mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi comunica, dunque esiste
Pubblicato il 06-01-2015


Marco Esposito su ‘Giornalettismo’ commentando la morte del cantante Pino Daniele, ha sollevato il tema della tempestività dei nuovi media polemizzando per il ritardo con cui le agenzie di stampa e i più importanti giornali online hanno dato la notizia.

Riassumiamo: il cantante ha avuto un malore nella notte del 4 gennaio nella sua casa di campagna a Magliano in Toscana. Su sua richiesta si è fatto trasportare a Roma, al Sant’Eugenio, anziché in un ospedale più vicino dove forse si sarebbe salvato. E a Roma, è morto tra le due e le tre. La notizia è stata data, come ricostruito da Antonio Rossano sul suo blog alle 2 e 27 da Eros Ramazzotti dal suo account Instagram. Poi da altri amici sui social. L’Ansa, dopo gli opportuni controlli, ne ha riferito solo alle 5,20.

Ma serviva dare prima questa notizia? E il non averla data prima, è una sconfitta per le agenzie di stampa e i giornali online?

La prima risposta che viene alle labbra è ‘chissenefrega’. Insomma la morte di un cantante per quanto importante possa essere, non può essere messa alla stregua di un terremoto, un colpo di stato o una guerra. In questi casi ci sarebbe davvero di che preoccuparsi per il ritardo dei media.

In una cosa però ha certamente ragione la polemica di ‘giornalettismo’ con l’online perché se si fa l’online, e lo si fa con i mezzi e le capacità delle grandi testate, si devono rispettare le regole dell’online che hanno come primo fondamento, quasi religioso, la tempestività assoluta. I social sono essenzialmente questo.

La realtà esiste solo nel momento in cui viene comunicata. Perfino le persone ormai sembrano esistere solo su Facebook e Twitter. Comunico, dunque sono.

In dubbio è piuttosto il senso di questo darsi da fare. L’utilità sociale, o almeno il valore che gli si dà, a questo modo di fare giornalismo.

Non si offendano i fan di Pino Daniele, ma dare alle due di notte comunicazione al mondo – quello che sta sveglio – che è morto un cantante di successo è una notizia di serie B. Un’attività marginale, che solo gli insonni e i ‘fissati’ del web possono sentire come cruciale; forse perché li fa sentire più vivi perché partecipi dei fatti quasi in tempo reale. Un’assurdità.

Non si può credere che ci sia davvero qulacuno la cui vita sia stata seriamente influenzata dall’aver appreso la notizia del decesso con quattro ore di ritardo. Ma in tutta questa polemica per addetti ai lavori, c’è un dato importante.

Siamo di fronte a un bisogno costruito a tavolino, a uso e consumo dei produttori del web che vivono di questo. C’è un interesse economico nell’offrire ai cittadini questo flusso ininterrotto e logorroico di ‘notizie’, di far credere che non se ne possa fare a meno, che bisogna essere ‘connessi’ costantemente, sempre con lo smartphone tra le mani. Ma per far che?

Per tornare alla notizia della morte di Piuno Daniele, forse dovremmo parlare di un gionalismo di serie B, inteso non in termini qualitativi, ma di funzione. Le notizie si possono dare senza nevrosi, con qualche commento intelligente, con un approfondimento, con dei controlli sulle fonti, con un background che spieghi e accompagni. Magari pensandoci un po’ sopra prima di scrivere. E invece prevale la notizia in sé e tutto il web e la cultura ‘moderna’ ne sono influenzati.

Una insensatezza che sta producendo un irresistibile e crescente impulso alla superficialità, all’‘usa e getta’ dell’informazione, di cui il nostro Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è un fulgido esempio, avendo ormai superato in maestria e capacità Beppe Grillo e prima di lui, lo scopritore, inventore, della notizia ‘fuffa’ quotidiana, Silvio Berlusconi.

Il Presidente del Consiglio oggi detta l’agenda quotidiana delle notizie, e nei Tg e nei giornali ci sono sempre i suoi messaggi. Ha saturato il flusso dell’informazione e viene il sospetto che ormai la sua comunicazione preceda e non segua i suoi ‘fatti’. Insomma che venga costruito il messaggio per catturare l’attenzione dell’opinione pubblica indipendentemente da ciò che è l’opera del Governo. Anzi, che il messaggio ne condizioni la politica, che faccia premio sulla strategia.

Ma per fare cosa? Per andare dove?

Una nevrosi che produce danni evidenti come si è visto con i messaggi confusi e contraddittori su quella schifezza dell’Art.19 bis e prima ancora con il comma al Jobs Act sul licenziamento degli statali. Tutto e il contrario di tutto nel giro di poche ore perché tanto nel frastuono dei messaggi a getto continuo, pochissimi si accorgono delle stonature.

È il trionfo della nebbia comunicativa. Una coltre spessa che impedisce di scorgere cosa sta davvero facendo il manovratore. Ammesso che stia davvero facendo qualcosa di utile.

Più in generale, e questo non riguarda solo l’Italia, Roma e il suo Governo, siamo al salto qualitativo della conoscenza basata sull’immagine e non sulla riflessione. Sull’emozione. Sull’istante. Sul cuore piuttosto che sulla ragione.

Confermo: chissenefrega di sapere alle 2,27 anziché alle 5,20 che è morto un bravo cantante. Io, a quell’ora, dormivo.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Giustissimo Correr sui social. Ovviamente Daniele non c’entra nulla, onore a lui, ma il commento non fa una piega. Oggi la gente digita ma non si parla: è inquietante. Saluti socialisti!

  2. Sono d’accordo con te caro Correr. Cerchiamo di contrastare questa superficialità imperante, di cui questo Presidente del Consiglio pasticcione e fanfarone l’ha assunta come una dottrina su cui deve basarsi l’informazione e addirittura l’azione di un Governo.
    A noi Socialisti piace la riflessione e lasciare una testimonianza come traccia delle nostre azioni. E’ ciò che ha fatto l’Avanti che, nella finestra dell’Approfondimento, ha inserito 16 brani della musica di Pino Daniele. Chi non lo conosce, ascoltandolo lo può ricordare meglio di chi la notizia l’avrebbe appresa alle 2,27 anziché alle 5,20.
    Un saluto fraterno da Nicola Olanda

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