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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, al Senato si riapre la partita
Pubblicato il 08-01-2015


Elezioni-PresidenteOrmai tutto ruota attorno all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. E non fa eccezione la legge elettorale per la quale l’Aula del Senato ha votato ed approvato il calendario deciso dalla conferenza dei capigruppo che prevede il proseguimento della discussione generale e il termine per gli emendamenti per martedì 13 alle ore 20.Sel, Lega e M5s avevano proposto dei calendari alternativi, con la discussione di altri ddl al posto della riforma elettorale, ma tali proposte sono state tutte respinte. Si ricomincia così con il Ministro Boschi che ha annunciato che il governo è favorevole ad una clausola di salvaguardia all’Italicum che lo faccia entrare in vigore nel 2016. Una sorta di garanzia per non andare al voto prima.

Ma dopo la bocciatura delle pregiudiziali i punti caldi sono molti, dalle preferenze alle liste bloccate al premio di maggioranza in un intreccio di interessi particolari che rischia di diventare sempre più complicato e che ovviamente non potrà mai mettere tutti d’accordo. Il governo per il momento, a quanto sembra, non ha intenzione di presentare propri emendamenti.

“L’aspetto dei nominati nell’Italicum – afferma Pierluigi Bersani a La7 – viene congegnato in modo che se voto un partito che va sopra il 20% le mie preferenze possono contare, sotto il 20% la mia preferenza è un inganno. Può stare in piedi un meccanismo del genere? Capisco che Berlusconi deve nominarsi i suoi anche se perde ma non possiamo tutti girare intorno ai suoi problemi. Facciamo piuttosto una quota in cui tutti i partiti possono avere una quota di nominati per bilanciare”.

Forza Italia continua a vedere come fumo negli occhi le preferenze. Il meccanismo delle nomine infatti è l’unico che può garantire all’ex Cavaliere (e non sono al lui a dire il vero) un controllo ferreo del partito. La liste bloccate fanno comodo a tutti. Anche Renzi che sente sempre più forte la necessità di tenere a bada la minoranza interna i cui malumori si fanno mano mano più pressanti. Soprattutto dopo la vicenda dell’articolo 19 bis al decreto di Natale taroccato all’insaputa dei ministri competenti. Uno scambio non riuscito? Vicenda su cui interviene il senatore del Pd, Massimo Mucchetti all’inizio della seduta del Senato chiedendo al premier di venire nelle Aula delle Camere “per raccontarci per filo e per segno” sulla vicenda della norma cosiddetta salva-Berlusconi inserita nel decreto legislativo fiscale. Mucchetti è stato autorizzato dal gruppo a fare tale richiesta che è stata reiterata anche da Stefano Candiani (Lega), Stefano Airola (M5s), Loredana De Petris (Sel).  E proprio su quell’articolo interviene anche il deputato Pd Pippo Civati che si associa a Mucchetti nel chiedere chiarimenti. “Altro che manina, è una manona ed è un fatto di estrema gravità. Una volta le chiamavano leggi vergogna – dice Civati – ora non più, perché le facciamo noi”.

Per Forza Italia è Gasparri a mantenere la posizione sull’Italicum: “Forza Italia vuole mantenere quanto è stato deciso alla Camera. Il premio di maggioranza va assegnato alla coalizione che vince le elezioni per favorire un’aggregazione di partiti che aiuti la governabilità. Così si decise a Montecitorio. Ci batteremo perché si confermi lo stesso anche al Senato”. Per il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera e deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto “il premio alla lista anziché alla coalizione rischia di snaturare la riforma varata dalla Camera, che aveva come mantra proprio la parola coalizione, tanto più se si considera anche la variazione della soglia di sbarramento. Insomma – ha detto ancora Sisto – si sta un po’ perdendo il senso dell’Italicum  ‘prima maniera’ per andare in una direzione che, per alcuni aspetti, lascia davvero perplessi”. Insomma “la legge elettorale che emerge dopo le ultime modifiche volute dal Pd non è più l’Italicum ma un’altra cosa.  Credo – prosegue – che il governo e il Pd debbano valutare seriamente l’opportunità di tornare indietro rispetto ad una modifica che corre il rischio di compromettere l’armonia e la compiutezza del lavoro svolto dalla Camera sulla riforma elettorale”.

Un modo di dire che Forza Italia non è disponibile a accettare questa modifica. Ma in politica tutto è possibile. Il patto del Nazareno si allarga e si restringe ogni giorno. Come ogni giorno appaiono e scompaiono articoli come fossero conigli usciti dal cappello del mago.

“Con l’attuale proposta di legge elettorale – scrive nel suo blog il senatore del Pd Vannino Chiti – non siamo di fronte a un mix di collegi uninominali e preferenze. Si tratta invece di 100 circoscrizioni con capilista bloccati, scelti dai partiti, e uno spazio residuale per una minoranza di eletti con le preferenze”. Per Chiti “non è accettabile, dopo anni di ‘porcellum’, che oltre il 60% degli eletti sia composto da nominati. Tanto più che il Senato, se il testo della riforma costituzionale rimarrà invariato, non sarà più eletto dai cittadini e già oggi non lo sono più le Province. Le strade possibili – sostiene Chiti – sono due: o i collegi uninominali – il sistema che per me sarebbe il più adatto anche per l’Italia, oppure liste circoscrizionali con almeno il 75% di eletti con le preferenze. Le pluricandidature, da alcuni proposte come soluzione per ridurre la quota dei nominati, in realtà sono un’altra stortura perché consentire che la stessa persona possa essere candidata in dieci circoscrizioni significa vanificare ogni tentativo di costruire un rapporto cittadini-eletti e vincola la composizione della Camera a manovre di partito o di correnti”.

“Né è una soluzione – aggiunge il senatore del Pd – la riduzione del numero delle circoscrizioni: ampliarle, assumere come riferimento 700-800 mila cittadini oltre a rendere di nuovo ininfluente un rapporto tra loro e gli eletti, fa correre seri rischi alla buona politica. Le preferenze, per non lasciare spazi al rischio di degenerazioni, esigono un numero limitato di candidati e ragionevole di cittadini elettori”.

Ginevra Matiz

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