domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Quirinale. Due scenari, forse tre, una preferenza
Pubblicato il 16-01-2015


È iniziata la corsa più pazza d’Italia, quella per il Colle. L’elezione da parte dei cosiddetti grandi elettori è la meno indicata per la trasparenza e l’oculatezza della scelta. L’Italia non è una repubblica presidenziale o semipresidenziale e non è prevista l’elezione diretta. È questione che noi socialisti abbiamo più volte sottoposto all’attenzione generale. Quale forma di stato? E invece si continua a discutere e adesso anche a procedere a riformare la Costituzione senza cambiarla. Cioè continuiamo a vivere in una Repubblica parlamentare e discutiamo come se fossimo in una Repubblica presidenziale, con l’idea, per la verità, che sia il presidente del Consiglio ad essere eletto, non il presidente della Repubblica. Non è così e pensiamo che così sia. Parliamo di tre presidenti del Consiglio (Monti, Letta e Renzi) non eletti direttamente, quando mai nessuno lo è stato.

Dunque continuiamo a eleggere un presidente della Repubblica col vecchio rito così come eleggeremo un presidente del Consiglio con le vecchie regole e non con quelle supposte. Così è iniziato il rodeo con i detentori di pacchetti di voti che si mobilitano e si fronteggiano. Una volta era la Dc, e non gli altri partiti, a dividersi in gruppi contrapposti pronti a sfidarsi nel segreto dell’urna. Io stesso sono stato testimone nel 1992 dell’agguato degli andreottiani a Forlani. Il sottosegretario del presidente del Consiglio Andreotti faceva vedere a tutti la sua scheda con scritto Forlani, poi quando è stato chiamato per il voto (ancora il presidente della Camera Scalfaro non aveva fatto installare il famoso catafalco) ha estratto da un pacco di giornali un’altra scheda e ha votato con quella. Altro che Caf. Era anche un non senso aritmetico. C’erano due poltrone per tre persone.

Oggi che “finalmente” non c’è più la Dc, tutti i partiti si sono democristianizzati. In particolare il Pd, che è talmente diviso da far apparire un monolite la vecchia Dc. Quanti sono i gruppi di questo partito che si sono riuniti o si stanno riunendo per costruire il loro pacchetto di voti? Anche in Forza Italia c’è per la prima volta una netta divisione. Fitto sembra annunciare guerra al patto del Nazareno, mentre Berlusconi è pronto a concordare con Renzi un candidato. Scelta civica è campo da arare, fa capolino un folto gruppo grillino di dissidenti da corteggiare, Sel vuol dividere il governo e colpire il Nazareno, il Nuovo centrodestra non vuole Sel e apre a Berlusconi, le minoranze del Pd osteggiano un candidato concordato tra Renzi e Berlusconi.

Se questo è il quadro politico, ce ne può essere anche un altro meno politico e più di opportunità. Tutti gli antirenziani uniti per dare un colpo al dominio del capo. È un quadro che Renzi teme e per questo tiene legato a sé Berlusconi che costituisce una barriera di garanzia contro questo rischio. Ma non è affatto escluso che il tentativo non venga alla luce. È chiaro che le prime tre votazioni andranno a vuoto. Incredibile avere giocato, due anni fa, la carta Marini alla prima votazione quando con gli stessi voti alla quarta Marini sarebbe stato eletto. Renzi non farà l’errore di un Bersani alquanto frastornato dall’esito delle precedenti elezioni. E credo che alla quarta votazione si apriranno subito due scenari possibili. Uno è quello del Patto del Nazareno (coi voti della maggioranza del Pd più vari ed eventuali convertiti, della maggioranza di Forza Italia, del Nuovo centrodestra e forse nostra). Credo che la candidatura di Giuliano Amato sia la più forte in questo contesto. L’altro è quello dell’unione delle cosiddette sinistre, in particolare il Pd (ci saranno anche i 101?), più Sel, più grillini dissidenti ed eventualmente parte di Scelta civica, forse i nostri. Credo che la candidatura di Romano Prodi sia la più forte in questo quadro. Penso che i socialisti dovrebbero preferire la prima soluzione. Almeno avremmo uno di famiglia sul Colle più ambito.

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Commenti all'articolo
  1. Se eleggeranno Prodi almeno avremo un reggiano al Quirinale (idem per Castagnetti o per DelRio)…. A quando toglieremo alle camarille partitiche la decisione politica più importante, attraverso l’elezione diretta del Presidente da parte degli italiani?!?

