mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Processo No Tav. De Luca e la nostalgia del ’68
Pubblicato il 27-01-2015


NoTav-ProcessoDopo due anni di udienze arriva oggi la sentenza per i 53 imputati del movimento No Tav, accusati per lesioni, danneggiamento e violenza a pubblico ufficiale. Alla fine il verdetto emesso ha portato a quarantasette condanne per gli assalti al cantiere Tav del 27 giugno e 3 luglio 2011 per un totale di 150 anni e 10 mesi di reclusione.

Oltre al Processo contro i valdiggiani del Movimento No Tav a far discutere sono le sorti di uno scrittore acclarato come Erri De Luca. Lo scrittore napoletano è stato accusato di istigazione a delinquere per un’intervista rilasciata all’Huffington Post, in cui dichiarava: “La Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo, sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile… hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa”.

Domani, 28 gennaio, a Torino De Luca dovrà rispondere di istigazione al sabotaggio a favore della protesta No Tav in Val di Susa.
Alla vigilia del suo processo a Torino, De Luca serenamente dichiara: «In quell’aula si inizierà il processo alle mie parole messe tra virgolette come capo d’accusa e già in manette. Fuori da quell’aula ci sarà la libertà di parola e la sorveglianza della stampa estera. Il libretto “La parola contraria” è uscito in contemporanea in Francia, Germania, Spagna. Fuori dalle nostre botteghe l’accusa contro le parole di uno scrittore suonano bestemmia».

E ancora, sempre in un’intervista, ma al Corriere della Sera, ha affermato, dopo le domanda del giornalista Marco Imarisio: La violenza può ancora essere uno strumento politico?
«Sempre. Da una parte e dall’altra. Spaccare la testa di un militante è violenza criminale e politica, come l’assalto alla Polizia che non lo ha impedito, come la militarizzazione della Val di Susa. Esiste una violenza pubblica che scatena reazioni inevitabili».

Eppure, De Luca sembra andare in contraddizione con sè stesso, non molto tempo fa, lo scrittore inveiva contro Bossi quando invitava i suoi a prendere le armi contro Roma ladrona: “Un Leader che ha questo ruolo e che istiga all’uso delle armi, parla di fucili da imbracciare…Ecco, quel leader, a mio avviso, ha una responsabilità innanzitutto nei confronti dei suoi seguaci che possono essere indotti da quelle parole a metterle in pratica”.

Due pesi e due misure quindi, ma l’accusa a De Luca pare toccare un altro nervo scoperto, quello dell’ex procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, noto per la sua lotta al terrorismo negli anni di piombo, che è andato su tutte le furie dopo che l’agenda 2014 di Magistratura Democratica pubblicò un breve testo di De Luca dal titolo “Notizie su Euridice”. Il mito di Orfeo era stato ripreso dall’ex militante di LC per celebrare il tentativo rivoluzionario della “meglio gioventù” su cui si è chiuso precocemente e tragicamente il ’900 italiano.

Insomma se resta chiaro che per alcuni “il passato non passa mai”, per altri non c’è pubblicità migliore di una polemica… anche se sulle pene che verranno scontate da altri.

Liberato Ricciardi

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