sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Lavoro, un’emorragia italiana
Katainen benedice il Jobs Act
Pubblicato il 15-01-2015


OccupazioneL’impatto della crisi finanziaria, economica, sociale e politica è stato molto pesante per tutto il mondo, ma per l’Italia è stato devastante, soprattutto sul mondo del lavoro. Un rapporto della Commissione Europea (Lavoro e sviluppo sociale 2014), quantifica in 1 milione e duecentomila i posti di lavoro evaporati tra il 2008 e il 2014. Un disastro, eguagliato in peggio solo dalla Spagna che ha bruciato la cifra mostre di 3,4 milioni di posti di lavoro.

In realtà, se le cifre fornite fossero in percentuale e non in numeri assoluti, la situazione spagnola apparirebbe anche peggio, ma quella Greca assumerebbe proporzioni terribili perché un conto è perdere 1,2 milioni di posti per l’Italia che ha circa 60 milioni di cittadini, un conto perderne quasi tre e mezzo come la Spagna che ne ha 48 e ancora un altro perderne 1,2 milioni come nel caso della Grecia con soli 11.

Nello stesso periodo in Germania i posti di lavoro sono aumentati di 1 milione e ottocentomila e della metà, novecentomila, in Gran Bretagna.

Dati pesanti che confermano il basso livello di occupazione del nostro Paese, in percentuale ben al di sotto della media UE.

Un parte del rapporto è dedicato all’Italia per la disoccupazione giovanile che ha raggiunto il dato shock del 40 per cento e che richiede misure urgenti se non si vuole che la situazione complessiva del Paese peggiori in un futuro prossimo. E il rapporto non condivide alcune misure adottate perché tendono ad aiutare i lavoratori “poco qualificati” in misura eccessiva è dunque con un intervento che è considerato non strategico.

Sotto il microscopio statistico assume un rilievo particolare anche il problema dei NEET, (Not in Education, Employment, and Training, ovvero che non studiano, non lavorano e neppure si stanno qualificando, ndr), che divide l’Europa in Nord e Sud. Difatti sono meno del 10% in Lussemburgo, Olanda, Danimarca, Austria e Germania, mentre superano il 25% in Italia, con Croazia, Bulgaria, Spagna, Cipro e Grecia. Un fenomeno che risulta aggravato dalla riduzione del numero di laureati.

Il governo italiano, suggerisce la Commissione, dovrebbe “dividere in due parti” lo 0,1% del Pil che sta dedicando ad abbassare il costo del lavoro, con “una metà destinata a sostenere l’alta istruzione, il tutto finanziato dall’Iva” perché in Italia i laureati tra i 30 e i 34 anni sono sempre troppo pochi, solo il 22,4%, contro il 38% della media UE. Dunque ancora molto al di sotto dell’obiettivo fissato al 2020 di avere un 26% di laureati in quella fascia d’età.

“I Paesi che offrono posti di lavoro di elevata qualità e un’efficace protezione sociale, oltre ad investire nel capitale umano, – sottolinea il rapporto – si sono dimostrati quelli maggiormente resilienti alla crisi economica”.

L’Italia è di nuovo citata anche per i dati della povertà ed esclusione sociale insieme a Grecia, Irlanda e Spagna. In Italia si registra infatti una crescita forte delle persone in difficoltà da livelli già ragguardevoli.
Comunque di fronte a un quadro tutt’altro che allegro, è arrivato il ‘falco’ Jyrki Katainen a dare un aiutino al Governo italiano. Il vicepresidente della Commissione Ue, uno che fino a ieri è stato tra i più intransigenti sostenitori del Patto di Stabilità e delle misure di austerity economica della linea tedesca, è venuto a Roma per spiegare davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato che il Jobs Act “aiuterà le assunzioni ed è più equo rispetto ai giovani” e che “tutte le riforme del governo italiano sono giuste e importanti e aumenteranno la competitività”, compresa quella della Giustizia.
Un endorsement dunque per il Presidente del Consiglio Matteo Renzi la cui linea di politica economica trova evidentemente più di qualche punto di contatto con quella di Katainen. Quanto poi all’idea di allargare i cordoni della borsa, il finlandese sui mantiene nel vago. Non dice di No, ma quanto all’idea di sfruttare la nuova clausola sulla flessibilità sui conti della Ue spiega che è “possibile” anche se “bisogna attendere le previsioni” di primavera.
Katainen non nasconde il suo punto di vista, che è quello dei produttori e spiega: “Le riforme proposte dal Governo italiano sono importanti e secondo me, a titolo personale, sono tutte giuste e aumenteranno la competitività del Paese. Questo è – ammette candidamente – quanto ci dicono gli operatori privati”.

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