  2. …caro Mauro, avrei voluto inviarti tante volte un mio commento, ma il tempo è stato sempre tiranno, peccato e comunque a proposito di presidente, i Socialisti potrebbero esprimere un autorevole compagno, rimasto fuori dall’agone politico “Ricordati di vivere”. …mi sento di morire col garofano nel cuore Pietro Bisoni

  3. In un quadro come il quello in cui il nostro Paese e l’Europa intera, attraversano momenti di grandissima difficoltà su moltissimi fronti, la politica deve tornare ad avere un ruolo primario nell’affrontare le varie emergenze e per porre risposte autorevoli alle attese ed alle aspettative della Nazione anche proiettate su un più ampio profilo internazionale.
    La prossima ravvicinata scadenza parlamentare delle elezioni per il Presidente della Repubblica rappresentano uno snodo fondamentale e primario per poter determinare un rilancio complessivo dell’Italia e del suo ruolo nell’Unione e nel Mondo intero.
    Dissociandomi da quanti ritengono utile ricercare candidature al di fuori dal mondo della politica, credo e penso che il prossimo Capo dello Stato non potrà non essere figura di grande spessore politico, esperienza parlamentare, riconoscimento internazionale, capacità di mediazione e sintesi tra i variegati mondi e le diverse rappresentanze politiche, conoscenza tecnica della macchina Istituzionale e, determinante, vicinanza ai cittadini.
    Si stanno facendo rose di nomi più vari che, inutilmente sto qui ad elencare perché a tutti noti: nomi politicamente più vicini a noi Socialisti, altri assolutamente lontani, altri ancora, a mio modesto parere, semplicemente improponibili.
    Come PSI, ma prioritariamente come Socialisti nelle nostre variegate rappresentanze, credo abbiamo il dovere, oltre che politico, anche morale di presentare una nostra rosa di candidature da proporre al dibattito tra i soggetti chiamati ad esprimere il loro voto, giocandoci il ruolo che ci compete come forza di maggioranza.
    Ahimé tramontata, per questioni legate al suo stato di salute, la candidatura di Emma Bonino, ritengo che fare una scelta di genere per la Presidenza della Repubblica, sia una questione oggettivamente senza senso ancorché auspicabile ci fosse una candidata (la nostra Pia Locatelli potrebbe anche diventarlo) in grado di corrispondere a quelle caratteristiche che ho innanzi richiamate.
    Penso che all’interno dell’area socialista, iscritti o meno al Partito, anche al di fuori dal Parlamento e lontani da incarichi collaterali, esistano personalità di indubbia cultura, di specchiata moralità, di profonda conoscenza istituzionale, di grande capacità di mediazione politica pur appartenendo all’area riformista e socialista, riconosciuti a livello internazionale per l’attività svolta ai massimi livelli in tempi recenti.
    Sono ben consapevole delle difficoltà che potremmo incontrare per affermare un nostro candidato, visto che di sicuro, il famigerato patto Renzi/Berlusconi ha già posto le basi per un nominativo certamente di gradimento del “cavaliere senza cavallo,; credo però che questa azione consentirebbe, a noi, della famiglia socialista più autentica, di sederci ad un tavolo politico dove giocarci fino in fondo i nostri voti per una candidatura spendibile per autorevolezza, all’interno della rosa dei papabili e, soprattutto non calata dall’alto di un PD ormai democristianizzato, come dice il Direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue.
    Una rosa di nomi, da cui poi individuare la personalità più spendibile, che non dovrebbe rappresentare “divisioni” del passato, ma la capacità di riunire intorno ad una figura di sinistra, riformista, socialista liberale, il meglio della tradizione democratica del Paese, sulla scia delle esperienze presidenziali recenti di Carlo Azeglio Ciampi e di Giorgio Napolitano, che bene hanno interpretato il dettato Costituzionale.

  4. Caro Mauro, una analisi diretta la tua, chiara, logica, senza ipocrisie. Mai come in questo momento abbiamo bisogno di un Presidente che abbia le caratteristiche del lupo di mare! Amato, meglio di chiunque altro, conosce il suo Paese, la costituzione la declina a memoria e non si farebbe infilzare dagli euro burocrati. Inoltre il Professore, è un raffinato cultore della politica, una qualità indispensabile per navigare nei mari di casa nostra. Angelo

  5. Voglio augurarmi che si verifichi la seconda opzione direttore in quanto così facendo intanto si metterebbe in soffitta il cosiddetto patto del nazareno, negativo a mio avviso per il paese, favorendo forse una apertura verso il movimento cinque stelle e Sel.

