domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Malattia statali, Inps: Pronti a garantire controlli 
Pubblicato il 12-01-2015


L’Inps è pronta a garantire i controlli sui dipendenti pubblici che si assentano dal lavoro per malattia. E’ quanto ha appreso l’Adnkronos da fonti dell’Istituto di previdenza in merito all’ipotesi di affidare all’Ente assicuratore le visite fiscali attualmente in capo alle Asl. L’Inps – ha fatto sapere la fonte – è pronto ad assumere i controlli sulle malattie nel pubblico impiego attualmente affidati alle Asl con una spesa pari alla metà di quella impiegata dalle strutture sanitarie”. Sulla questione vi è una analisi della commissione Affari sociali della Camera che ha ipotizzato lo spostamento del servizio con una riduzione del costo della metà dai 70 milioni attuali a circa 35 milioni.

Se l’ipotesi sarà concretizzata si andrà dunque verso una procedura uniforme sia per i dipendenti del settore privato, già controllati dall’Istituto di via Ciro il grande in caso di evento morboso, sia per quelli pubblici attualmente affidati alle ‘cure’ delle Asl. La possibilità di affidare all’Ente i controlli è tornata in primo piano dopo il caso dell’assenza da lavoro dell’83,5% dei vigili urbani capitolini la notte di Capodanno. “Non escludo licenziamenti, ma prima bisogna effettuare le verifiche necessarie”, ha affermato il sindaco di Roma Ignazio Marino a ‘Rainews 24′ precisando che “certamente non posso in questo momento fare un’affermazione di questo tipo perché bisogna con severità, ma non con astio o risentimento, solo severità e giusto rigore, accertare esattamente quello che è accaduto, ed è quello che gli uffici stanno facendo sotto l’azione del comandante Clemente”. “E’ stato un tradimento nei confronti della città, perché in un momento in cui la Capitale si prepara a festeggiare il passaggio dal 2014 al 2015 con centinaia di migliaia di persone credo che il primo pensiero della polizia locale dovrebbe essere la sicurezza dei propri concittadini”, ha detto ancora Marino, aggiungendo che “la revisione dei contratti del lavoro pubblico dei dipendenti della amministrazione comunale di Roma evidentemente non è stata gradita da alcuni”.

La prospettiva di affidare all’Inps i controlli attualmente in capo alle Asl era stata anticipata lo scorso aprile, durante un’audizione presso la commissione Affari sociali della Camera, dal sottosegretario per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione Angelo Rughetti . “Se ci deve essere un intervento normativo, esso dovrebbe attribuire la titolarità della funzione in modo esclusivo” all’Inps e “prefigurare un’organizzazione stabile in questa materia”, aveva spiegato. Una proposta, questa, avanzata lo scorso settembre anche dagli stessi medici fiscali dell’Inps in occasione di una protesta davanti Montecitorio, per contestare la decisione della direzione generale dell’Istituto di ridurre del 90% le visite mediche di controllo della malattia dei lavoratori del settore privato. “Chiediamo – reclamavano a gran voce – un contratto di lavoro a tempo indeterminato, in regime di convenzione. E, cosa fondamentale, l’unificazione degli accertamenti fiscali delle malattie, sia per i dipendenti pubblici che per quelli privati. Al momento, noi eseguiamo le visite solo nell’ambito del lavoro privato. Ai dipendenti pubblici ci pensano le Asl”.

Inps, nessuna novità sui pagamenti di gennaio 

Nel mese di gennaio non ci sarà nessuna novità sul calendario dei pagamenti delle pensioni. Lo afferma una nota dell’Inps, in cui si ribadisce che “gli assegni verranno liquidati come sempre il primo del mese e il 16 del mese, a seconda che si tratti rispettivamente di pensioni Inps o ex-Inpdap”. Per il mese di gennaio non verrà data altra disposizione dall’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. “Resterà da trovare per i mesi successivi una soluzione. Il problema riguarda i soli pensionati che incassano più assegni legati a carriere sia nel settore pubblico che in quello privato.

Ma l’Istituto sta studiando modalità che non penalizzino i pensionati, evitando di procrastinare anche se di pochi giorni il pagamento delle loro spettanze”. La norma contenuta nella Legge di Stabilità indica nel 10 del mese la data di liquidazione per i titolari di più di un assegno pensionistico. “E’ ferma intenzione dell’Istituto non creare danno ai pensionati. Inps farà di tutto per non introdurre una nuova scadenza di pagamento, che non sia il primo e il 16 del mese”.

