lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Una classe dirigente inadeguata
Pubblicato il 07-01-2015


Il potere delle parole, qualche volta, sfugge anche ai più navigati comunicatori, che non riescono a nascondere il significato delle stesse o le usano in modo non appropriato. Da alcuni anni, politici, sindacalisti, amministratori e rappresentanti di Piccole, Medie e Grandi Imprese dell’Irpinia usano la parola PATTO per indicare una cosa che deve produrre sviluppo. Nel 1968, Rossi-Doria parlava di PIANO per lo sviluppo dell’Alta Irpinia, negli anni precedenti e successivi, le forze politiche si confrontavano sul PROGETTO 21 e parlavano di Piano di Sviluppo. A fasi alterne, appare e scompare la parola TAVOLO che considero sempre stupida, anche perché intorno ad esso, spesso, siedono rappresentanti di categoria monovalenti, che, quando prendono la parola, suonano, a orecchio, il proprio spartito. Non riesco a digerire la parola PATTO, che mi fa pensare al PATTO del Nazareno, al PATTO Berlusconi-Fini-Casini, al PATTO tra Camorra e Mafia, ecc. La parola PATTO è sfortunata, indica una cosa furbesca, che è, sempre, a tempo determinato. Per far sì che di sviluppo parlassero persone competenti, per anni, ho proposto , senza successo, la costituzione del COMITATO per lo Sviluppo. Le dinamiche contenute nelle parole PIANO, PROGETTO, PROGRAMMA e COMITATO, sono assenti nella parola PATTO. Non è un caso, che i contenuti “progettuali” del PATTO, di cui si parla da mesi, riguardano i trasporti e la sanità. Gli “economisti” paesani confondono ciò che è provocato dallo sviluppo con ciò che crea sviluppo (assente nelle loro menti).

I trasporti e la sanità hanno bisogno di passeggeri e di malati. Quindi, se vogliamo far crescere questi settori, dobbiamo fare restare i cittadini sul territorio e, possibilmente, fare aumentare la popolazione. Cioè, fare sviluppo. In caso contrario, la loro importanza diminuirà. Non è azzardato dire che se i residenti diminuiscono, anche le Chiese chiuderanno. I principali settori, che, se valorizzati e aiutati, in una logica di Piano, creeranno PIL e occupazione, per l’Irpinia, sono l’agricoltura, i beni ambientali, i bene culturali in movimento, i servizi alla persona (non in modo caritatevole o con le badanti), l’artigianato, il turismo e il settore Bancario- Finanziario -Assicurativo. Per fare esplodere il potenziale di questi settori, ci vogliono le professionalità e le creatività adeguate. Bisogna uscire dai recinti nei quali non sono cresciuti, finora, economisti, ma solo portaborse e “prenditori” . Bisogna avere rapporti con le Università per catturare le energie migliori e valorizzarle (anche questo argomento era caro a Rossi-Doria). So bene che non è facile farlo capire. Quando Dorso invocava la comparsa dei 100 uomini di acciaio, in modo elegante, diceva che la classe dirigente di allora era inadeguata. A distanza di oltre 60 anni, possiamo dire che le cose sono peggiorate e, perciò, invece di aspettare ancora i 100 eroi, bisognerebbe rottamare, non in base all’età, ma in base a ciò che si è prodotto come idee e come iniziative. Operazione facile da fare: basta un questionario. Il non aver capito come si crea sviluppo, fa inseguire farfalle. In questi giorni, i giornali riportano valutazioni di amministratori e di operatori politici, sulla ferrovia Napoli- Bari che, se tutto andrà bene, sarà completata tra venti anni. Ancora una volta, il baricentro del ragionamento si sposta. Non si vuole ammettere che se la politica continuerà ad essere miope e insensibile alle sollecitazioni culturali, la ferrovia attraverserà una “terra desolata”.

Luigi Mainolfi

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