domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’odio contro l’Occidente
Pubblicato il 15-01-2015


Il massacro dei redattori del giornale satirico “Charlie Hebdo” ha traumaticamente riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale un fenomeno che, con la fine del duello esistenziale fra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, era sembrato definitivamente estinto: l’odio contro l’Occidente. Un odio così intenso da sfociare nel progetto di annientare il Grande Satana.

Le radici di questo odio sono molteplici. Le più vistose sono strettamente legate all’epoca durante la quale l’Occidente estese i suoi tentacoli sul pianeta Terra, sottoponendo alla sua smisurata volontà di dominio e di sfruttamento le società orientali. Pagine orrende, quelle scritte dall’Occidente nella sua tracotante marcia imperialistica, dall’infame tratta degli schiavi allo spietato sterminio dei “selvaggi” e delle loro culture. Il che, naturalmente, non poteva non suscitare il risentimento e la collera del “proletariato esterno”. Tanto più che il dominio coloniale fu caratterizzato dal disprezzo razzista nei confronti dei popoli assoggettati, descritti come biologicamente incapaci di autogovernarsi e, quindi, bisognosi di una paternalistica tutela. Donde la retorica del “fardello dell’uomo bianco”.

Tutto ciò non significa che i rapporti fra l’Occidente e l’Oriente siano inevitabilmente caratterizzati dal duello esistenziale. È vero che quella che sulle pagine di “Mondoperaio” – prima che Samuel Huntington pubblicasse il famoso saggio sullo “scontro fra le civiltà” — , ho chiamato “la guerra culturale fra l’Occidente e l’Oriente” è una massiccia e inquietante realtà con la quale, piaccia o no, dobbiamo fare i conti. Ma è vero anche che – come ci ha insegnato il grande Arnold Toynbee – davanti al “proletariato esterno” sottoposto alle radiazioni culturali dell’Occidente non c’è solo la risposta “zelota”; c’è anche la risposta “erodiana”. La prima lancia una chiamata rivoluzionaria contro la civiltà occidentale, che, avendo voltato le spalle alla Rivelazione, adora la Materia e la Ragione. La seconda, alla rovescia, si apre alla Città secolare e ai suoi valori di base.

Nel mondo islamico la strategia adottata da Kemal Ataturk è stata una risposta schiettamente “erodiana”. Infatti, la prima mossa fatta da Ataturk fu l’instaurazione di uno Stato rigorosamente laico e la conseguente abolizione del Califfato. Una decisione, la sua, che riempì di orrore i fondamentalisti, accaniti sostenitori di una strategia “zelota”, tutta centrata sul dominio totalitario della Sharia. Gli “zeloti” celebrarono il loro più grande trionfo quando Khomeini proclamò la Repubblica islamica e lanciò la sua sfida contro il mondo occidentale, ateo e pagano. Una sfida che, ben presto, assunse le forme estreme del terrorismo jihadista .

Quale sarà l’esito della guerra culturale in atto non è dato divinare. Una cosa, però, sembra certa: esso dipenderà dal conflitto interno al mondo islamico: il conflitto fra “erodiani” e “zeloti”. Solo se prevarranno i primi, i rapporti fra l’Islam e l’Occidente saranno pacifici. Diversamente, l’odio e la paura la faranno da padroni .

Luciano Pellicani
dal blog della Fondazione Nenni

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Commenti all'articolo
    • Se provassimo a insegnare la separazaione tra chiesa e stato? Difficile per l’Islam, che è una religione che non lascia aperture (ma qualcuno, in quel campo è disponibile a più laicità). mOlto, poi può fare l’ecumenismo che, dobbiamo dire chiaramente, l’attuale papa esercita con convinzione.

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