mercoledì, 16 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Russia. Soffia forte
il vento delle sanzioni Ue
Pubblicato il 28-01-2015


Russia-S&P-UEDopo il vento contrario di questi ultimi mesi, sulla Russia rischia di abbattersi una vera e propria bufera.
Non bastava il crollo del petrolio che si è trascinato dietro il rublo e l’economia russa, ora a soffiare forte sul vento di crisi ci pensano anche “agenti” esterni, come il verdetto di Standard & Poor’s che ha ridotto da BBB- a BB+ il livello dell’affidabilità del debito sovrano russo, spazzatura insomma, il gradino a partire dal quale gli investimenti in un Paese vengono considerati speculazione.

Inoltre l’agenzia di rating assegna un triste primato alla Russia, la prima tra i Paesi emergenti Brics a perdere lo status di “investment grade”. Un danno non da poco, che secondo il ministro russo dell’Economia, Aleksej Uljukaev, potrebbe quantificarsi a perdite pari a 20-30 miliardi di dollari, da aggiungersi al costo delle sanzioni (perdite per 40-60 miliardi) e, sempre secondo Uljukaev, ai 180 miliardi di guadagni perduti se il prezzo del greggio resterà intorno ai 60 dollari al barile. Il calcolo del ministro Uljukaev non teneva conto però di un altro fattore che rischia seriamente di strangolare il Paese più grande dell’Eurasia, le sanzioni.

Non bastano quelle degli Usa, con cui i rapporti brancolano ormai nel buio, anche la vicina Europa si accoda e prepara la seconda bacchettata economica. I ministri degli esteri di casa Ue, che si vedono domani a Bruxelles, intendono procedere con le sanzioni in corso ed “estendere le misure restrittive sulle persone e le società che minacciano, o mettono a rischio, l’integrità territoriale e la sovranità territoriale dell’Ucraina sino al settembre del 2015”. I ministri condannano inoltre il fatto che Mosca metta in dubbio i risultati dell’investigazione indipendente sull’abbattimento del volo MH17 in luglio. L’Unione europea prorogherà fino a fine dicembre di quest’anno il congelamento di asset e il divieto di viaggiare imposto a dozzine di cittadini russi e ucraini dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca.
E’ quanto emerge dalla bozza di un documento preparato in vista della riunione straordinaria dei ministri degli Esteri, in programma domani, che Reuters ha potuto visionare.
L’unica a tendere una mano alla Russia sull’orlo del baratro, è la Grecia. In una dichiarazione, il governo greco, appena insidiato, di Tsipras, ha denunciato il modo “non istituzionale” in cui è stata redatta la dichiarazione.
La dichiarazione dell’UE, ha detto, “è stata rilasciato senza la procedura prescritta per ottenere il consenso da parte degli Stati membri e, in particolare, senza accertarsi del consenso della Grecia”.
Anche Cipro ha espresso preoccupazione per le modalità con cui l’Ue ha preparato la dichiarazione che preannunciava sanzioni alla Russia, mentre le sanzioni continuano a colpire a doppio-senso. L’Italia, per esempio, ha perso nel 2014 oltre 1,25 miliardi di export in Russia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati Istat relativi al 2014. Se i settori più colpiti sono chiaramente quelli interessati dall’embargo che ha sancito a partire dall’8 agosto il divieto all’ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, perdite di quote di mercato considerevoli – sottolinea la Coldiretti – si registrano anche in altri importanti comparti, dal tessile all’arredamento fino ai mezzi di trasporto.
La decisione di estendere le sanzioni è stata criticata anche dal vicepremier russo Arkadi Dvorkovich: “Le sanzioni in nessun modo dipendono da noi e non hanno nulla a che fare con quello che facciamo” e anzi sul ruolo della Russia in Ucraina, questa decisione sarebbe “assurda e dannosa”.
Dopo i problemi economici si preannunciano nuove grane anche di tipo politico, secondo le ultime indagini in Gran Bretagna, l’ex spia del Kgb, e nemico giurato di Putinm, Alexander Litvinenko, è stato avvelenato con un isotopo radioattivo nove anni fa a Londra, secondo le accuse il responsabile è proprio lui, Vladimir Putin.

Maria Teresa Olivieri

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