sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Previdenza, pensione
di vecchiaia 2015 
Pubblicato il 16-01-2015


Il trattamento previdenziale di vecchiaia È una prestazione economica erogata, a domanda, in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, che hanno: raggiunto l’età stabilita dalla legge; perfezionato l’anzianità contributiva e assicurativa richiesta; cessato il rapporto di lavoro alle dipendenze di terzi alla data di decorrenza della pensione, fermo restando che, qualora la rioccupazione intervenga presso diverso datore di lavoro, non occorre una soluzione di continuità con la precedente attività lavorativa.

A chi spetta

1) Soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995

Requisito contributivo – A decorrere dal 1° gennaio 2012, i soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 possono conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia esclusivamente in presenza di un’anzianità contributiva minima pari a 20 anni, costituita da contributi versati o accreditati a qualsiasi titolo.

Requisito anagrafico – Per l’accesso alla pensione di vecchiaia è richiesto il possesso dei seguenti requisiti anagrafici:

Lavoratrici dipendenti settore privato: 63 anni e 9 mesi; Lavoratrici autonome e gestione separata: 64 anni e 9 mesi; Lavoratori dipendenti e lavoratrici dipendenti del settore pubblico: 66 anni e 3 mesi; lavoratori autonomi e gestione separata: 66 anni e 3 mesi.

2) Soggetti con primo accredito contributivo a decorrere dal 1° gennaio 1996

Dal 1° gennaio 2012, i soggetti per i quali il primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, possono conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia, in presenza del requisito contributivo di 20 anni e del requisito anagrafico, al ricorrere di una delle seguenti condizioni:

  1. a) se l’importo della pensione risulta non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (c.d. importo soglia), la pensione di vecchiaia spetta secondo gli stessi requisiti previsti per i lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995;
  2. b) al compimento dei 70 anni di età e con 5 anni di contribuzione “effettiva” – con esclusione della contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo – a prescindere dall’importo della pensione. Dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015, il requisito anagrafico di 70 anni è incrementato di 3 mesi per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita e potrà subire ulteriori incrementi di adeguamento.

La domanda

La domanda di pensione di vecchiaia si presenta esclusivamente attraverso uno dei seguenti canali:

web – la richiesta telematica dei servizi è accessibile direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto;

telefono – chiamando il Contact Center integrato al numero 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico, abilitati ad acquisire le domande di prestazioni ed altri servizi per venire incontro alle esigenze di coloro che non dispongono delle necessarie capacità o possibilità di interazione con l’Inps per via telematica;

enti di Patronato e intermediari autorizzati dall’Istituto, che mettono a disposizione dei cittadini i necessari servizi telematici.

Quando spetta

La pensione di vecchiaia decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale l’assicurato ha compiuto l’età pensionabile. Nel caso in cui a tale data non risultino soddisfatti i previsti requisiti di anzianità assicurativa e contributiva, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui vengono raggiunti tali requisiti. Infine, su richiesta dell’interessato, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale è stata presentata la domanda. Ai fini del conseguimento della prestazione pensionistica è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. La pensione anticipata decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda. Ai fini del conseguimento della prestazione pensionistica è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è, invece, richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo.

Lavoro, ogni anno 6 milioni di certificati per meno di 3 giorni 

Ogni anno sono 6 milioni i certificati di malattia con una prognosi inferiore ai tre giorni che vengono firmati dai medici di famiglia su richiesta dei lavoratori pubblici e privati. E’ la fotografia scattata dal centro studi della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale. “Questa mole di certificati riguarda unicamente una malattia del lavoratore, rimangono fuori quelli relativi alla gravidanza, alla legge 104, ai permessi per la donazione del sangue”, ha affermato all’Adnkronos Salute Silvio Trabalza, vice segretario di settore della Fimmg. Nel settore privato i certificati di un giorno sono 1 milione e 56 mila, mentre nella pubblica amministrazione sono 1 mln 252 mila; quelli da 2 a 3 giorni sono 2 mln 766 mila nel privato e 1 mln 747 mila nella Pa.

“Scovare l’assentesimo da malattia – ha spiegato Trabalza – è molto complesso perché non esiste una regia unica che procede ai controlli. Come non ci sono dati aggiornati su quanto sia fuori controllo la spesa legata a questo tipo di assenze dal posto di lavoro”. Secondo l’esperto, che ha ricordato come oggi in Italia sono 1250 i medici fiscali, “solo un unico polo, in campo all’Inps, può fare i controlli necessari. Questo ente ha già una filiera computerizzata in grado di segnalare in tempo reale l’assenza e il motivo. Ma – ha aggiunto – si può fare anche altro se il Governo prendesse in considerazione il nostro suggerimento di dare la possibilità al lavoratore di auto-certificare l’assenza di un giorno o due. In questo modo – ha concluso – sarebbe molto più responsabilizzato e risponderebbe in prima persona”.

Legge di Stabilità 2015, lavoro: cosa cambia 

Con l’approvazione della legge di Stabilità 2015 diventano definitive le diverse misure introdotte anche in materia di lavoro. Tra le tante, il restyling degli incentivi: un intervento che nei fatti anticipa una delle deleghe contenute nella Legge n. 183/2014, Jobs Act, sulla quale il Governo è chiamato ad intervenire entro sei mesi. Le novità che la Legge di Stabilità 2015 introduce in materia di agevolazioni per l’assunzione sono sostanzialmente due: l’introduzione dello “sgravio Renzi” e la soppressione dell’esonero contributivo per l’assunzione di lavoratori disoccupati e cassaintegrati di lunga durata. La struttura del nuovo incentivo rispetto al disegno di legge originario presentato dall’Esecutivo in autunno, dopo i passaggi parlamentari che hanno portato all’approvazione definitiva sostanzialmente non cambia; l’unica modifica introdotta con il maxiemendamento approvato dal Senato il 19 dicembre scorso, riguarda la possibilità di usufruire dell’incentivo, ma a determinate condizioni, anche nel settore agricolo Ma vediamo come funziona il nuovo sgravio, la cui disciplina è contenuta all’articolo 1, commi da 118 a 121.

