mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Quirinale,  verso le dimissioni di Napolitano 
Pubblicato il 13-01-2015


Napolitano-dimissioni-RenziAlla vigilia di quella che viene da tutti indicata come la data del suo addio al Colle, Giorgio Napolitano, scherza con una bambina e si dice felice di tornare alla vita normale. “Certo che sono contento di tornare a casa qui si sta bene, è tutto molto bello – ha aggiunto Napolitano – ma è un po’ una prigione”. Il premier Matteo Renzi ne ha parlato questa mattina a Strasburgo nella conferenza stampa di chiusura del Semestre di presidenza italiana: “Nelle prossime ore – ha detto – arriverà il momento di considerare concluso il servizio” di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. “Napolitano ha rappresentato anche in questi sei mesi la guida del nostro Paese: Giorgio Napolitano. Questa – ha continuato Renzi – è la sede per esprimere una volta di più la gratitudine mia e del governo italiano ma anche  dei parlamentari europei nei confronti di un presidente che ha sempre immaginato l’Europa come politica con la ‘p’ maiuscola, un luogo per sconfiggere la demagogia”

Napolitano, il primo presidente, e per il momento l’unico, della storia italiana “costretto” al bis per mancanza di alternative possibili, dopo nove anni al Colle è a un passo dalle dimissioni.  Ora, al termine del Semestre, gli ultimi adempimenti ufficiali di Napolitano, che ha colto l’occasione per rivolgere un augurio al Paese: “Che sia unito e sereno”. Un augurio che il Presidente della Repubblica motiva legandolo alla tragedia di Parigi.

Si apre dunque la fase del dopo.  Con Renzi che di fatto traccia il profilo dell’inquilino del Colle nel corso della conferenza stampa a Strasburgo: “Posso dire che la Costituzione definisce un profilo del Presidente della Repubblica: un arbitro saggio, non un giocatore di una delle due squadre, come in altri ordinamenti”. Parole da un certo punto di vista ‘obbligate’ ma comunque indicative di un metodo. “In Italia e nel sistema tedesco o in altri ordinamenti – ribadisce il presidente del Consiglio – è un arbitro con rilevanti responsabilità nella vita quotidiana, e rilevantissime – sottolinea – in alcuni momenti storici e come tali noi dovremo individuare una personalità di grande livello”.

Sono le questioni che impegneranno la politica ormai da domani. Per quello che riguarda Renzi e il Pd, la segreteria è  convocata domani alle 7,30. Giovedì mattina invece Renzi incontrerà i senatori Dem, in vista dell’esame dell’Italicum e venerdì, alle 15, si riunirà la direzione. La sfida per il Quirinale  potrebbe infatti essere particolarmente accesa proprio all’interno del Pd. Basta ricordare i famosi 101 che impallinarono Prodi per capire che senza un accordo interno poi le cose possono complicarsi per il Pd riaccendendo vecchie polemiche. La minoranza interna non depone le armi: “Credo che Renzi – afferma Alfredo D’Attorre  auspicando che il premier cerchi prima una intesa con il Pd sul nome per il Colle – abbia il dovere di proporre il profilo di un presidente indipendente, che parli a tutti gli italiani, un garante delle istituzioni del paese e non del Patto del Nazareno.

Il segretario – afferma D’Attorre – ha di fronte a sé due schemi: uno, quello che io auspico, è trovare prima nel Pd la condivisione su un profilo alto, e poi parlare con tutti i partiti, perché la Presidenza della Repubblica riguarda tutte le forze politiche. L’altra strada è quella di concordare più o meno segretamente un nome con Berlusconi, all’insegna del Patto del Nazareno e poi cercare di farlo passare. Ho trovato una contraddizione nel discorso di Renzi quando ha detto che ci vuole un presidente garante e condiviso e poi che lo eleggeremo alla quarta votazione, quando servono meno voti. Dà l’idea che si voglia cercare l’accordo solo con qualcuno e non con tutti”.

Pier Luigi Bersani a chi lo interpella sul prossimo capo dello Stato afferma che per il Quirinale “bisognerà trovare una soluzione che giustifichi il fatto che questo stesso Parlamento nel 2013 abbia detto di no a Marini e Prodi. Bisogna  trovare qualcuno che sia almeno comparabile a quelli che hanno segato: questa è la prima sfida”. Ma quello di Prodi, nonostante i 101, è un nome che torna a farsi sentire.

Ginevra Matiz

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