mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Previdenza, Tito Boeri
conferma le proposte
su flessibilità ed equità
Pubblicato il 04-01-2015


“Credo profondamente in tutte le cose che ho scritto sul tema scottante delle pensioni”. Così Tito Boeri – indicato come prossimo presidente dell’Inps dal Consiglio dei ministri del 24 dicembre scorso – ha commentato il nuovo incarico. Boeri non si è sbilanciato, nè potrebbe farlo, sugli eventuali correttivi da apportare alla Riforma del 2011 ma, dato che l’economista ha scritto negli anni passati diversi articoli critici sul portale de la “La voce” e sull’Espresso è piuttosto facile individuare il pensiero del futuro presidente dell’Inps in materia pensionistica. Nel gennaio scorso Boeri teorizzava, in particolare, su di una modifica dei trattamenti “d’oro”, e all’ipotesi di introdurre un “contributo d’equità” (da calcolare sulla differenza tra pensioni percepite e contributi versati, limitatamente a chi percepisce importi elevati).

Nell’articolo “Pensioni: l’equità possibile’ (cofirmato insieme a Fabrizio e Stefano Patriarca), si sosteneva che è possibile un’operazione di “equità inter e intragenerazionale”, chiedendo ai pensionati con un reddito pensionistico alto un contributo di equità basato sulla differenza tra pensioni percepite e contributi corrisposti; secondo i loro calcoli si incasserebbero più di 4 miliardi di euro, “riducendo privilegi concessi in modo poco trasparente”. “Questo intervento – concludevano i tre economisti – chiede a solo il 10 per cento dei pensionati che hanno un reddito più alto, e che possiedono il 27 per cento del totale delle pensioni, un contributo medio pari a meno di un quarto di quanto non è giustificato dai contributi che hanno pagato. Ciò riduce soltanto in parte il mare magnum delle iniquità presenti nel nostro sistema previdenziale. Ma forse farà sentire, per una volta, i padri più vicini ai figli”. Prima ancora, in un articolo pubblicato dalle pagine dell’Espresso, Boeri ricordava come la Riforma del 2011 avesse innalzato troppo bruscamente l’età pensionabile senza affrontare in modo compiuto il problema dei lavoratori esodati ed esodandi nonché delle ricongiunzioni onerose, auspicando, pertanto, “specie in un momento così difficile per il nostro mercato del lavoro garantire maggiore flessibilità nei piani di pensionamento”. Se questo era il pensiero di Boeri vedremo nei prossimi mesi, dunque, se la nomina al vertice dell’Inps agevolerà l’approvazione di alcuni correttivi alla Riforma del 2011 come da più parti attese.

Lavoro, Aspi 2015: ecco cosa cambia

Entro la prossima primavera l’esecutivo metterà mano all’Aspi, esercitando la Delega prefigurata nella legge sulla Riforma del Mercato del Lavoro, il cd Jobs Act, approvata agli inizi di dicembre dal Parlamento. La bozza di decreto legislativo è stata già licenziata durante l’ultimo Cdm svoltosi a fine dicembre e, quindi, è passata all’esame delle Commissioni Parlamentari per il definitivo via libera entro il corrente mese di gennaio.

L’obiettivo del governo è di avviare entro giugno la riforma delle tutele che possono essere concesse ai disoccupati e a coloro hanno perso il posto di lavoro “involontariamente”. In attesa del decreto attuativo che fisserà puntualmente le condizioni e i requisiti per la nuova Aspi vediamo quali sono i punti cardine della Riforma.

In primo luogo la Delega prevede il superamento dell’attuale Aspi e mini-Aspi e l’introduzione di un unico ammortizzare sociale la cui durata sarà variabile, personalizzata, in quanto agganciata “alla pregressa storia contributiva del lavoratore”. Ci sarà quindi un incremento della durata massima della nuova Aspi per i lavoratori con carriere contributive più rilevanti. In sostanza non ci sarà più la differenza tra Aspi e l’attuale MiniAspi destinata ai precari poiché la durata dei trattamenti sarà rapportata alla contribuzione versata. Resteranno, comunque, esclusi dalla nuova tutela gli amministratori e sindaci.

In secondo luogo l’Aspi sarà concessa anche ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, almeno fino al loro superamento (come riportato nella Delega), contratti attualmente rimasti scoperti da ogni forma di garanzia con la riforma Fornero del 2012.

La Legge, inoltre, prescrive genericamente una modifica delle modalità di accreditamento dei contributi e l’automaticità delle prestazioni – principio in base al quale le prestazioni di disoccupazione vengono erogate a prescindere dall’effettiva corresponsione della contribuzione da parte del committente -, postulando, prima dell’entrata a regime, un periodo “almeno biennale di sperimentazione a risorse definite”.

Chi fruirà della nuova Aspi dovrà, poi, seguire particolari percorsi per trovare una nuova occupazione, con il coinvolgimento anche in attività a beneficio delle comunità locali. Nel decreto attuativo saranno adeguate le sanzioni e le modalità di applicazione, per aumentare l’effettività, secondo criteri oggettivi ed uniformi, nei confronti del lavoratore beneficiario del sostegno al reddito che rifiuta una nuova occupazione, o programmi di formazione o che non intenda svolgere attività a beneficio delle comunità locali.

Dopo l’Aspi un ulteriore ammortizzatore sociale – La delega conferisce mandato al Governo anche di introdurre massimali in relazione alla contribuzione figurativa e la possibilità di concedere, dopo la fruizione dell’ASpI, di una prestazione, eventualmente priva di copertura figurativa, limitata ai lavoratori, in disoccupazione involontaria, che presentino valori ridotti dell’indicatore della situazione economica equivalente, con previsione di obblighi di partecipazione alle iniziative di attivazione proposte dai servizi competenti. Si tratta in pratica di un’indennità di ultima istanza, a carattere universale, che potrà essere concessa a chi ha un Isee basso, da stabilire nel provvedimento attuativo.

