giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mezzoggiorno, uscire
da logica assistenziale
Pubblicato il 26-01-2015


Nel corso degli anni, ho pubblicato diversi articoli relativi alla situazione economica provinciale e meridionale. Sono sempre partito dalla convinzione che la politica dovesse essere intesa come uno strumento utile alla soluzione dei problemi della società, in una logica dinamica e tendente al miglioramento delle condizioni di vita delle persone, soprattutto delle nuove generazioni. Strumento da utilizzare per creare, non per elemosinare. Non sono stato mai ideologizzato, considerando tutte le ideologie, come delle mode e, perciò, a tempo determinato. Da studente universitario, restai affascinato dai “riformisti utopisti”(Owen, Saint-Simon, Proudhon e Fourier), che, in presenza degli scombussolamenti creati dalla rivoluzione industriale, cercavano di rispondere alla domanda “ Che fare?”. Ognuno elaborò una propria proposta, senza farla discendere dalla filosofia. Penso che se le scoperte scientifiche non possono essere considerate definitive, a maggior ragione, l’organizzazione della società, proposta da un pensatore, non può essere considerata “un Vangelo” . Di fronte a un problema, si deve cercare di capire le cause per, poi, organizzare la proposta per risolverlo. Mi sono sempre considerato un riformista e non ho avuto mai soggezione di quelli, che ritenevano di avere verità assolute e pensavano che, se la loro ideologia avesse avuto la maggioranza elettorale, tutti i problemi sarebbero stati risolti automaticamente e in modo definitivo. L’espressione “Addà venì Baffone” rappresentò la volgarizzazione di quel modo di ragionare. Inoltre, sono stato e sono convinto che le ideologie abbiano bisogno di sistemi organizzativi perfetti. Questi, all’uomo, che è imperfetto, possono essere solo imposti, perché non saranno mai accettati liberamente. I sistemi perfetti, sono per le società, come vestiti normali da fare indossare da corpi deformi: devono essere adattati e, quindi, diventare imperfetti o devono essere “sistemati” gli indossatori. Un tema, che mi ha impegnato molto, è stata la condizione del Meridione con la sua dipendenza dal Nord, conseguenza delle inadeguatezza delle classi dirigenti meridionali, che si sono succedute. Le lodevoli eccezioni hanno visto le loro idee e proposte sconfitte o snobbate. Uno degli effetti di tali negatività è stato che il valore aggiunto prodotto dalle risorse materiali e immateriali del meridione, nel corso dei 150 anni, trascorsi dall’Unità d’Italia ad oggi, venisse assorbito dal Nord o, addirittura, regalato al Nord. La strada maestra dei miei ragionamenti, penso di averla inserita nel saggio “Imperialismo culturale e imperialismo economico “ del 1979 e nell’articolo “Logica dello sviluppo”, del 2002. Altri articoli contengono miei giudizi sulla produzione amministrativa degli Enti locali e su ciò che veniva trascurato dai Partiti, dai Sindacati, dalle associazioni di categoria e dagli Enti di servizio. Dalla situazione, nella quale siamo immersi, si capisce l’ inconsistenza dei loro comportamenti. Ancora oggi, assistiamo a dei “concistori” periodici, con maggior frequenza nei periodi pre-elettorali. Si riuniscono i “ Cardinali”, con l’assistenza di “Vescovi”, che sperano di diventare “Cardinali ”, e parlano di “teologia politica”. L’ultimo è avvenuto pochi giorni or sono. Il risultato è stato lo zero assoluto. Nessuna proposta di pronto effetto, di cui ha bisogno il nostro territorio. Nemmeno quelli, che hanno rilasciato dichiarazioni a commento del Convegno, hanno fatto capire di avere proposte. Un’altra dimostrazione che non si confrontano mentalità alternative, ma solo posizioni uguali e contrarie. Meno male che qualche impresa da segnali di vivacità. Lo sviluppo, però, non arriverà, se non c’è un progetto corale , un coinvolgimento della parte viva della società e se non si esce dalla logica dei mendicanti. Gli arruolati fanno solo “ammuina”, specie quando suona la campana elettorale. Come dobbiamo giudicare il fatto che, per parlare dei problemi irpini, non si coinvolgono mai risorse indigene, ma sempre personaggi con accento non irpino? La risposta è: le classi dirigenti ignoranti, ignorano l’esistenza di risorse indigene capaci di fare analisi e produrre proposte per creare sviluppo.

Luigi Mainolfi

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