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Opinioni e commenti
 

Ritorni l’alta politica
Pubblicato il 12-01-2015


Si fuoriesca una volta per tutte dalle stupidaggini di questi ultimi tempi che hanno fatto breccia in Italia. La politica sia l’arte dei migliori. Non dei giovani contro i vecchi, dei belli contro i brutti, degli alti contro i bassi. E nemmeno delle donne contro gli uomini. Attraverseremo un momento difficile, forse drammatico, costellato da tensioni e da guerre. Abbiamo bisogno delle menti migliori, delle esperienze più significative, delle personalità con le più produttive relazioni internazionali. Questo anche in Europa, perché nel vecchio continente lo spazio tra i doveri e le mancanze è il più alto. L’Europa dell’euro, nessuno vuole misconoscere l’importanza dell’Unione monetaria, deve lasciare campo all’Europa politica, subito. Non c’è tempo da perdere. La si smetta con lacci, vincoli, avvertimenti, ordini di servizio, perché adesso non c’è spazio per i burocrati. Non c’è tempo per leggere le loro lettere.

Noi europei dobbiamo dotarci di una politica estera. Dobbiamo dotarci di una legislazione unica in materia di terrorismo, dobbiamo dotarci di forze armate e di intelligence coordinata insieme. Dobbiamo fare una sorta di rivoluzione, perché nel mirino siamo finiti noi, anche noi. Avremmo dovuto già muoverci in questa direzione dopo le stragi di Spagna e Inghilterra. Non lo abbiamo fatto, perché siamo incorreggibili? Perché ogni paese non può rinunciare alla sua specificità? Perché non si vogliono trasferire poteri o perché non si vuole seminare paura? Forse, più probabilmente, perché ci siamo affidati sempre e solo agli Usa e alla loro propensione a intervenire e a rischiare vite umane. Obama lo ha fatto capire in ogni modo. Quel tempo è passato e gli americani non hanno nessuna intenzione di continuare a fare i gendarmi del mondo.

Penso che soprattutto all’Europa e ai paesi arabi spetti oggi il compito di pilotare la guerra contro il terrorismo islamico, o islamista se più vi piace. É sempre giusto abbinare il sostantivo alla sua qualificazione a sfondo religioso altrimenti non lo si comprende. Mi dicono che in mezza Italia le manifestazioni sono state caratterizzate da una folta presenza di mussulmani. E questo è importante e può perfino essere decisivo. Se però non si nega la natura di questo terrorismo, che è a sfondo religioso, se tutte le comunità islamiche presenti in Europa non solo si dissociano verbalmente dagli autori delle stragi, ma decidono di collaborare attivamente con le autorità preposte per individuare e denunciare coloro che intendono praticare la strada della jihad.

Nell’articolo di ieri ho tentato di enunciare gli obiettivi irrinunciabili della lotta al terrorismo islamico che riprendo enumerandoli: 1) Immediata revisione da parte dell’Occidente dei rapporti con i paesi che direttamente o indirettamente sono coinvolti nel terrorismo 2) Coinvolgimento anche della Russia nella lotta sospendendo i provvedimenti assunti 3) Definizione di un’unica politica estera europea e di un’unica legislazione europea in fatto di terrorismo e creazione di una forza militare e di intelligence unitariamente coordinata 4) Aggregazione dei paesi arabi disponibili a una guerra contro l’Isis che deve essere sconfitto anche con un’azione di terra e contro Boku Haran che in Nigeria ha già procurato sempre in nome dell’islamismo duemila morti 5) Dialogo con le comunità mussulmane per individuare e denunciare gli elementi che proclamano la violenza, compresi coloro che sono rientrati dall’Iraq.