Inps, al via voucher maternità

Dal 16 dicembre 2014 è disponibile sul sito dell’Inps la procedura telematica che permette la presentazione da parte delle madri lavoratrici della domanda di accesso al contributo economico utilizzabile, in alternativa al congedo parentale, per il servizio di baby-sitting oppure per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati.

Possono presentare la domanda le seguenti categorie di lavoratrici in costanza di rapporto di lavoro:

dipendenti del settore pubblico o privato;

parasubordinate o libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps.

La richiesta va inoltrata all’Inps per via telematica, tramite Pin o attraverso il supporto dei patronati, accedendo al portale Internet dell’Istituto all’indirizzo web dell’Ente: www.inps.it – Servizi per il cittadino – Autenticazione con Pin – Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito – Invio delle domande per l’assegnazione dei contributi per l’acquisto dei servizi per l’infanzia.

Le interessate, per la trasmissione dell’istanza, dovranno:

richiedere preventivamente il Pin “online” e convertirlo in tempo utile in Pin “dispositivo”;

presentare preventivamente ed in tempo utile all’Inps la dichiarazione Isee (qualora non sia già presente nelle banche dati dell’Ente una dichiarazione Isee valida). Tale dichiarazione può essere inoltrata all’Istituto in via telematica o rivolgendosi ad un Caf convenzionato.

Le istruzioni per la compilazione della richiesta in questione sono visualizzabili nelle pagine del sito www.inps.it seguendo l’apposito percorso guidato: avvisi e concorsi > sezione “avvisi” > “istruzioni per la presentazione della domanda voucher-asili nido 2014-2015”. E’ opportuno ricordare che, per la corretta compilazione della richiesta, le lavoratrici interessate dovranno munirsi in tempo utile delle seguenti informazioni:

dati anagrafici del minore per il quale si intende effettuare la domanda (cognome, nome, codice fiscale, sesso, data di nascita, luogo, Provincia e Stato di nascita indirizzo, n° civico, CAP, Comune, Provincia e Stato di residenza);

in caso di adozione/affidamento nazionale, dati anagrafici del minore per il quale si intende inoltrare la richiesta, inclusa la data di adozione e di ingresso in famiglia;

nell’ipotesi di adozione/affidamento internazionale, dati anagrafici del minore per il quale si intende trasmettere l’istanza, inclusa la data di adozione/affidamento, data di ingresso in Italia, data di ingresso in famiglia e dati relativi alla trascrizione del provvedimento di adozione internazionale (data, Provincia e Comune dei registri di stato civile);

data dell’ultimo giorno di congedo di maternità riferito al minore segnalato;

numero di mesi di congedo parentale eventualmente già fruiti per il minore indicato;

dati del datore di lavoro, inclusi indirizzo Pec/email;

dati relativi al proprio inquadramento contrattuale (tipo di contratto ed eventuale percentuale di part-time);

dati anagrafici del padre (cognome, nome, codice fiscale, data di nascita, luogo provincia e stato di nascita indirizzo, numero civico, cap, comune, provincia e stato di residenza);

tipo di rapporto di lavoro del padre (lavoratore dipendente – sia del settore pubblico che del settore privato, lavoratore iscritto alla gestione separata Inps, lavoratore autonomo, lavoratore a domicilio, altra situazione lavorativa) e codice fiscale del datore di lavoro del padre;

periodi di congedo parentale eventualmente usufruiti dal padre in relazione al minore per cui si chiede il beneficio con dettaglio del datore di lavoro presso il quale ha goduto dei suddetti periodi.

Si precisa, inoltre, che in caso di scelta del contributo per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, le lavoratrici interessate prima della presentazione della domanda, dovranno preventivamente effettuare l’iscrizione del minore esclusivamente presso una della strutture aderenti alla sperimentazione presenti nell’elenco consultabile sul sito web dell’Ente www.inps.it . Si raccomanda pertanto alle aspiranti al beneficio di munirsi in tempo utile del nome della struttura aderente alla sperimentazione prescelta.

Istat, pensioni sempre più poveri. Sotto i 1.000 euro

Nel 2013 la spesa per le pensioni, 272,7mld euro, è aumentata dello 0,7% rispetto all’anno precedente. La sua incidenza sul Pil è cresciuta di 0,22 punti, dal 16,63% del 2012 al 16,85% del 2013. Lo comunica l’Istat. 16,4 mln i pensionati (-200mila sul 2012), con assegno medio di 16.638 euro. Il 41,3% dei pensionati percepisce un reddito da pensione sotto i 1.000 euro al mese, il 39,4% tra 1.000 e 2.000 euro; il 13,7% percepisce tra 2000 e 3000 euro, mentre la quota di chi supera i 3.000 euro mensili è pari al 5,6% (4,3% tra 3.000 e 5.000 euro; 1,3% oltre 5.000 euro). E’ quanto calcola l’Istat sui trattamenti pensionistici del 2013. Nel 2013 la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche, pari a 272.746 milioni di euro, è aumentata dello 0,7% rispetto all’anno precedente e la sua incidenza sul Pil è cresciuta di 0,22 punti percentuali, dal 16,63% del 2012 al 16,85% del 2013. Nuovi pensionati più ‘poveri’, con un assegno fino a 3mila euro inferiore rispetto a chi era già in pensione nel 2012. Dai dati Istat emerge che chi è andato in pensione nel 2013 ha reddito medio di 13.152 euro, inferiore a quello dei cessati (15.303) e a quello dei sopravviventi (16.761), quelli cioè già in pensione anche nel 2012.

Carlo Pareto

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