mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale. Scontro finale nel Pd
Pubblicato il 19-01-2015


Italicum-legge elettoraleDopo il caso Cofferati il clima nel Pd non può dirsi disteso. In questa situazione, larga parte della minoranza Pd si prepara a chiedere il conto a Matteo Renzi in occasione della votazione sulla riforma elettorale, da martedì al Senato. Un legge che a quanto pare non piace neanche a Giorgio Napolitano che nel giorno in cui annuncia la sua iscrizione al gruppo per le Autonomie di Palazzo Madama dice di “dubitare” di essere in  Aula fin da domani, quando si inizierà a votare sulla riforma della legge elettorale.  “Sia chiaro: io cerco accordi con tutti fino all’ultimo ma non sono sotto ricatto di nessuno”.  L’idea renziana di fare le cose con chi ci sta, sta portando a strane alleanze: da un lato le riforme con il patto del Nazareno dall’altro la legge elettorale.  Una sorta di revival della politica dei due forni di andreottiana memoria.

Il premier dice che è ancora possibile parlare della legge elettorale. Parlare vorrebbe dire anche avere la possibilità di inserire delle modifiche. Ma il premier continua dicendo che  “dobbiamo chiudere la discussione entro 48 ore”.  Per Renzi il tempo è finito perché “sono otto anni che si parla di legge elettorale senza decidere”. La riunione definitiva è convocata per domani alle 12. Lo afferma il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda: “La posizione del gruppo la chiuderemo domani con una nuova assemblea. Il rinvio è dovuto al tentativo fino all’ultimo minuto di cercare una soluzione che tenga unito il gruppo anche se modificare l’impianto di una legge elettorale è molto complesso. Le ulteriori ore – aggiunge – sono importanti per trovare una soluzione”.

Per il premier “stiamo passando da un eccesso di palude a un impegno di notevoli dimensioni. Ora siamo a un passaggio chiave”. Il premier e segretario Pd incontra i senatori dem per ridare slancio all’iter dell’Italicum e per ricordare ai “frondisti” che le richieste della minoranza sulla riforma “sono state accolte: sulle soglie, l’alternanza di genere, le liste bloccate”. Ora la legge elettorale “è più vicina alla proposta che feci durante le primarie per il sindaco d’Italia”. Se ne può ancora discutere, ma la pratica deve essere chiusa “entro 48 ore”.

Ci sono però ancora dei nodi da sciogliere. Tra  cui quello dei capilista bloccati: Il senatore Miguel Gotor, della minoranza Dem, arrivando al Senato per partecipare alla riunione con Matteo Renzi ha detto che “noi manterremo il punto, voteremo i nostri emendamenti. Siamo convinti che l’Italicum abbia aspetti positivi ma sia deficitario sul piano della selezione dei parlamentari. Noi, una trentina di senatori del Pd, diciamo no a un parlamento fatto per il settanta per cento di nominati”.  Concetto ribadito successivamente in una conferenza stampa della minoranza del Pd: “No ad un parlamento di nominati. No ad un parlamento di liste bloccate. Questo – continua Gotor – era l’aspetto più deteriore del porcellum, come hanno detto tutti i candidati alle primarie del Pd. Ora questo aspetto trasformerebbe l’italicum in un porcellinum. Questo è per noi un punto dirimente sul quale non si registrano passi in avanti.  E dalle proiezioni fatte dal senatore Federico Fornaro, il nuovo parlamento sarebbe composto da un solo partito che elegge con le preferenze, il Pd. Tutte le altre forze politiche eleggerebbero parlamentari tutti bloccati”. In questo sistema il Parlamento è “composto da nominati, mentre le preferenze sarebbero un optional dato solo alla lista che vince le elezioni”. Insomma, conclude, “senza modifiche non lo votiamo”, anche se i circa 30 senatori della minoranza del Pd devono decidere se tale posizione si tradurrà in un “no” o nella non partecipazione al voto.

Il sistema dei capilista bloccati ha tutto il sostegno di Berlusconi. E il motivo lo spiega lo stesso Gotor: “Berlusconi vuole i capolista bloccati perché tanto, arrivando secondo o terzo, eleggerà deputati solo nominati. Ma questa è una svendita non è una trattativa».

Ma da Renzi arriva a stretto giro la risposta al senatore bersaniano: “Le tue parole di oggi contro di me sono ingiuste e ingenerose. Non si può usare un gruppo minoritario come un partito nel partito”

Redazione avanti!

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