Marittimi. La guida, programmazione lavoro base sicurezza 

Distribuzione dei compiti e programmazione del lavoro. Sono queste le due condizioni alla base della sicurezza dei lavoratori dei marittimi. A dirlo la ‘Guida per una navigazione sicura e per la gestione delle emergenze’, realizzata dal settore Navigazione dell’Inail, con la direzione Marittima del Friuli Venezia Giulia e l’Azienda sanitaria numero 1 Triestina. “Il tema della sicurezza per i lavoratori del mare -precisa- è uno dei più sentiti. La nave, quale ambiente isolato, e il mare, con le sue caratteristiche di pericolosità e variabilità, determinano situazioni spesso impreviste e imprevedibili.

A bordo nave i compiti e le attività devono essere quindi ben distribuiti e il lavoro deve essere programmato per quanto possibile sulla base delle esigenze e delle cadenze individuate. Il personale di bordo in caso di necessità, tuttavia, può essere chiamato in ogni momento a prestare la sua opera, spesso in condizioni critiche”. “Nel lavoro marittimo alcuni fattori -si legge nella guida- rappresentano importanti criticità: le condizioni meteorologiche (come vento, ghiaccio, nebbia); l’organizzazione del lavoro in ambito portuale; la densità del traffico navale; il frequente prolungato periodo di isolamento durante le navigazioni più lunghe. Tali fattori possono condizionare la sicurezza e favorire il verificarsi di incidenti e infortuni”. Per tutti questi fattori, continua la Guida, “è essenziale che la programmazione del viaggio e la strumentazione di bordo permettano sempre di affrontare una navigazione sicura in funzione delle condizioni meteo e del mare”. “Nel corso degli ultimi anni – prosegue – si osserva una leggera flessione nell’incidenza degli infortuni denunciati, occorsi ai lavoratori marittimi. Ciò dipende tuttavia anche dalla riduzione del livello occupazionale nel settore.

Gli infortuni nel comparto marittimo si verificano prevalentemente nelle categorie del naviglio passeggeri, del trasporto mercantile e in quella della pesca”. “Con riguardo alla gravità degli infortuni -suggerisce la Guida- si può fare riferimento, anziché al totale complessivo degli eventi, alle sotto indicate tipologie di evento: infortuni che hanno causato inabilità permanente e infortuni mortali. Le rilevazioni statistiche indicano un leggero decremento, ma su questo fronte ad incidere è anche la crisi economica con la relativa riduzione dei posti di lavoro. Non si può escludere che anche la cultura della prevenzione cominci a dare i suoi frutti. E’ bene, comunque, mantenere sempre alta l’attenzione sui rischi”. In relazione alle qualifiche professionali, si legge, “ogni anno si rileva che oltre il 40% degli infortuni è avvenuto a carico di marinai, piccoli e mozzi-allievi comuni polivalenti”. “Se si osserva la sola categoria passeggeri, dove avviene la maggior parte degli infortuni, per le tre qualifiche principali, sopra riportate, le percentuali diventano rispettivamente: 10,23%, 23,1% e 13,74%. La qualifica di piccolo è in assoluto quella più frequente nella categoria passeggeri”, sottolinea. Per circa il 97%, rileva la ‘Guida per una navigazione sicura e per la gestione delle emergenze’, “gli eventi infortunistici hanno riguardato marittimi di nazionalità italiana”. “Per quanto riguarda il restante 3%, circa il 45% di questo -precisa- si riferisce a lavoratori di origine rumena. Oltre il 57% degli eventi infortunistici si è verificato in mare aperto.

La distribuzione degli eventi tra mare aperto e porto si differenzia, a volte in maniera significativa, per categoria di naviglio”. Il giorno dell’infortunio è considerato come giorno lavorato e deve essere retribuito dal datore di lavoro. Dal giorno successivo allo sbarco l’Inail corrisponde l’indennità temporanea di inabilità nella misura del 75% della retribuzione in godimento. Non esistono limiti alla durata della temporanea inabilità erogata dall’Inail, che viene chiusa quando le condizioni cliniche sono stabilizzate e il lavoratore è in grado di riprendere il lavoro. Il lavoratore che riporta danni all’integrità psicofisica in conseguenza all’infortunio ha diritto alla liquidazione dell’indennizzo: in capitale, se il grado d’inabilità permanente è compreso tra il 6% e il 15% (il decreto legislativo 38 del 2000 ha stabilito la non indennizzabilità dei danni sotto la soglia del 6%); in rendita, con corresponsione di ratei mensili posticipati, se il grado di inabilità è compreso tra il 16% e il 100%. La misura della rendita è proporzionata alla percentuale d’inabilità permanente e alla retribuzione percepita, entro un minimale e massimale stabiliti e periodicamente aggiornati dalla legge. La prestazione ha decorrenza in caso di infortunio dal giorno successivo alla dimissione dell’assistenza temporanea, in caso di malattia professionale, dalla presentazione della domanda amministrativa. La rendita viene incrementata di un ventesimo per ogni quota aggiuntiva spettante per carichi di famiglia e cioè per il coniuge e per ogni figlio vivente a carico dell’infortunato, che non abbia superato il 18° anno di età o sia inabile al lavoro. Per i figli studenti il limite di età è elevato a 21 e a 26 anni quando frequentino rispettivamente la scuola media superiore o professionale e istituto universitario e non prestino lavoro retribuito.

