martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Alberto Fortunati:
M. Chiaventi e la decapitazione
dei riformisti del Pds
Pubblicato il 06-01-2015


Signor Direttore,

ho letto l’ultimo libro del Sen. Umberto Ranieri “Napolitano, Berlinguer e la luna” nel quale ricostruisce con vari particolari le vicende del Pci-Pds-Ds-Pd dal 1992 ai giorni nostri. La definizione di “riformisti” alla quale si lega l’autore, per la sua coerente esperienza partitica, e che stride in modo esagerato con chi se ne arroga oggi il titolo all’interno del Pd, avrebbe forse dovuto essere arricchita non solamente dalle figure dell’esperienza campana e lucana di Ranieri, ma anche e soprattutto dall’attenta descrizione di quanto avvenne all’interno dell’area riformista milanese e lombarda più in generale, nella quale il compianto onorevole mantovano Massimo Chiaventi ebbe un ruolo di primo piano. Le figure che Ranieri ricorda in particolare sono quelle di Gianni Cervetti, di Gianfranco Borghini e sommariamente di Luigi Corbani. Vorrei, tramite la Sua gloriosa testata, ricordare ai Lettori che l’area riformista lombarda e più in generale del Nord Italia venne decapitata in occasione delle elezioni del 1994 dagli allora dirigenti del Pds, indegni d’essere citati e di essere chiamati riformisti ieri, oggi e domani. Figure quali quelle di Cervetti, Chiaventi, Forleo, Gian Piero Borghini, Barbera, Ciabarri, Grilli, Turci erano fondamentali nella riflessione politica sulla necessità di un rapporto costruttivo fra comunisti e socialisti, nelle loro svariate denominazioni comunque sempre soggetti prioritari per il futuro politico del Paese e per una reale proposta di rinnovamento, senza trasformismi nè giochi di potere. Proprio perchè recisamente contrario a questi stupri dell’etica democratica di quel gruppo di amici, prima che parlamentari, troppo è stato cancellato in modo infame, violento e indecente. Con la menzogna creata e curata (come nel caso di Chiaventi e Forleo), con le peggiori infamie verso chi non è allineato: ecco la fine che fece quel gruppo di cui faceva parte (sono certo con orgoglio) anche l’attuale viceministro all’Economia Enrico Morando. Il 27 settembre 1992 proprio da piazza delle Erbe venne lanciata l’idea di “Sinistra di Governo” con gli interventi di Achille Occhetto, di Claudio Martelli e Carlo Vizzini (Psdi). Non fu, questa, un’idea fortunata, ma felice sì. Peraltro non poteva essere realizzata, stante l’ostilità (soprattutto) di tanti, troppi pidiessini. Avrei voluto qualche riga in più nel libro di Ranieri su quei Politici, quelli sì con la P maiuscola, e sono grato a L’Avanti per l’incarico alla Tua persona di proseguire la battaglia ideale per una proposta politica da vedere non già come un tabù ma come l’attuazione concreta, 123 anni dopo, del cammino verso il “Sol dell’Avvenire”. Ringrazio e saluto.

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Commenti all'articolo
  1. Ho pubblicato questa lettera molto volentieri almeno per due motivi. Alberto mi ricorda fatti che ho vissuto personalmente. È vero, i riformisti vennero quasi tutti eliminati al pari dei socialisti dal gruppo dirigente occhettiano del Pds nel 1994. Ricordo bene le serate passate insieme a loro, a Cervetti, Chiaventi al parmigiano Grilli, tutti esclusi dalle liste solo perché riformisti. Al pari di tanti socialisti senza avvisi di garanzia, me compreso, e Nencini e tanti altri, anche i riformisti del Pds venero fucilati da quello che Alberto chiama lo stalinismo del Pds. Una furia giustizialista che si muoveva contro il PSI e contro tutti i suoi amici, dunque anche contro i riformisti che facevano capo a Giorgio Napolitano. Il secondo motivo è il richiamo a Massimo Chiaventi, un amico carissimo, un giovane coraggioso e intelligente. Venne trattato come un malfattore. Aveva fatto una sola legislatura, anzi solo i due anni, dal 1992 al 1994, ne fece una malattia. Morì di cancro qualche anno dopo. Una storia molto dolorosa. Ai suoi funerali ricordo che parlò Emanuele Macaluso. Anche Renato Grilli morì poco dopo, d’identica malattia. Una tragedia politica si trasformò in tragedia umana.

  2. Penso che il Turci citato nella lettera sia il Lamberto che ho conosciuto a Bertinoro in un affollatissimo convegno della Rosa del Pugno. Quel giorno c’era anche Emanuele Macaluso, altro componente dell’Area Riformista del PCI.
    In una lettera a Nencini avevo suggerito di nominare Macaluso come Presidente del PSI. Sarebbe stato e lo potrebbe essere ancora un atto politico come segno di una ritrovata unità tra socialisti e riformisti del PCI vissuti per tanto tempo separati nella casa della Sinistra italiana.
    Un fraterno saluto ad Alberto Fortunati.
    Nicola Olanda

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