mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Nuovo partito, Papandreou lascia il Pasok
Pubblicato il 03-01-2015


Papandreou_Nuovo_partitoCome previsto, George Papandreou ha annunciato ufficialmente oggi che tornerà a ricandidarsi nelle elezioni politiche anticipate del 25 gennaio, ma non con il suo vecchio partito, il Pasok, di cui è stato leader, bensì alla testa di una nuova formazione politica, che si chiamerà ‘Movimento per il cambiamento’ e avrà nel simbolo la rosa socialista.

Papandreou, 62 anni, già premier e presidente dell’Internazionale Socialista, ha dunque deciso di rompere definitivamente con il partito socialista fondato nel 1974 da suo padre Andreas dopo la fine della dittatura militare, cosiddetta dei ‘colonnelli’ e che fino a oggi si è alternato al potere con il partito conservatore, Nea Dimokratia, di Antonis Samaras, oggi premier in carica. I socialisti del Pasok, oggi guidato da Evangelos Venizelos, che ricopre la carica di vice premier e ministro degli esteri, sostengono la maggioranza in un governo di coalizione nato dopo le elezioni del 2011, in una situazione di caos economico e finanziario che aveva portato la Grecia sull’orlo del default.
La rottura si era già sfiorata l’estate scorsa quando Venizelos aveva annunciato l’intenzione di apportare modifiche profonde al Pasok tanto sulla linea politica quanto nella sua denominazione. Venizelos avrebbe avuto l’intenzione di trasformare il Pasok in qualcosa di simile al Partito Democratico italiano, insomma senza più riferimenti espliciti al socialismo europeo e su posizioni politiche nettamente spostate verso il centro. Il progetto si era arenato dopo la ferma opposizione di Papandreou, accreditato di un 30% di consensi tra gli iscritti del Pasok, che chiedeva un Congresso per apportare cambiamenti tanto profondi e non una semplice riunione degli organismi intermedi.
Il partito guidato dal 2011 da Venizelos, è sempre più in crisi, in picchiata nei sondaggi e accusato di aver perso contatto con la sua base elettorale, che gli ha voltato le spalle per rivolgersi a Syriza, il partito di sinistra guidato da Alexis Tsipras, oggi in testa in tutti i sondaggi.
“Da domani – ha detto l’ex leader del Pasok – partecipiamo alla creazione di un Movimento che deve dimostrarsi all’altezza della situazione di fronte alle grandi necessità della Grecia e del popolo greco” e ha aggiunto che uno degli obiettivi del nuovo partito è quello di creare un “piano greco” per uscire dalla crisi.
Il programma del nuovo partito dovrebbe riprendere i temi cari al socialismo ellenico, ma con una più marcata sottolineatura di sinistra per tentare di recuperare i voti che sono andati a Syriza.
Con Papandreou se ne sono andati almeno cinque deputati del Pasok, tra cui Filippos Sachinidis e Thanos Moraitis. In uscita ci sarebbe anche un ex-ministro, Dimitris Reppas.
La reazione di Venizelos è stata molto dura. “Siamo addolorati – si afferma in un comunicato – per l’azione politica immorale e non etica di George Papandreou che mira a rompere il PASOK (…) quello stesso PASOK che suo padre ha fondato, lo stesso partito che lo ha onorato eleggendolo suo presidente e aiutandolo a diventare primo ministro”.
Papandreou era premier da un semestre quando nel 2010 il suo governo, dopo aver reso pubblica la truffa dei conti truccati dello Stato ai danni dell’UE, perpetuata dai governi conservatori che lo avevano preceduto, fu costretto ad accettare il primo piano di salvataggio della Troika. Nel novembre del 2011 il Governo, dopo la controversa proposta di sottoporre a referendum popolare il piano di aiuti internazionali a favore della Grecia, un voto che che avrebbe potuto mettere in gioco la stessa permanenza nell’Eurozona, si dimise per andare a nuove elezioni.
Ora, il nuovo concorrente nelle elezioni del 25 gennaio potrebbe modificare profondamente lo scenario che ci si attendeva.
Oggi Syriza, con la sua promessa di rinegoziare il piano di salvataggio della Grecia, contrattando un taglio del debito, che è in larga parte detenuto dalla BCE, dal FMI e dal Fondo Salvastati dell’UE, e di adottare misure a sostegno di salariati e pensionati duramente provati dall’austerithy degli ultimi anni, si conferma in testa alle preferenze, davanti a Nea Dimokratia, del premier Antonis Samaras.
Se Papandreou riuscisse però a intercettare una parte del voto che dal Pasok è finito a Syriza, aiuterebbe Samaras a riprendere il ruolo di arbitro del dopo elezioni che si annuncia comunque difficile. Difatti nessuno dei due partiti in testa ai sondaggi con circa un 30% di voti – Syriza appare un po’ più avanti di Nea Dimokratia – sembra in grado di raggiungere la maggioranza assoluta per poter formare un governo monocolore senza allearsi con gli altri partiti minori.
Quanto al Pasok, dopo la scissione di Papandreou, si annuncia un risultato che potrebbe essere catastrofico trasformando il partito che per decenni ha dominato la scena politica, in un fantasma di se stesso. Nelle Europee del maggio scorso, con appena l’8,2% delle preferenze, era già finito perfino dietro ai neo-nazisti di Alba dorata e gli ultimi sondaggi gli assegnano un risultato sotto il 5%. Il rischio concreto è che con l’arrivo del nuovo partito della sinistra moderata, perda ancora voti senza riuscire a superare neppure la soglia di sbarramento del 3%, e resti così per la prima volta dopo mezzo secolo fuori dal Parlamento.
Al contrario, per Papandreou la possibilità di entrare in Parlamento con una manciata di deputati, significherebbe il riscatto politico e la possibilità di condizionare il nuovo esecutivo. Secondo alcuni sondaggi effettuati prima dell’annuncio ufficiale, una formazione politica guidata da Papandreou è accreditata di un risultato tra il 4 e il 5% dei suffragi. Se questo fosse il risultato, l’ago della bilancia per le sorti di Atene potrebbe essere rappresentato anche da Papandreou. Il suo partito sarebbe infatti essenziale per formare una coalizione con Syriza, ma anche se toccasse a Nea Dimokratia, tentare di mettere in piedi una maggioranza, Samaras sarebbe costretto a scegliere tra la destra impresentabile di Alba Dorata e la sinistra moderata di Papandreou.
La crisi economica e finanziaria esplosa nel 2008 ha cambiato profondamente la geografia politica della Grecia e non solo della Grecia. Le elezioni si annunciano difficili e forse non in grado di dare un risultato netto, complicando così ancor di più la convalescenza del Paese, con effetti che possono influire anche profondamente sul resto del Vecchio Continente.
Alvaro Steamer

