sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Riconoscere la Palestina, più forza alla pace
Pubblicato il 21-01-2015


Convegno-pace-Israele-Palestina

“Due popoli. Due Stati. La pace”. Questa (pur nella consapevolezza delle grandi difficoltà che si frappongono) la prospettiva più realistica per la soluzione del conflitto israelo-palestinese: prospettiva cui è stato dedicato il convegno, moderato da Alberto La Volpe, organizzato oggi, alla Camera dei Deputati, dai parlamentari socialisti del Gruppo Misto. Alla vigilia, quasi, della votazione di venerdì prossimo, 23 gennaio, sulle varie mozioni, presentate recentemente in Parlamento, che invitano il governo Renzi a riconoscere al più presto l’Autorità Nazionale di Palestina come Stato indipendente: come già deliberato, negli ultimi mesi, dai Parlamenti di diversi Paesi come la Gran Bretagna e la Francia mentre la Svezia l’ha già fatto (e sono 139, in complesso, i Paesi che sinora, nel mondo, hanno ufficialmente riconosciuto lo Stato di Palestina).

“Tra queste mozioni “, ha ricordato Pia Locatelli (l’intervento), deputata socialista, “l’unica della maggioranza (il testo) è quella che abbiamo presentato come socialisti, e che ha già raccolto le firme anche di vari deputati di SEL, PD, Centro Democratico e Gruppo Misto. Dobbiamo tutti attivarci, anche nella società civile, perché il Parlamento non rinvii questa discussione sine die: magari con l’alibi della recente risoluzione (fine dicembre) dello stesso Parlamento europeo, che esorta i governi nazionali a procedere appunto al riconoscimento diplomatico della Palestina, subordinandolo però, ambiguamente, alla ripresa dei negoziati di pace israelo-paestinesi, da tempo arenati”.

Alla discussione, che ha toccato alcuni dei punti essenziali per la vita d’una futura Palestina indipendente (esatta delimitazione dei confini, controllo delle risorse idriche, ora quasi totalmente in mano israeliana, possibili futuri progetti comuni per lo sviluppo dell’ agricoltura), hanno partecipato politici e attivisti per la pace di ambo le parti.
Nabil Shath, politico palestinese di spicco, ha ripercorso la storia dei negoziati di pace dalla conferenza di Madrid del 1991 agli accordi di Oslo e Washington del ’92- ’93, evidenziando l’assoluta impraticabilità della soluzione d’un unico Stato fortemente democratizzato (come voluto, ad esempio, da USA e Australia).
Alon Liel, diplomatico israeliano emerito, ora attivista per la pace (vedi, su questa stessa testata, la sua intervista di ieri), promotore d’un appello per la fine del conflitto sottoscritto in questi giorni da circa mille intellettuali israeliani (tra cui i big della letteratura Grossman, Oz e Yehoshua), ha confermato la prospettiva (“Più Paesi, tra cui, speriamo, l’Italia,decideranno di riconoscere lo Stato di Palestina, meglio sarà per Israele, che si deciderà a spingere verso la soluzione “Due popoli, due Stati”: altrimenti, perchè dovrebbe farlo?”).
Ester Levanon Mordoch, docente universitaria, fra le dirigenti israeliane del movimento “Donne in nero”, ha evidenziato l’importanza , prima di tutto, d’un riconoscimento reciproco, da ambo le parti, “delle vittime, del dolore e delle speranze”, auspicando addirittura la nascita, in futuro, d’ una “Truth Comission” mediorientale, sul modello sudafricano.
Abdulah Abdulah, membro del Consiglio Legislativo Palestinese, ha rivolto un forte appello all’Italia, Paese europeo che ha sempre sostenuto il diritto dei popoli all’autodeterminazione, partecipando anche a missioni internazionali di pace come quelle a Beirut e, recentemente, al valico di Rafah a Gaza.
Mai Alkaila, ambasciatrice di Palestina in Italia, intervenuta dal pubblico in sala, ha confermato la validità del progetto “Due popoli, due Stati”, secondo anche una delle più vecchie risoluzioni ONU, la 181.

In chiusura Marco Di Lello, capogruppo PSI alla Camera, ha ricordato l’impegno per una giusta soluzione dei conflitti internazionali che sin da fine ‘800 ha caratterizzato l’ azione dei socialisti nel Parlamento italiano. “Stoccolma, Madrid, Londra e Parigi hanno già detto la loro. A chi mi chiede: ‘Perché votare oggi?’, io rispondo: ‘Perché avremmo dovuto già farlo ieri’. Sono passati 2 anni dal riconoscimento dell’Onu e 20 anni dalla morte di Rabin. Prima riusciremo a riconoscere lo Stato palestinese e meno sangue sarà versato. Riconoscere 2 popoli 2 Stati significa rafforzare i negoziati. Altrimenti negoziati improduttivi creano sfiducia e tensione. Il riconoscimento è un contributo al processo di pace”.

 Fabrizio Federici

L’appello
L’appello è stato sottoscritto da oltre mille esponenti del mondo della cultura, della politica, delle scienze. Tra questi gli scrittori Abraham Yehoshua, Amos Oz, David Grossman, Ronit Matalon, Akir Shapira (compositore), Agi Mishol (poeta), Avraham Burg (ex speaker della Knesset), Daniel Kahneman (Premio Nobel), Daniel Shek (ex ambasciatore in Francia), Danny Karavan (pittore), Emanuel Shaked (Generale), Galeb Magadli, Ran Cohen, Yair Tzaban, Yossi Sarid (ex ministri), Joshua Sobol (drammaturgo), Michael Benyair (ex Procuratore Generale), Nurit Peled Elhanan (Premio Sacharov), Raanan Alexandrovich (regista), Uriel Segal (direttore d’orchestra).

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