venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

L’UE HA CAMBIATO DIREZIONE
Pubblicato il 13-01-2015


Fine-semestre-europeo“L’Europa è più grande delle paure e delle minacce, è più forte nei suoi valori di qualsiasi attacco”. Così, e non poteva essere altrimenti, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi facendo il bilancio di sei mesi al timone degli Stati membri davanti alla sessione plenaria a Strasburgo, ha ricordato oggi i tre giorni di terrore di Parigi, la strage nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, la vigilessa uccisa, i quattro ebrei francesi massacrati nel supermercato kosher a Porte di Vincennes.

Un passaggio indispensabile perché questi avvenimenti hanno segnato sensibilmente l’opinione pubblica e il corso politico dell’Unione Europea già alle prese dal 2008 con una pesantissima crisi finanziaria, economica, sociale e anche politica.

“In questi sei mesi – ha detto ancora riferendosi al turno di Presidenza italiana – ci pare di aver visto un cambiamento profondo nella direzione. Ma ancora non nei fatti”. E così ha definito come “incomprensibile” il fatto che ci sia “resistenza, da parte di alcuni Paesi”, contro la messa a punto di norme europee di tutela del “made in” e si è rammaricato per il mancato raggiungimento di un accordo su questo punto strategico.

“Il mondo – ha ribadito contro chi fa carico all’Europa di responsabilità che non ha – reclama più Europa, non meno Europa. Ma dobbiamo dire la verità: questo tipo di Europa ha dato l’impressione di essere troppo spesso un modello basato sull’economia, sui parametri, sui vincoli. Al termine dei sei mesi possiamo dire che questo atteggiamento è stato un errore. Crescita e innovazione, al G20, sono risuonate ovunque. Noi dobbiamo essere alla guida di questo cambiamento” perché se non cambia marcia “sarà il fanalino di coda del mondo”.

Quanto all’economia italiana, questa “vive una fase di terrore, preoccupazione”, anche a causa di “messaggi improntati non semplicemente all’austerity ma al terrore e alla paura del futuro”.
“Il cambiamento che la Commissione Juncker sta portando avanti andava immaginato negli ultimi sei anni, non negli ultimi sei mesi. Dobbiamo essere guida di questo cambiamento. Lo saremo se faremo dell’Europa una superpotenza, non economica, ma contro la demagogia della paura” che “vorrebbe rinchiuderci in una fortezza”. La demagogia dei “nostri nemici” che “non potendo ucciderci puntano a cambiare il nostro modo di vivere: non possiamo consentirlo a nessuno. Il luogo dell’Europa non è la fortezza, ma la piazza, non il conflitto e lo scontro ma il dialogo e l’incontro”.
Oggettivamente l’intervento del Presidente del Consiglio non ha offerto molti spunti per fare un bilancio positivo del semestre a guida italiana e, complice un’Aula semivuota, è stato facile per il leader della Lega Matteo Salvini e per quello del Movimento 5 Stelle, avanzare critiche pungenti, a cui forse lo stesso Renzi avrebbe fatto bene a non replicare per evitare di trasferire, ancora una volta, i guai italiani all’estero.

Questo semestre di presidenza italiana è stato il nulla: lo dimostra quest’aula deserta. Oggi – ha detto Salvini – la degna fine di sei mesi chiacchiere. Auguri alla Lettonia che farà certamente meglio di questo semestre drammatico”. A leader della Lega, Renzi ha risposto intervenendo in sede di replica. “Quando ci sarà la campagna elettorale fra tre anni – ha detto –  sarà facile per gli elettori della Lega chiedere a Renzi cosa ha fatto in Europa. Ma sarà facile anche chiedere a Salvini cosa ha fatto per l’Italia”.
Duro scambio di battute anche con Beppe Grillo. “In questo semestre – ha attacco il leader del M5S – il debito è aumentato di 74 miliardi, la disoccupazione è quasi al 13,5%, in questo semestre i nostri titoli sono stati declassati a leggermente migliore di spazzatura, e questo è l’unico miglioramento. Ci manca che si abbassa l’aspettativa di vita e questo semestre è stato fantastico”.

“Quando i parlamentari 5 Stelle sostengono che le famiglie italiane si stanno impoverendo”, ha ribattuto il Presidente del Consiglio, dicono una cosa “che cozza con la realtà dei fatti e dei numeri. I risparmi sono cresciuti”. In questo caso la risposta non è stata molto felice perché se è vero come afferma che dal 2012 la quota di risparmio è aumentata sia in termini assoluti che relativi, è vero anche però che queste statistiche ricordano quelle del pollo di Trilussa, ovvero che c’è una quota di italiani che oggi sta meglio di ieri – come abbiamo scritto anche su queste pagine – ma è altrettanto vero che la platea di chi sta peggio si è ulteriormente allargata.

Dalla tragedia di Parigi, l’occasione per un nuovo inizio

di Bobo Craxi

Il semestre Italiano si conclude formalmente oggi in uno dei momenti più drammatici della storia dell’Unione Europea, aggredita da problemi di ordine sociale ed economico come mai era forse accaduto dalla sua nascita.

Mentre dobbiamo ribadire che nonostante impegno, buona volontà e parole d’ordine impegnative, ha sostanzialmente deluso ogni aspettativa e riconsegna il nostro Paese in un limbo di irrilevanza politica dopo aver cercato di cavalcare, non riuscendovi, l’opposizione alle burocrazie di Bruxelles che hanno fatto fronte comune dinnanzi alle intemerate del giovane Presidente del Consiglio Italiano.