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Commenti all'articolo
  1. Dobbiamo convincerci “TUTTI” che se vogliamo gli Stati Uniti dell’Europa che considero la battaglia politica del XXI secolo i paesi devono aiutarsi tra loro per superare “scilla e cariddi”. La Grecia va salvata, l’Italia deve fare i sacrifici, la Germania deve assumersi le sue responsabilità, l’Inghilterra la deve smettere di ricordarci che nel XIX secolo era l’Impero della Regina Vittoria e i francesi devono essere meno aristocratici e guardare dall’alto in basso tutti gli altri soltanto allora potremo viaggiare tutti insieme verso il futuro per i nostri figli e nipoti.

  2. Dobbiamo convincerci “TUTTI” che se vogliamo gli Stati Uniti dell’Europa che considero la battaglia politica del XXI secolo i paesi devono aiutarsi tra loro per superare “scilla e cariddi”. La Grecia va salvata, l’Italia deve fare i sacrifici, la Germania deve assumersi le sue responsabilità, l’Inghilterra la deve smettere di ricordarci che nel XIX secolo era l’Impero della Regina Vittoria e i francesi devono essere meno aristocratici ed evitare di guardare dall’alto in basso tutti gli altri, soltanto allora potremo viaggiare tutti insieme verso il futuro per i nostri figli e nipoti.

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