domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Obama, tassare i ricchi per uscire dalla crisi
Pubblicato il 21-01-2015


Obama-fine-crisi

Un discorso – il penultimo dello Stato dell’Unione – che lascerà il segno a lungo quello pronunciato ieri da Barak Obama in sessione congiunta del Congresso e seguito in tv da 30 milioni di americani.

Il presidente, che sta terminando il suo mandato ed ha oggi quindi come prima ambizione quella di farsi ricordare per le cose buone fatte, dopo aver rivendicato con orgoglio il successo economico della sua Amministrazione, ha annunciato una nuova politica fiscale con più tasse per i ricchi e per le banche, sgravi per il ceto medio che è stato duramente penalizzato dalla crisi scoppiata nel 2008, l’aumento degli assegni familiari alla famiglie bisognose, bonus di studio per gli studenti meritevoli, permessi retribuiti per cause di salute e per maternità e altre misure destinate a migliorare il livello dell’assistenza e del welfare.

Oggi, ha detto “siamo usciti dalla recessione e siamo più liberi di determinare il nostro futuro di qualsiasi altra nazione sulla Terra”.

Qualcuno già si chiede se il primo presidente nero degli Usa stia ‘socialdemocratizzando’ gli Usa, e ci sarebbe da pensarlo viste le battaglie che ha fatto a favore dei ceti meno abbienti come quella per l’assistenza sanitaria gratuita. Battaglie che hanno visto schierati contro di lui i ‘poteri forti’, dai fabbricanti di armi alle compagnie di assicurazione e alle case farmaceutiche e al Congresso i repubblicani, che lo hanno ricattato a lungo bloccando l’approvazione del bilancio dello Stato. Uno schieramento molto pesante anche perché dopo le ultime elezioni di mid term i Repubblicani hanno la maggioranza in tutte e due le Camere.

L’opposizione ci sarà e sarà durissima, Già lo hanno confermato e hanno fatto capire con grande chiarezza che non ci sarà nessuna cooperazione tra Congresso e Amministrazione, insomma che Obama dovrà combattere duramente per portare avanti le sue proposte di legge.

Le ultime notizie sull’economia e queste scelte strategiche stanno però riportando i consensi, come testimoniano le ultime indagini demoscopiche, che Obama aveva inspiegabilmente perso per strada. Forse il miglior presidente che l’America abbia avuto negli ultimi decenni, ha capito probabilmente prima di altri che l’incredibile accrescimento della ricchezza per una minoranza assoluta degli americani (ma il fenomeno è mondiale) e il progressivo assottigliamento della classe media – come testimoniano gli ultimi dati sull’economia dove a fronte di un PIL in forte crescita non corrisponde un’analoga crescita dei redditi – sta davvero mettendo a rischio l’economia mondiale e la tenuta sociale dei Paesi avanzati. Correggere questa stortura è dunque prima di tutto una questione di salvezza del sistema, un esercizio di autentico pragmatismo anglosassone mentre il continuare a difendere le posizioni dei ‘paperoni’ finisce per apparire come una forma di conservatorismo autolesionista.

Chissà quanto tempo ci metteranno i governanti dell’ Europa ad accorgersi di quello che Obama sta facendo e smettere di rincorrere lo sviluppo riducendo i redditi da lavoro in casa propria per gareggiare con le ‘tigri’ asiatiche nella speranza di vincere la corsa delle esportazioni.

Alvaro Steamer

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Commenti all'articolo
  1. Sono d’accordo con Steamer, con Andreani e ovviamente con Obama. In Europa fanno il contrario; le sinistre europee dove sono, cosa pensano, cosa vogliono? In Italia esiste ancora la sinistra? Mi viene da tifare, in Grecia (anche da socialista cattolico) per Syriza. Saluti socialisti!

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