domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le risposte
alla strategia del terrore
Pubblicato il 12-01-2015


Come sempre ci sono radici profonde ai conflitti, sia collettivi che individuali. La cronaca a volte appare come acqua in regime carsico, che affiora all’improvviso dalle viscere della terra, ma appena la si trasforma in storia ci si rende conto, che nulla succede all’improvviso.. L’aspetto che più mi colpisce è che i terroristi non sono mai arrivati come clandestini sui barconi, ma sono di seconda o terza generazione, nati e cresciuti nella nostra società. Ragazze e ragazzi che hanno visto i genitori assimilarsi, spesso abbandonando la pratica religiosa, non osservando il Ramadan e che non avevano neppure pensato in vita loro di compiere il pellegrinaggio alla Mecca, lo Hajj, mangiando carne non Halal o assumendo alcool. Ebbene i figli hanno sperimentato di essere considerati non francesi a parte intera, ma ospiti, paradossale le vicende degli Harkis, algerini che combatterono a fianco dei francesi e non dei loro concittadini nella Guerra d’Algeria e sacrificati nelle trattative di pace con il FNL

Spesso concentrati negli stessi quartieri delle banlieue, con disoccupazione superiore alla media e grado di istruzione inferiore a quello delle corrispondenti fasce di età francesi: francesi non francesi. Se non mi riconosci cittadino a parte intera e la laicità non è fattore di integrazione pluriconfessionale, ma esigenza di dimenticare la mia, mi riassumo ed anzi sottolineo la mia identità e cerco un’altra integrazione nella Umma dei fedeli di Maometto e all’interno della Comunità con i gruppi più identitari: la stessa logica delle gang di quartiere o delle pandillas latino americane, presenti anche nelle nostre città.

Affrontare le cause economico-sociali richiede tempo ed investimenti massicci, che le politiche di austerità negano a tutti, quindi non sono una risposta che l’opinione pubblica chiede, perché a lungo termine. D’altronde, se uno dei modi di lotta è quello di investire con l’auto passanti a caso o di accoltellare sempre a caso tra la folla, non c’è sistema di sicurezza che lo possa evitare. Ciascuno di noi se anche supera le sue paure, non può togliersi dalla testa le preoccupazioni per i propri figli e nipoti, anche se gli ammazzati da autisti ubriachi o drogati saranno sempre più di quelli vittime di terroristi fai da te.

Nella incapacità di dare risposte ai problemi della gente comune sta la debolezza della sinistra e dei democratici, a volte insuperabili per profondità dell’analisi: il noto benaltrismo. Se le risposte semplici non ci sono, dovremmo comunque farlo capire, ma senza arie di superiorità o di disprezzo di chi non capisce. Tutti dovrebbero essere convinti che le stiamo cercando insieme e che sulla nostra comprensione e solidarietà si possa sempre contare

Felice C. Besostri

 

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Commenti all'articolo
  1. Il terrorismo nell’era della globalizzazione

    I fatti di Parigi, che hanno creato sconcerto in tutto il mondo, sono di una gravità inaudita, perché minano alle base i criteri sui quali si è fondata la politica di integrazione, nel particolare e di globalizzazione, in termini generali.
    I terroristi protagonisti dei recenti episodi di Parigi e di quelli di Londra di qualche mese fa, sono immigrati di seconda generazione, che hanno studiato nelle scuole europee, adottano stili di via occidentali (convivono con la compagna, amano la musica rap, probabilmente bevono birra e magari entrano armati nelle moschee). Si arruolano nell’Isis, non per romanticismo, come poteva essere per qualche giovane che nel ‘900 si arruolava nella Legione Straniera; fare il tagliagole non risponde ad alcun ideale.
    Proviamo a guardare verso la globalizzazione: in cosa ha fallito la nostra società globale? È forse il prevalere del capitalismo finanziario che domina i mercati e di fronte a cui le organizzazioni internazionali sono interlocutori deboli? Perché proprio in Nigeria, ricca di petrolio, ci sono le stragi più efferate, si rapiscono le studentesse e si mandano le bambine a morire e a uccidere coperte di esplosivo? Eppure la Nigeria è un paese musulmano, come lo è il Pakistan, dove è stata da poco fatta una strage in una scuola.
    Forse dobbiamo cercare le ragioni al di fuori di una matrice religiosa, che non ha a che fare con gli omicidi e cercare di costruire una società meno disgregata in particolarismi, facendo in modo che organizzazioni come l’ONU siano poste nelle condizioni di operare senza i lacci di cui ora soffrono, ma con una capacità di intervento finora mancata.

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