  6. Penso che in un periodo come quello in cui il nostro Paese e l’Europa intera, attraversano momenti di grandissima difficoltà su moltissimi fronti, la politica debba tornare ad assumere un ruolo primario nell’affrontare le varie emergenze e per porre risposte autorevoli alle attese ed alle aspettative della Nazione anche proiettate su un più ampio profilo squisitamente internazionale.
    La prossima ravvicinata scadenza parlamentare delle elezioni per il Presidente della Repubblica rappresentano uno snodo fondamentale e primario per poter determinare un rilancio complessivo dell’Italia e del suo ruolo nell’Unione e nel Mondo intero.
    Dissociandomi da quanti ritengono utile ricercare candidature al di fuori dal mondo della politica, credo e penso che il prossimo Capo dello Stato non potrà non essere figura di grande spessore politico e culturale, esperienza parlamentare, riconoscimento internazionale, capacità di mediazione e sintesi tra i variegati mondi che compèongono la nostra società e le diverse rappresentanze politiche che siedono in Parlamento, conoscenza tecnica della macchina Istituzionale e, determinante, vicinanza ai cittadini.
    Si stanno facendo, e circolano su tutti i quotidiani, rose di nomi più vari che, inutilmente sto qui ad elencare perché a tutti noti: nomi politicamente più vicini a noi Socialisti, altri assolutamente lontani, altri ancora, a mio modesto parere, semplicemente improponibili.
    Come PSI, ma prioritariamente come Socialisti nelle nostre variegate rappresentanze, credo abbiamo il dovere, oltre che politico, anche morale di presentare una nostra rosa di candidature da proporre al dibattito tra i soggetti chiamati ad esprimere il loro voto, anche e soprattutto per sederci al tavolo dei nostri alleati, ormai democristianizzati, come li definisce il Diretto Mauro Del Bue, con la volontà di affermare lo spirito di una tradizione e cultura politica di cui, autenticamente riformisti, siamo portatori.
    Purtroppo tramontata, per questioni legate al suo stato di salute, la candidatura di Emma Bonino, e ritenendo abbastanza sciocco e strumentale continuare ad anteporre la questione di genere alla qualità per la nomina di una personalità di spessore alla carica di Presidente della Repubblica (ferma restando l’ipotesi, a noi molto cara del sostegno alla Compagna Pia Locatelli, indubbiamente persona di notevole caratura internazionale), riterrei di dover puntare in via prioritaria alla composizione di una nostra rosa di personalità che certo non mancano nella nostra area, anche al di fuori degli iscritti al Partito, degli incarichi parlamentari attualmente rivestiti e comunque, non necessariamente, coinvolti nelle Istituzioni.
    Sono assolutamente consapevole delle difficoltà che potrebbero derivare da questo tipo di percorso, avuto soprattutto riguardo degli accordi Renzi/Berlusconi, e di quanto irto di ostacoli sarebbe, semmai sortisse un esito positivo al momento dell’espressione del voto; ciò nonostante ritengo che sarebbe propedeutico per poter tornare a vantare, anche noi della famiglia autenticamente socialista, una candidatura spendibile per autorevolezza, all’interno della rosa dei papabili.
    Nomi che non dovrebbero servire, in questo momento di gravi difficoltà appunto per l’Italia, anche per ricompattare parte della diaspora socialista ancora “in libera uscita”, superando “divisioni” del passato, con lo spirito e la volontà di riunire intorno ad una figura di sinistra, riformista, socialista liberale, il meglio della tradizione democratica del Paese, sulla scia delle esperienze presidenziali recenti di Carlo Azeglio Ciampi e di Giorgio Napolitano, che al meglio hanno saputo interpretare il dettato Costituzionale.

  7. Rebus, ma in fondo scioglierlo è semplice, urge una figura altamente tecnica in senso giuridico, per gestire in ossequio al ruolo di Garante la tornata istituzionale, magari proponendo una Commissione costituente snella che ponga in chiare lettere la condivisione delle scelte, votata col sistema Mattarella o con d’Hondt. Questo per dare all’Italia la dignità di un asvolta istituzionale anche conson a alla storia socialista. Io penso ad un Premier alla tedesca ma con sfiducia costruttiva, il progetto renzi è provinciale ed oligarchico. Nencini dovrebbe scegliere , finalmente, una svolta propulsiva, valirizziamo intellettuali quali Pasquino per un progetto consono. Alla luce di ciò, Amato darebbe certe garanzie , indubbiamente ha la stoffa per esercitare il suo ruolo con equilibrio ed attenzione ai principi costituzionali base, troppo spesso vilipesi. Quanto al Partito S., è urgente una convention che vada oltre quella di febbraio, per coordinare il Sud-Europa, troppi tentennamenti rafforzano il Centro. Difficile cammino, semmai valutare all’interno del Psi un cambio di segreteria , più collegiale, una sorta di Direttorio aperto alle minoranze.

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