venerdì, 20 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Quirinale. Renzi: vietato fallire o saremo colpevoli
Pubblicato il 16-01-2015


Pd-renzi-direzioneIl dopo Napolitano al centro dei lavori della direzione nazionale del Pd. “Questa prima direzione del 2015 già ci fa capire il grado di rilevanza e importanza che hanno le sfide che ci attendono, sfide legate alle partite nazionali e istituzionali del Paese e del partito, ma anche di natura più ampia”. Con queste parole il premier Matteo Renzi apre i lavori. Il 2015 si annuncia, afferma, come un anno “difficile”, nel quale “dovremo più che mai riflettere sul ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e in Europa”. La prima responsabilità che attende il Parlamento è quella di eleggere il presidente della Repubblica e, come afferma il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, il Pd, anzi Renzi, ha l’onere di fornire  un nome. O una serie di nomi.

Le danze si apriranno ufficialmente il 29 gennaio alle 15 con il Parlamento in seduta comune e mentre continua il totopresidente, uno dei papabili, Romano Prodi, mette le mani avanti e si tira fuori dai giochi: “Già fatto le mie dichiarazioni. Sto passando una fase molto interessante e creativa della mia vita, non voglio più essere in mezzo a queste tensioni e a questi problemi”. Prodi poi aggiunge: “Io credo che sia importante che in una società ci siano persone che anche al di fuori di aspetti istituzionali servano il proprio Paese, io credo di fare questo in modo soddisfacente per me e anche utile per tutta lItalia”.

“Il Pd – continua Renzi – ha una responsabilità nell’elezione del nuovo presidente della Repubblica per cui o siamo in condizioni di fare quel che è necessario o se si fallirà come nel 2013 e noi saremo additati come colpevoli”. Un esplicito richiamo alla disciplina di partito, il suo, proprio per scongiurare l’incubo dei 101 che, quasi due anni fa, tagliarono le gambe a Romano Prodi e Pier Luigi Bersani che al momento era segretario del Pd.

Alla riunione sono presenti, tra gli altri, Pierluigi Bersani e altri esponenti della minoranza, come Stefano Fassina, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini e Pippo Civati. Ci sono i tre capigruppo di Camera, Senato ed Europarlamento, Roberto Speranza, Luigi Zanda e Simona Bonafè. Tra i membri del governo Paolo Gentiloni e Sandro Gozi.  Oltre a Franco Marini sono arrivati anche gli ex Ppi guidati da Beppe Fioroni, nonché alcuni sindaci e Governatori, come Dario Nardella, Piero Fassino e Sergio Chiamparino. Non risultano presenti invece Massimo D’Alema e Valter Veltroni, in questi giorni impegnato in Cile, con un orecchio verso Radiocolle ovviamente…

Molti i temi toccati da Renzi. Ma il centro della discussione è sul Colle. Momento delicato e strategico per il proseguimento della legislatura e delle riforme fino ad ora incardinate.  “La disponibilità alla discussione non è un optional ma un metodo che rivendichiamo”. “Il Presidente della Repubblica – dice ancora – si prova a fare con gli altri. Berlusconi ha votato gli ultimi due presidenti della Repubblica. I Cinque Stelle se vogliono stare al tavolo ci stiano. Noi abbiamo dato loro la possibilità. Sta a loro scegliere se essere parte del gioco istituzionale. Spero possano cogliere l’occasione. Noi possiamo fare anche senza di loro, ma speriamo di fare con loro”. “Se qualcuno si chiama fuori faremo senza di lui. Non accettiamo veti da nessuno”. Nelle pieghe, un messaggio di pace a Silvio Berlusconi, mentre un passaggio secondario viene usato per polemizzare con Renato Brunetta, uno dei capi della corrente dissenziente all’interno di Forza Italia.

Il risultato promesso da Renzi è che il Pd si presenterà all’appuntamento da forza tranquilla, e soprattutto con un nome in tasca. “L’appuntamento interno al Pd – dice Renzi – sarà preceduto da un giro con altri partiti”. Allo stesso tempo il premier propone che la delegazione sia composta dai due capigruppo, i due vicesegretari e il presidente del partito. “Sapremo che i nostri alleati di governo saranno con noi nella nostra sfida e saranno le prime persone con cui dialogheremo”.

Dalla minoranza Pippo Civati ironizza sull’intervento di Matteo Renzi: “Dallo  staisereno allo  staitranquillo”.  Civati sul suo blog ricorda l’hashtag,  staisereno, che Renzi usò in un messaggio a Enrico Letta prima di sostituirlo al governo. Sul Quirinale, osserva il deputato della minoranza dem, Renzi passa allo  staitranquillo. “A gennaio si parte sempre con il piede giusto – commenta – la citazione di Francois Mitterrand (la forza tranquilla) è il miglior viatico all’elezione del nuovo Presidente”.

 Ginevra Matiz

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento