sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Religione troppa e mal compresa
Pubblicato il 12-01-2015


Cosa penseranno gli studenti del futuro quando leggeranno sui libri di storia che nel 2015 a Parigi qualcuno è stato ucciso per aver difeso il diritto di ridere e far ridere? E cosa ne pensano gli studenti di oggi educati a ridere di nascosto e abituati a considerare una risata durante le lezioni come un’eccezione o un’anomalia? Come far capire loro che ridere può essere una cosa maledettamente seria? Non è affatto facile, e in effetti ho l’impressione che i miei allievi non abbiano considerato con troppa attenzione chi è stato ucciso a Parigi e perché. Forse, come tutte le cose serie, anche il riso deve essere insegnato. O, se non altro, è importante insegnare quanto possa fare paura. (Anna Segre, insegnante)

Scegli dunque la vita (Deuteronomio 30:19)

Cosa rimarrà dell’imponente commovente emozionante orgogliosa grandiosa manifestazione parigina? Accantoniamo la becera prestazione di Rainews24 che nella lunga diretta (tv/web) non è stata capace di riconoscere la maggioranza dei rappresentanti dei Paesi, spesso presidenti o primi ministri che pure arrivavano con la bandierina sulla macchina, e i corrispondenti Rai che dicono razza invece che etnia, anche se prima o presto una decisione su questo ente inutilmente costoso andrebbe presa. Ma queste sono miserie italiane che conosciamo bene e di cui è meglio non parlare quando si deve essere seri e onesti ponendosi domande complicate.

Stella_di_Davide_vignetta_strage_Charlie_HebdoSarà in grado l’Europa di trovare se stessa dandosi una propria identità guardando in avanti e dicendosi dove vuole andare?

Gli ebrei francesi che come i canarini dei minatori hanno fiutato il pericolo per primi tanto da lasciare il paese in migliaia ogni anno, saranno rassicurati da Hollande? Riuscirà il presidente a ricucire la crepa con questa grande comunità dopo il silenzio indifferente sui morti di Tolosa e i numerosi atti di antisemitismo?

Le religioni non possono essere accusate per colpe che non hanno – questo lo fanno i leader populisti e xenofobi supportati dai loro giornalacci – ma devono porsi il problema di quello che succede in loro nome e di come impedirlo. L’amatissimo (dai media) papa Francesco che parla di questo e di quello, potrebbe ricordare come, fino a pochi anni fa, attraverso la conversione anche violenta nei confronti di chi cattolico non era né voleva diventarlo usava mezzi estremamente violenti, ad esempio con la chiusura di interi gruppi nei serragli. A Roma oltre al perimetro del ghetto c’è la casa dei catecumeni con la chiesa accanto, quanti seguaci del cattolicesimo religione di pace sanno il dolore di chi lì veniva rinchiuso e obbligato a convertirsi? E non sono le crociate né l’inquisizione spagnola, è una storia a noi molto vicina. Ebbene, sulla scia di sangue versato il cattolicesimo sta, con fatica e lentamente, entrando nella civiltà, forse potrà farlo anche un’altra fede.

Si riuscirà a confinare le religioni nel privato, le preghiere come momenti personali e mai pubblici, patetici esibizionismi che offendono i sentimenti delle persone religiose per bene con le stucchevoli preghiere di politici per la pace e bla e bla?

Arriverà l’ora che nelle scuole si educherà al valore della laicità? Perché insegnare idee dogmatiche alimenta più spesso il fanatismo che non coltivare il dubbio e la libertà del pensiero.

Senza paura, perché se abbiamo paura moriamo ogni giorno un pò. E ridere, anche di un disegno banale: ridere è un modo diverso di piangere, ma soprattutto è un modo per dire che la morte non avrà l’ultima parola. Neanche quella del pensiero libero.

Tiziana Ficacci
dal blog Liberelaiche

Piccola nota: Giuseppe ha sfilato a Parigi insieme ai suoi cugini francesi.

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Commenti all'articolo
  1. Convengo sulla tesi che non si dovrebbero insegnare, e soprattutto infondere, idee dogmatiche, ma ritengo nel contempo che sia espressione di laicità il ricordare che la storia del nostro Paese, così come dell’Europa, abbia una forte impronta “cristiana”, perché è comunque un dato di fatto, oggettivo e “secolare”, al di là degli eventuali errori commessi, sui quali peraltro possono esservi difformità di giudizio, e che semmai appaiono tali col senno di poi, quando si sono esaurite le emozioni e le suggestioni prevalenti al momento dei fatti.

    Forse, in futuro, potrebbe anche succedere che l’Europa ritenga uno sbaglio il non aver inserito nella propria Costituzione le radici giudaico-cristiane, come proposto da alcune sue componenti, ma sarà in ogni modo il futuro a dircelo, per l’appunto col senno del poi.

    Ciascuno di noi può ovviamente, e legittimamente, criticare e stigmatizzare quel passato, adducendo le proprie ragioni, ma il volerlo ignorare mi sembrerebbe come il caso di un figlio che intendesse disconoscere la paternità del proprio genitore per essere venuto a conoscenza che questi, durante la sua giovinezza o nel corso della vita, ha avuto taluni comportamenti che egli disapprova, come se la maturazione di una persona, e altrettanto vale per un popolo, non avvenisse anche attraverso gli errori che può commettere, e che poi, nel rendersene conto, si propone di correggere e di riscattare.

    Paolo B. 15.01.2015

  2. Rispondo a Paolo B.
    Non mi sembra che quelle radici siano nascoste, anzi. Credoperò che per un cambiamento positivo bisogna guiaradre alla razionalità e alla laicità che tutti ci comprende. faccio notare che essere socialisti è anche questo (se cogliamo rimanere sulal scia che ci hanno tracciato Nenni prima contrarissimo e preveggente sui danni e i costi dell’articolo 7 e in una certa misura Craxi xche , seppur parzialmente, rivide quell’articolo)

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