e Borse
Pubblicato il 23-01-2015


Draghi-euro-BorseLa notizia non è più una sorpresa tuttavia la conferma che la BCE ha deciso di varare il piano di acquisto di titoli di Stato dell’area dell’Euro (QE) per 60 miliardi al mese fino a settembre 2016 ha avuto lo stesso l’effetto di una grande buona notizia per i Governi alle prese con un’economia che continua ad arrancare a sei anni dall’inizio della crisi e per mercati del Vecchio Continente che hanno immediatamente dato un nuovo segno di apprezzamento della scelta.

La quantità, 720 miliardi in un anno, è più bassa dei mille preventivati dal presidente della BCE, Mario Draghi, ma anche superiore al limite dei 500 che chiedeva Berlino. Inoltre il rischio connesso all’acquisto verrà condiviso con le banche centrali dei Paesi interessati, per una quota pari al’80% del totale mentre la Bce garantirebbe il restante 20% del piano. Anche qui, come per l’ammontare totale dell’impegno, si è probabilmente davanti a un risultato di compromesso perché pure su questo punto, la Germania, assieme ad altri Paesi del nord Europa, avrebbe preferito che il rischio ricadesse interamente sulle Banche centrali dei Paesi interessati. In questo caso invece, è l’Europa che in parte decide di far fronte a una parte dei singoli debiti nazionali. E questa è senza dubbio una svolta nella politica economica fin qui seguita dalle Istituzioni europee, a cominciare dalla BCE. Un passaggio determinante che mette fine all’attendismo e si muove piuttosto in direzione di una maggiore integrazione delle economie e non il contrario come chiedevano alcuni. Comunque, ha sottolineato Draghi, la decisione è stata presa a ‘larga maggioranza’, confermando dunque che la soluzione finale va solo parzialmente incontro alle pressioni dei ‘falchi’ capeggiati da Berlino.

Anche se nell’acquisto di titoli di Stato secondo un criterio di ripartizione 80-20 del rischio Draghi ha fatto comunque una concessione ai “falchi”, guidati dal capo della Bundesbank Jens Weidmann.

La BCE ha deciso anche di lasciare fermo il tasso di sconto allo 0,05%.

L’insieme di queste misure dovrebbe servire a immettere maggiore liquidità nel sistema per combattere la deflazione e per offrire capitali freschi da impiegare nelle attività economiche. Queste misure sono state utilizzate già dall’Amministrazione Obama e si sono rivelate decisive per far ripartire l’economia USA e altrettanto ha fatto il Governo giapponese di Shinzo Abe, anche se in quest’ultimo caso ancora non ci sono gli esiti che si sperava.

Dopo la conferma del piano di QE, la moneta unica è ulteriormente calata e mentre parlava il Presidente della Bce, veniva indicata a 1,1536 dollari (dopo un minimo di 1,1512) contro gli 1,1601 segnati prima dell’avvio della conferenza stampa a Francoforte. L’euro viene scambiato anche a 0,9916 franchi svizzeri (0,9943 alla rilevazione ufficiale), a 136,16 yen (133,70) e 0,7620 sterline (0,7644). Il deprezzamento della moneta unica è un effetto secondario delle scelte della BCE che si rivela molto utile per spingere le esportazioni europee e rafforzare indirettamente le economie dei Paesi esportatori.

Bene anche la Borsa con l’indice principale Ftse Mib che è balzato del 2,5% a 20.475 punti, trainato dai titoli bancari che accelerano al rialzo.

Redazione Avanti!

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