Questo é possibile solo se i governi europei saranno i governi dei migliori. Uso volutamente questa fraseologia di stampo platonico, perché l’inadeguatezza, il dilettantismo sfrenato, il rampantismo politico, la lotta di generazioni, la superiorità dell’estetica rispetto alla sostanza e altre amenità simili devono essere gettate nel cestino della politica. E perché l’Europa non diventi, spinta dall’emotività delle stragi e dalla pressione dell’euro, il terreno fertile per l’avanzata di movimenti estremistici e razzisti che complicherebbero tutto rischiando anche di farci perdere una guerra che non è di religione, ma di civiltà. Ci attendono anni in cui dovrà prevalere l’intelligenza, la preparazione, la professionalità. I burocrati, i tecnici e i dilettanti si tolgano dalle scatole. A cominciare dall’elezione del prossimo presidente della Repubblica italiana. Sia esso un uomo o una donna che riassume in sé queste caratteristiche. Non si dovrà solo parlare agli italiani ma al mondo intero. Sia la più forte personalità politica di stampo democratico. Non l’amico del giaguaro o un intruso sui cui tutti convergono perché di nessun sapore. Questo almeno le stragi di Parigi sappiano imporre alle coscienze di coloro che verranno chiamati alla difficile scelta.

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Commenti all'articolo
  1. caro Direttore, il suo appassionato articolo è molto condivisibile, io auspico che abbiano più peso le idee della politica rispetto ai tatticismi agli o,% in più o in meno dei burocrati, di quelli che si ergono a professori o maestri, a quelli che danno i compiti a casa, a coloro che hanno imposto il fiscal compact. Il problema vero che molti pensano, ma pochi dicono apertamente è che il sogno europeo si è infranto quando è incominciata la crisi nel 2008 e la Germania è diventata il Paese egemone dell”Europa facendo della sua forza economica, della sua organizzazione una clava per i Paesi in crisi, in primis i Paesi del Mediterraneo. Le guerre non si combattono solo con i fucili e i cannoni ma anche con le decisioni economiche, facendo precipitare intere popolazioni nell’indigenza più nera, mentre in pochi si arricchiscono sempre più. Se ha ancora un senso la parola socialismo, bisogna cambiare completamente il paradigma economico di questi anni, ha ragione il Papa, quando dice che la globalizzazione ha prodotto degli scarti che sono i bambini e i vecchi, ed ora anche i giovani. Se vogliamo cambiare le cose per i socialisti non è più tempo di stare appollaiati in comode poltrone parlamentari, ma denunciare come la storia ci ha insegnato queste ingiustizie nelle strade, sul web, nelle città e allora ritorneranno anche gli elettori e non ci sarà più bisogno di compiacere il fratellone maggiore.

  2. Caro Mauro il tuo articolo è ineccepibile ma per attuare i tuoi ragionamenti occorre rivedere una serie di cose:
    1) la Turchia, nostra alleata nella NATO, finanzia e sostiene l’ISIS contro i Curdi;
    3) il ministro della difesa italiana ha mandato ai Curdi 600.000 pallottole che finiscono in 4 minuti e dei fucili superati. I Turchi hanno dato all’isis dei carri armati;
    2) Arabia Saudita e Quatar, paesi “moderati” finanziano l’ISIS;
    3) Gli USA e la Nato e quindi anche l’Italia fanno guerra alla Russia probabilmente l’unico paese europeo dotato di un esercito in grado di fare qualcosa in merito..
    Quindi si tratterebbe di rivedere integralmente ed in modo radicale il posizionamento dell’Italia e dell’Europa. E’ una battaglia da sottoporre politicamente ai nostri alleati ma noi socialisti abbiamo una forza molto modesta e per di più divisi in mille rivoli.
    Comunque il tuo è un ragionamento di alta strategia che è giusto porre.

  3. Direttore,
    il tuo ragionamento non fa una “grinza”, termine che usiamo in Lunigiana per dire che è perfetto.
    Ma aimè, dobbiamo prendere atto che ormai la mediocrità domina su tutti i fronti e non vedo la possibilità di farla regredire.
    La nostra voce non ha seguito, conta a mala pena quando porta il suo contributo alla causa del mediocre di turno.
    Su L’Europa al di là di condividere quello che hai scritto, sostengo che è un grave errore considerare la Russia un nemico.
    La Russia è un grande Paese del nostro Continente ed è un errore gravissimo sotto tutti gli aspetti tenerla fuori dall’Unione Europea.
    Comprendo che non è un processo facile da realizzarsi, il vincolo che abbiamo con gli U.S.A., non è elemento di poco conto, certamente è di grande ostacolo, si deve superare.
    Dobbiamo essere coscienti che le manifestazioni di popolo se pur grandiose come quella di Parigi, da sole non fermeranno il terrorismo islamico e le conseguenze catastrofiche collegate.

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