martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Pubblicità regresso
Pubblicato il 20-01-2015


Di tutto c’era bisogno in questo inizio d’anno, salvo che della notizia del ricorso al TAR presentato da 54 ex consiglieri regionali della Lombardia, tra cui, purtroppo, il nostro Roberto Biscardini, contro una legge regionale dell’autunno scorso che ha previsto per essi – ma non solo, essendo la lista degli ex di oltre 200 – una riduzione del 10% del vitalizio fino al 2018.

Certo, a leggere l’elenco dei ricorrenti, ci sarebbe da ridere: dal leader del ’68 Capanna al post missino La Russa (Romano), dal leghista della prima ora Patelli (sì, proprio lui, quello della tangente Enimont) all’ex ras della sanità formigoniana Abelli, da tanti comunisti a troppi socialisti. Tutti insieme, insomma, allineati e coperti, quasi a dire che il portafogli oggi unisce ciò che la politica ideologica del novecento divideva.

Ci sarebbe da ridere, appunto, se non ci restasse che piangere.

Sia chiaro: ognuno sia libero di rivendicare i propri diritti, anche per via giudiziaria. Nessuno intende qui disquisire di torti e di ragioni con argomenti di diritto amministrativo o previdenziale.

Il punto, semmai, attiene esclusivamente all’osservazione di quanto iniziative simili deteriorino ancora di più quell’equilibrio tra responsabilità e solidarietà, necessario alla salute del rapporto tra società e politica e alla tenuta di qualsiasi sistema democratico rappresentativo. Quello stesso equilibrio, peraltro, che serve a validare proprio quelle deroghe alle regole comuni che in date situazione è anzi corretto concedere alla politica (tra le quali, ad esempio e per non andare lontano, anche quelle in materia di trattamenti pensionistici per chi abbia speso diversi anni in posizioni istituzionali).

È urticante registrare come chi porti il vanto di essere stato  classe dirigente,o, per alcuni, nutra la pretesa di esserlo ancora,  non sappia fare altro che atteggiarsi ad una tra le tante corporazioni che popolano e, ad avviso di chi scrive, il più delle volte strozzano il Paese, con la più scontata delle reazioni e secondo il mantra universale del “perché proprio a noi e non ad altri?” (così il loro portavoce Corbani in una recente intervista radiofonica).

È altresì incredibile come chi per anni abbia operato, o avrebbe dovuto, nella traduzione di istanze sociali in contesti istituzionali, canale tra dentro e fuori il palazzo, non senta il pudore di evitarsi, ed evitarci, il paragone tra la loro condizione (i vitalizi in questione sono tra i 30.000 ed i 75.000 €/anno) e quella del disagio reale, diffuso e crescente, che osserviamo quotidianamente nei numeri di qualsiasi indicatore socioeconomico.

È sconfortante, infine, rilevare come a chi abbia avuto l ‘onore – certo, anche il merito – di occupare prestigiose posizioni istituzionali nel nome di una missione ideale e di un servizio civile, quale dovrebbe essere la politica, sfugga così clamorosamente la dimensione del sacrificio e dell’esempio. Dimensione che, sia chiaro, una volta corrotta, non è poi recuperabile a parole, nemmeno con 1000 discorsi sul bisogno e la precarietà.
Un tempo, un’etichetta contrassegnava quegli spot che promuovevano comportamenti virtuosi o esempi positivi. Era la cosiddetta pubblicità progresso.

Ecco, al contrario, questa vicenda potrebbe essere ben catalogata, per la politica, come vera e propria pubblicità regresso.

Federico Parea

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