martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mafia capitale, Carminati resta in cella
Pubblicato il 07-01-2015


Mafia capitale-mazzetteIn principio il gruppo che faceva capo a Massimo Carminati “operava in un àmbito territoriale ristretto, nel settore delle estorsioni, dell’usura, delle rapine e delle armi”. A un certo punto però si è aperto “a nuove prospettive” volgendo lo sguardo all’economia e alla pubblica amministrazione. Il salto di qualità – secondo i giudici del tribunale del Riesame di Roma, che ha respinto la richiesta di scarcerazione di cinque indagati, – è avvenuto in seguito all’elezione di Gianni Alemanno a sindaco di Roma, poiché “molti soggetti collegati a Carminati da una comune militanza politica della destra sociale ed eversiva e anche, in alcuni casi, da rapporti di amicizia, avevano assunto importanti responsabilità di governo e amministrative nella capitale”.

CARMINATI COME PUNTO DI RIFERIMENTO – Secondo i giudici si tratta di “una ramificata organizzazione della quale Massimo Carminati (nella foto in basso) è il capo e il riconosciuto punto di riferimento degli altri sodali”. Il profilo di Carminati tratteggiato dal collegio è quello di una persona che “esercita la pressione di intimidazione in ragione della fama criminale propria e del gruppo”. “La personale storia criminale del personaggio Carminati – si legge nelle motivazioni del Riesame – ha certamente contribuito ad accrescerne la fama.

massimo-carminatiLa contiguità con la Banda della Magliana, l’appartenenza ai Nar (i nuclei armati rivoluzionari, ndr) il coinvolgimento in processi di straordinaria importanza mediatica, quali quello sulla strage di Bologna, dell’omicidio Pecorelli e quello al furto al caveau della banca interna al palazzo di giustizia di Roma, sono circostanze che hanno reso Carminati personaggio criminale di estrema notorietà”. Notorietà sfociata nella “nomea di intoccabile e di personaggio in grado di uscire indenne da ogni situazione in ragione di oscuri collegamenti con centri di potere ai massimi livelli”.

I RAPPORTI CON LA PA – L’associazione si manifestava al meglio nel settore della pubblica amministrazione: “In questo campo operava attraverso le cooperative che facevano capo a Salvatore Buzzi, e che detenevano una posizione assolutamente dominante negli appalti, in numerosi settori dell’attività del Comune di Roma e di altri minori enti pubblici territoriali, che ottengono attraverso l’opera di corruzione dei pubblici funzionari e/o attraverso la loro intimidazione”. Per questo motivo il presunto capo resta in carcere, o meglio al 41 bis (il carcere duro per i mafiosi, ndr) a Parma, ove è stato trasferito lo scorso 28 dicembre. Oggi è stata respinta la sua richiesta di scarcerazione assieme a quelle avanzate dagli altri imputati, ossia Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Fabrizio Franco Testa ed Emilio Gammuto.

Siria Garneri 

 

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