Fuori pensionati e partite Iva. Il bonus 80 euro è definitivo 

La Legge di Stabilità 2015 ha di recente tagliato il traguardo e con essa il bonus di 80 euro che introdotto per una sola parte del 2014, diventa definitivo. Confermando tutte le modalità già applicate per l’anno in corso. Il bonus verrà dunque riconosciuto, anche il prossimo anno, nel rispetto delle condizioni poste dalla norma, a coloro che hanno un reddito complessivo formato da: redditi di lavoro dipendente; redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente; compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative; indennità e i compensi percepiti a carico di terzi dai lavoratori dipendenti per incarichi svolti in relazione a tale qualità; somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio, premio o sussidio per fini di studio o addestramento professionale; redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa; remunerazioni dei sacerdoti; prestazioni pensionistiche, comunque erogate, dai fondi di previdenza complementare; compensi per lavori socialmente utili.

Tali soggetti potranno fruire del credito se, nel 2015, riceveranno un reddito di lavoro dipendente e/o assimilato, compreso tra 8.145 e 24mila euro, mentre per i dipendenti che avranno un reddito che supererà i 24mila ma fino a 26mila euro è previsto un dècalage. Secondo le regole oggi conosciute, nella determinazione del reddito si può escludere quello dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze. Ai fini del superamento della soglia reddituale non contano neppure le somme percepite dal lavoratore a titolo di incremento della produttività e che scontano un’imposta sostitutiva del 10%. Fortunatamente, la stessa legge di stabilità prevede che nel reddito che serve per verificare il diritto a percepire il bonus di 80 euro, non vi rientri anche l’eventuale liquidazione in busta paga del trattamento di fine rapporto (così detta monetizzazione mensile del Tfr) introdotta (dalla medesima norma), in via sperimentale per il periodo 1° marzo 2015-30 giugno 2018.

La Legge di Stabilità prescrive, inoltre che nella formazione del reddito non si possano applicare le facilitazioni prefigurate per il rientro dei cervelli e dei ricercatori in Italia. Si tratta di un’agevolazione fiscale che consiste in una considerevole contrazione dell’imponibile per un certo numero di anni, concessa a chi torna in Italia dall’estero. Anche per il 2015, il bonus in busta paga continuerà a essere erogato se dal reddito emergerà un’imposta dovuta all’erario, dopo aver applicato la sola detrazione fiscale riconosciuta per i redditi di lavoro dipendente.

Nel testo finale, purtroppo, non c’è traccia dell’eventuale estensione degli 80 euro ai pensionati, le partite Iva e agli incapienti: l’ampliamento a questa platea di esclusi, anche se più volte annunciata con messaggi probabilmente propagandistici, avrebbe richiesto risorse, forse, fuori portata per il governo. Restano invariate le regole per i sostituti di imposta obbligati a corrispondere il bonus dopo che avranno verificato, in base alle informazioni di cui sono a conoscenza, la spettanza del bonus stesso. Il datore di lavoro, il committente ovvero chi erogherà i redditi la cui percezione farà nascere il diritto al bonus, riconosceranno il credito in forma automatica. Rimane ferma la possibilità per il percipiente di comunicare, al sostituto, l’assenza dei requisiti per ricevere il bonus. Per il recupero di quanto anticipato ci si potrà avvalere della compensazione, sistema che consente ai contribuenti di effettuare bilanciamenti tra i debiti e i crediti nei confronti dei diversi enti impositori (Stato, Inps, Regioni, ecc). Per il bonus 80 euro si può ricorrere a quella esterna, utilizzando il modello F24. La norma deliberata non ha affrontato, come era stato anticipato, il tema delle famiglie numerose, in cui a portare lo stipendio a casa è una sola persona; situazione nella quale la famiglia mono reddituale viene penalizzata, nel riconoscimento del bonus dall’attuale.

Carlo Pareto 

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