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Opinioni e commenti
 

L’ITALICUM È (QUASI) LEGGE
Pubblicato il 27-01-2015


Legge elettorale-Riforma

La gloria per un giorno. È quella del senatore del Pd Esposito che ha avuto l’onore delle cronache come intestatario dell’emendamento che a balzi di supercanguro ha superato la fitta giungla di emendamenti per portare velocemente la legge elettorale al traguardo e oggi ha dato i suoi frutti, con l’approvazione dell’Italicum al Senato, con 184 sì 66 contrari e l’astensione di due senatori socialisti. L’obiettivo di una legge elettorale nuova è così molto più vicino, quasi raggiunto vista la maggioranza che il PD da solo ha, almeno sulla carta, alla Camera.
Insomma l’Italicum rivisto e modificato dagli emendamenti Finocchiaro ha ormai la strada spianata. Ma sul campo ha lasciato qualche vittima, quelle dell’unità interna dei partiti. O di alcuni di essi: 24, su un totale di 108, i senatori del Pd che non hanno partecipato al voto. Mentre sono 12, su 60, i senatori di Forza Italia che non hanno votato l’Italicum. Insomma le defezioni interne al Pd sono state tamponate dal soccorso dei senatori azzurri. Ma gli entusiasmi di Renzi non hanno tardato ad arrivare: “E due. Legge elettorale approvata anche al Senato. Il coraggio paga, le riforme vanno avanti. lavoltabuona”. Ha scritto su Twitter.

Ma anche oggi è stato un giorno di tensione. Al Senato, poco prima del voto finale sull’Italicum, si è verificato un vero e proprio giallo con le opposizioni che si chiedono di chi sia la “manina” che ha suggerito ad Anna Finocchiaro un coordinamento formale del testo, approvato un minuto prima dell’inizio delle votazioni, che di fatto, secondo M5S, Lega e Sel, nasconde modifiche sostanziali o errori marchiani. L’accusa è quella di aver inserito nel testo, sotto la voce di coordinamento formale appunto, proposte che erano già state bocciate in precedenza. Lo scrutinio è avvenuto tra vivaci contestazioni di Lega, M5s e Sel. Dopo una sospensione dei lavori di dieci minuti, alla ripresa dell’Aula la presidente Valeria Fedeli ha proposto un nuovo testo del coordinamento formale, modificato rispetto al precedente, anch’esso criticato dalle opposizioni. L’obiezione è che il coordinamento introducesse modifiche sostanziali al testo, compresa quello di modificare un articolo del Testo Unico sulle leggi elettorali (il 68) che non era stato a sua volta cambiato dall’Italicum. Questo nuovo coordinamento è stato messo ai voti ed approvato dall’Assemblea.

Si sono astenuti i socialisti: “Il voto di astensione mio e del collega Fausto Guilherme Longo – ha detto il senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in Commissione Giustizia  – ha inteso stigmatizzare la procedura prescelta per correggere evidenti errori tecnici, tardivamente individuati nella proposta di coordinamento, ai quali si doveva porre rimedio con rispetto rigoroso della procedura parlamentare, in particolare trattandosi di legge elettorale. Il giudizio politico sui contenuti della legge resta quello espresso nel sostegno costante che in centinaia di votazioni, riscontrabili nei tabulati, il gruppo Psi ha garantito durante tutto l’iter del provvedimento al Senato. In democrazia la procedura è sacra, a tutela di tutti – ha concluso Buemi – i contenuti sono frutto della valutazione politica”.

Ma resta il nodo politico. Quello spiegato in Aula del Senato dal dem Gotor, presentatore dell’omonimo emendamento per superare le liste bloccate. “Prendo la parola annunciando, a nome di un gruppo di senatori di diversa sensibilità, la nostra intenzione di non partecipare al voto” per dissenso sulla modalità di selezione dei nuovi parlamentari che si ritiene “dirimente”. Ha detto il senatore Pd, Miguel Gotor, nell’Aula del Senato: “Il diritto di voto è la massima espressione della sovranità del popolo. C’era tutto lo spazio per trovare una soluzione diversa ma non è stata neppure cercata”, ha detto a proposito dei capilista bloccati previsti dall’Italicum. Se un partito metterà come capolista un impresentabile, che so, Gambadilegno, – ha spiegato sarcastico – è vero che i cittadini potranno non votarlo, ma se quel partito vincerà il premio di maggioranza, Gambadilegno si troverà in Parlamento. Nel pieno rispetto di un partito e di un gruppo cui ci onoriamo di appartenere annunciamo a malincuore la nostra non partecipazione al voto”, ha concluso.

Il nodo è appunto quello dei numeri. Al Senato infatti si è formata una nuova maggioranza. La si può chiamare come si vuole. Del Nazareno, dei due forni, delle geometrie variabili, ma la sostanza non cambia. La legge elettorale è passata con l’appoggio di Forza Italia che, senza giri di parole, ha sostituito il voto di parte del Pd. Già ieri il deputato Davide Zoggia (minoranza dem) aveva fatto sapere che sarebbe stata richiesta una verifica di governo nel caso, oggi, fossero risultati determinanti i voti di Forza Italia per il varo della riforma.