L’Europa si risveglia più fragile e vulnerabile. Non sarà facile far depositare la polvere generata dall’emozione e dai sentimenti contrastanti che hanno mosso le giornate parigine; certamente da un lato la presa d’atto e la consapevolezza che esiste un’insidia comune che è rappresentata dalla proliferazione di gruppi di fanatici religiosi in grado di colpire obiettivi sensibili al riparo di una forza di reazione e di apparati di sicurezza che hanno denunciato vistose falle e che non possono dare garanzie assolute su tutto il territorio, dall’altro che la risposta politica ed ideologica alle armate invisibili dell’insorgenza islamica, rischia di essere a sua volta influenzata da sentimenti profondi di odio e di risorgente nazionalismo populista che scardina i fondamenti e gli obiettivi di un Continente che si era distinto per la sua capacità di assorbimento e di assimilazione di intere generazioni di musulmani, figli e nipoti della stagione della decolonizzazione.

Si sentono smarrite anche le Comunità religiose monoteiste, aperte nella loro volontà di dialogo teologico ed anche politico fra di loro, ma smentite dal comportamento e dall’irrigidimento radicale politico di vasti settori dell’islamismo sciita e sunnita. Fra i leader cosiddetti moderati del mondo musulmano si è distinto nelle ultime settimane il Presidente egiziano Sissi, che ha esortato la comunità degli imam ad avviare un necessario e consapevole processo di revisione e di adeguamento della lettura e diffusione del testo sacro prospettando un analogo processo di secolarizzazione nel mondo islamico che non potrà che pervenire da un atto di rottura., ma anche di scontro ideologico e politico all’interno della Comunità.

Per questa ragione tentare di forzare la mano ed affrontare la svolta ed il salto di qualità dell’offensiva religioso-terroristica affidandosi solo alle parole di ordine della legittima difesa impostando una vasta ed impegnativa reazione militare produce nuovi solchi e nuovi sbandamenti.

Vi sono naturalmente sul terreno dell’azione politica e militare possibili e necessari da correggere gli errori di prospettiva compiuti negli ultimi anni proprio dai nostri alleati atlantici: l’immagine del Senatore McCain a fianco del portavoce dell’Isis nella campagna anti-Assad è quella che con più eloquenza rappresenta il clamoroso svarione americano e francese sull’investimento fatto, come d’altronde a suo tempo fecero con gli integralisti afghani in chiave anti-sovietica, per riordinare l’assetto geo-politico del medio-oriente e del Nord Africa ottenendo l’effetto paradossale di un rafforzamento di un ciclo terroristico che si è trasformato in un pericoloso Stato teologico con l’obiettivo di conquistare con violenza il territorio considerato infedele ai precetti dell’Islam.

C’è da correggere l’errore libico che allo stato appare il territorio che può e dev’essere ricondotto ad una forma-Stato riconducibile agli assetti politico-istituzionali prevalenti nel continente africano;

C’è da implementare lo sforzo di riconciliazione israelo-palestinese cercando di sfruttare l’abbrivio della presenza comune dei due leader politici dell’area alla manifestazione parigini ed il sentimento di solidarietà verso le vittime appartenenti ad entrambe le comunità religiose;

La questione Israelo-palestinese è indubbiamente la madre delle incomprensioni politiche fra oriente ed Occidente, essa non può essere utilizzata strumentalmente per giustificare il terrorismo cieco su vasta scala, né su questo terreno è necessario accelerare forzature di carattere politico-diplomatico nel segno del riconoscimento unilaterale dello Stato Palestinese senza la certezza della ripresa di un negoziato politico che sospinga verso l’obiettivo conclamato e comune di una pace duratura e definitiva

C’è da allargare la platea delle nazioni che hanno il dovere e l’interesse a riunirsi in una lotta contro i terrorismi considerandole per quello che sono, ovvero degli attori indispensabili e tra questi non si può non indicare la Russia, la Turchia e la Cina

Chi punta all’indebolimento dell’iniziativa politica comune europea ed al suo progressivo impoverimento economico non riterrà certamente interlocutori i nuovi player economici mondiali, mentre al contrario, si osserva, è nell’interesse europeo riaprire la finestra dell’opportunità che i fatti di Parigi hanno inconsapevolmente riaperto per generare una nuova prospettiva di convivenza comune nel segno del pluralismo politico e religioso che sappia anche venire a capo delle diffuse disuguaglianze nel mondo che sono state anch’esse la causa implicita della diffusione del nihilismo terrorista fanatico.

Bobo Craxi

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Commenti all'articolo
  1. L’UE HA CAMBIATO DIREZIONE?
    ASSOLUTAMENTE NOOOOOO!
    L’emiciclo dell’europarlamento stabico, fra Strasburgo e Brussel, desolatamente vuoto, è stata la risposta alle, come dite voi “INTEMERATE” del nostro fregnacciaro, che i deputati europei hanno voluto dare a chi non conta nulla politicamente parlando, ed è fuori dagli schemi della finanza che conta. Non ci resta che sprerare in una vittoria schiacciante in Grecia della coalizione che fa riferimento a Tsipras, nell’attesa di un cambiamento anche per noi, magari di rimbalzo.

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