giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Michelle, ma belle
Pubblicato il 28-01-2015


Nell’era della comunicazione, più di mille proposizioni e parole, valgono i gesti. Michelle Obama, prima first lady afroamericana, a differenza dell’avvocato Hilary Rodham Clinton, sin dal primo mandato del marito ha interpretato il suo ruolo. che negli States è tutt’altro che solamente coreografico, con un piglio e con una leggerezza uniche.

Senza mai ricorrere a trovate clamorose anzi praticando sempre un discreto under statement nei suoi interventi pubblici è tuttavia riuscita ad essere protagonista di battaglie di civiltà a difesa dei diritti delle donne e dei più deboli. Aver visto sfidare ieri a Ryad, lei, discendente degli schiavi africani, a capo scoperto, con un sorriso tanto solare quanto sardonico i discendenti dei beduini sauditi, che ancora professano e praticano i demenziali precetti del wahabismo, tra cui la separazione rigida tra i sessi, che non hanno perso occasione di mostrare al mondo civile la loro ottusa arretratezza fingendo di non vederla per non doverle stringere la mano, non ha prezzo.

Un simile gesto, semplice e clamoroso per le implicazioni che sottende, poteva compierlo solo una personalità di grande spessore morale e civile e di grande coraggio. Scriveva Virgina Woolf che “dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Che Barack Obama sia stato un grande uomo lo dirà la storia. Che Michelle LaVaughn Robinson Obama sia una grande donna lo dice la cronaca.

Emanuele Pecheux

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