Chi ha avuto modo di leggere il Mattinale (la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera) si è imbattuto in queste righe: “Che cos’è il Patto del Nazareno? Non è una pratica di volontariato per togliere a Renzi le spine dalle sue zampe leonine, quando non riesce a risolvere i problemi con i compagni della ditta. Non c’entra nemmeno soltanto con una abilità manovriera di breve periodo da parte di Berlusconi per contare su questa o quella scelta contingente. E’ una risorsa immensa per il presente e per il futuro della democrazia italiana”. Parole che fanno un po’ impressione. Sono l’elogio politico dell’inciucio a discapito del sereno e doveroso dibattito in un Parlamento ormai esautorato ogni giorno di più delle sue funzioni legittime e sostituito da una volontà impositiva di ciò che deve essere votato.

“Per la seconda volta in pochi mesi – ha detto Vannino Chiti del Pd – debbo annunciare un voto in dissenso dal mio gruppo”. Inutili quindi le sollecitazioni del capogruppo Zanda che ha sollecitato fino all’ultimo l’unità del Pd.  Stesso copione a parti invertite in Forza Italia anch’essa divisa con i fittiani sempre più critici alla linea filo governativa di Berlusconi. Augusto Minzolini, senatore frondista di Fi, è uscito, insieme ad altri, dall’Aula al momento del voto della legge. Con questa legge elettorale “che considero sbagliata il Palazzo è ancora più lontano dal Paese. Questa legge costituisce un deficit di rappresentanza enorme” e che nel contempo “assegna un enorme potere al leader del partito” che vince il premio, ha osservato. Questi, infatti, somma il ruolo di premier e segretario di partito senza bisogno di alcuna coalizione, “l’unico paragone che mi viene in mente è quello che vigeva in Unione sovietica Auguri.  Lo voti chi è contento, io uscirò dall’Aula”, ha annunciato. E ancora: “Il patto del Nazareno è stato cambiato diciassette volte e gli è rimasta la norma più discutibile: quella del capolista bloccato”.

E il leghista Calderoli ha parlato di triumvirato. Quello Renzi-Berlusconi-Alfano che “ha pensato bene di resuscitare la Democrazia cristiana. Fermate lo zombie finché siete in tempo. Prima di eleggere un nuovo Capo dello Stato, che sarebbe delegittimato, torniamo alle urne ora con la legge che c’è ed è il Consultellum. Resettiamo il sistema e facciamo scegliere al popolo un nuovo Parlamento che farà le riforme in modo legittimato. Eleggerà un nuovo Presidente della Repubblica e poi procederà alle riforme e a una nuova legge elettorale. Tra maiali e canguri il Parlamento è andato in vacca – ha poi proseguito l’esponente del Carroccio -. Deve essere chiaro a tutti che se il governo è ancora in vita politicamente lo deve a Berlusconi e Berlusconi non sarebbe vivo senza il patto del Nazareno”.

I senatori del Pd che non hanno partecipato al voto sono: Felice Casson, Vannino Chiti, Paolo Corsini, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Marco Filippi, Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti, Miguel Gotor, Maria Cecilia Guerra, Paolo Guerrieri, Silvio Lai, Sergio Lo Giudice, Doris Lo Moro, Patrizia Manassero, Claudio Micheloni, Maurizio Migliavacca, Corradino Mineo, Massimo Mucchetti, Carlo Pegorer, Lucrezia Ricchiuti, Roberto Ruta, Lodovico Sonego, Walter Tocci. Tre gli assenti giustificati: Massimo Caleo, Rosa Maria Di Giorgi e Gian Carlo Sangalli. Si sono invece astenuti, che in Senato equivale al voto contrario, i due senatori del Psi, Enrico Buemi e Fausto Longo (eletto in America Meridionale). Non hanno partecipato al voto anche quattro senatori di Ncd: Antonio Azzollini, Paolo Bonaiuti, Luigi Compagna e Carlo Giovanardi.

La legge in breve

La riforma della legge elettorale prevede l’abbandono del porcellum, che la Corte Costituzionale aveva bocciato con la sentenza n.1 del 2014. L’Italicum prevede: liste di candidati presentate in 20 circoscrizioni elettorali suddivise nell’insieme in 100 collegi plurinominali. In ciascuna lista i candidati sono presentati in ordine alternato per sesso, i capolista dello stesso sesso non eccedono il  sessanta per cento del totale in ogni circoscrizione, nessuno può essere candidato, in più collegi, neppure di altra circoscrizione, salvo i capolista nel limite di dieci collegi. Inoltre, l’elettore può esprimere fino a due preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capolista; i seggi sono attribuiti su base nazionale con il metodo dei quozienti interi e de più alti resti; accedono alla ripartizione dei seggi le liste che ottengono, su base nazionale, almeno il tre per cento dei voti validi; sono attribuiti comunque 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale, almeno il 40 per cento dei voti validi o, in mancanza, a quella che prevale in un turno di ballottaggio tra le due con il maggior numero di voti. Non sono ammessi collegamenti tra liste o  apparentamenti tra i due turni di votazione.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. Speriamo di no!

    L’italicum se passa sarà un’altra legge anticostituzionale fatta dai massoni della p2 per impossersarsi di questo paese, distruggere la democrazia e ridurre il mondo del lavoro agli anni cinquanta cioè allo schiavismo puro. Chi si ritiene socialista non lo deve votare e prepararsi a diventare una vera forza di opposizione. E per essere opposizione non è necessario fare patti elettorali con vendola, ma impostare una politica per il futuro e non le leggine presentate da Nencini che qualsiasi buon amministratore può fare.

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