Il nuovo sgravio triennale

Per i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato di lavoratori svantaggiati effettuate con decorrenza 1° gennaio 2015 e fino al 31 dicembre dello stesso anno, ai datori di lavoro viene concesso l’esonero per trentasei mesi dal versamento dei complessivi contributi previdenziali con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail È previsto un massimale pari a 8.060 euro su base annua, da rapportarsi al pro rata in relazione alla durata del rapporto di lavoro nell’arco temporale considerato. Abbiamo indicato lavoratori svantaggiati, ma in realtà il legislatore individua un requisito specifico al fine dell’individuazione dei soggetti la cui assunzione consente di usufruire dell’esonero: deve trattarsi di lavoratori che nei sei mesi precedenti non siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro.

Un requisito mobile che il datore di lavoro dovrà verificare conseguentemente all’atto dell’assunzione. La norma è chiara, solo i contratti a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti. Pertanto, eventuali altre tipologie contrattuali, quali ad esempio i contratti a termine, non impediscono nel caso di successiva assunzione a tempo indeterminato di usufruire dell’esonero. È necessario tuttavia che lo stesso lavoratore non sia stato già assunto con l’analogo incentivo da parte di altri datori di lavoro. In buona sostanza, ogni lavoratore è portatore della dote dell’esonero per una sola assunzione, anche se non è chiaro se, nel caso di assunzioni che non abbiano avuto una durata tale da consentire il godimento dell’esonero per l’intero periodo (36 mesi), si possa godere della riduzione in misura ridotta in caso di nuova assunzione. Il legislatore prevede infatti che l’impossibilita di fruirne riguarda i casi “per i quali il beneficio di cui al presente comma sia già stato usufruito in relazione a precedente assunzione a tempo indeterminato“, una previsione che, se interpretata rigidamente, porta ad escludere l’esonero nel caso di assunzione di un lavoratore per il quale un altro datore di lavoro abbia già goduto dello stesso incentivo a prescindere dalla durata.

Tuttavia, una simile interpretazione, che non tenga cioè conto che un soggetto svantaggiato può vedere risolto il contratto di lavoro agevolato senza sua colpa, magari per il mancato superamento del periodo di prova o a seguito di licenziamento magari dopo breve periodo, rischia di causare evidenti danni al lavoratore interessato che vedrebbe ridotte le sue chance di ricollocazione. Regole particolari riguardano i datori di lavoro ed i rapporti con le società controllate e collegate. In particolare, è previsto che l’esonero non spetta ai datori di lavoro in presenza di assunzioni relative a lavoratori in riferimento ai quali i datori di lavoro, ivi considerando società controllate o collegate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto, hanno comunque già in essere un contratto a tempo indeterminato nei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della legge. In buona sostanza, chi nell’ultimo trimestre 2014 ha lavorato alle dipendenze di datori di lavoro collegati a chi dovesse assumerli successivamente, non potrà consentire la fruizione dell’esonero. Anche in tal caso la causa ostativa riguarda i contratti a tempo indeterminato. Il campo di applicazione è costituito dai datori di lavoro privati, con esclusione dei contratti di lavoro domestico, mentre nel settore agricolo non si applica la disciplina generale ma sono previste regole ad hoc contenute nei commi 119 e 120 dell’articolo 1. L’agevolazione non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente. La misura dell’incentivo è uguale per tutti i datori di lavoro, mentre va ricordato che non sono ammessi allo sgravio i contratti d’apprendistato i quali peraltro risultano agevolati da altre disposizioni già in vigore che non vengono toccate dalla legge di Stabilità.

Il settore agricolo

Per i datori di lavoro del settore agricolo sono previste regole particolari che, in determinati casi, possono consentire di fruire dello sgravio nel caso di stipula di contratti di lavoro a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato, sempre decorrenti dal 1° gennaio 2015 e non oltre il 31 dicembre 2015. Questa volta i requisiti sono differenti rispetto agli altri datori di lavoro. Sono infatti esclusi i contratti relativi ai lavoratori che nell’anno 2014 risultino occupati a tempo indeterminato e relativamente ai lavoratori occupati a tempo determinato che risultino iscritti negli elenchi nominativi per un numero di giornate di lavoro non inferiore a 250 giornate con riferimento all’anno solare 2014. Inoltre, mentre per la generalità dei datori di lavoro non risultano previste particolari procedure o richieste, per usufruire dell’esonero i datori di lavoro agricolo dovranno presentare apposita domanda all’Inps. L’istituto riconoscerà la possibilità di fruire dell’esonero in relazione alle risorse assegnate a valere per il finanziamento dell’agevolazione, in base all’ordine cronologico di presentazione. In caso di insufficienza delle risorse l’Istituto non prenderà in considerazione ulteriori domande fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet.

Soppressione della legge 407/90

Relativamente alle assunzioni con decorrenza 2015 vengono soppresse le agevolazioni previste dall’articolo 8, comma 9, della legge n. 407/1990 che consentivano l’esonero, parziale o totale, dei contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi, nel caso di assunzione di disoccupati o cassaintegrati da almeno 24 mesi. Potranno proseguire invece gli esoneri relativi ai contratti di lavoro stipulati con decorrenza anteriore al 2015.

Carlo Pareto

 

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