domenica, 22 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Marco Bertilotti:
La difficile situazione dei marittimi
Pubblicato il 12-01-2015


Caro Direttore, vorrei portarla a conoscenza, anche a seguito dell’incontro avuto poche settimane orsono con il Sottosegretario On.Nencini da parte di esponenti della mia associazione (LMCT), della situazione in cui versa tutto il personale navigante italiano (parliamo di circa 300.000 persone più le relative famiglie) che produce un giro di affari da 50 miliardi di euro pari al 2,7 del PIL.

A seguito di varie leggi emanate dai vari governi che si sono succeduti, a dispetto delle varie richieste e sollecitazioni da parte della UE per ampliare e facilitare i lavoratori del settore, stanno facendo di tutto per affossare la nostra categoria e i nostri titoli a favore dei titoli e degli equipaggi stranieri e pochi anni ancora e non ci saranno più marittimi italiani sulle navi

Nonostante che alla camera giaccia la mozione 1-00430 del 10 settembre 2014 con seduta n* 287 niente si muove.

Per non dilungarmi troppo in tecnicismi, che i non addetti ai lavori faticherebbero a comprendere, proverò a farle un breve riassunto della situazione in cui ci siamo andati a trovare nella speranza che lei, facendone riferimento nel suo giornale, ci possa aiutare a smuovere un po’ di coscienze.

La categoria dei marittimi, di cui la mia associazione LMCT (Lavoratori Marittimi della Costa Tirrenica) porta avanti le richieste, e’ normata da una convenzione internazionale chiamata STCW 78 aggiornata dalla STCW 78/95 nella quale si riconoscono i 147 paesi firmatari (cioe’ la quasi totalita’ del mondo) in base alla quale e alle sue norme viene rilasciato un certificato, della validita’ di 5 anni, detto “certificato  IMO” che permette di lavorare sulle navi di qualsiasi bandiera in base alle proprie mansioni e titoli acquisiti.

In detta convenzione sono riportate le linee guida a cui tutti i paesi firmatari (pertanto anche l’Italia) si devono adeguare.

Ogni nazione, a sua volta, ha la possibilita’ di effettuare eventuali migliorie ma fermo restando le linee guida stesse.

In detta convenzione si parla di marittimi (cioe’ di persone che  lavorano sul mare) senza mai   fare distinzioni tra coloro che sono su barche piccole o grandi ,mercantili o non .

Questo punto e’ di fondamentale importanza perché noi italiani, con la legge 121 del 10 maggio 2005 abbiamo (soli al mondo) diviso il “marittimo” tra chi lavora sugli yacht (barche private più o meno grandi) e chi lavora sulle navi o traghetti mercantili.

In questo modo si e’ diviso il personale in base alla tipologia dell’imbarcazione in cui lavora e non (come previsto) in base alla qualifica ottenuta con anni di esperienza, corsi di addestramento e titoli professionali.

Con detta legge, in pratica, si impedisce il libero mercato costringendo a scegliere (senza poi poter tornare indietro) se fare carriera nel diporto (yacht) o mercantile e riducendo cosi’ al minimo la possibilità di sfruttare ciò che il mercato offre.

Non contenti di questo , il 30 novembre 2007, si e’ provveduto a eliminare i titoli professionali e le relative equipollenze per adeguare (cosi’ e’ stato giustificato) gli standard di addestramento, abilitazione e tenuta della guardia alla STCW 78/95.

Peccato però che nessuno dei paesi firmatari ha fatto sua una norma del genere e così facendo ponendoci ancora più in difficoltà rispetto ai marittimi degli altri Paesi.

Ma non ci siamo fatti abbastanza male e cosi con il decreto n. 136 del 7 Luglio 2011 i titoli professionali acquisiti come i diplomi (es. istituto Nautico) sono stati trasformati in semplici abilitazioni con tanto di declassamento per coloro che nei 5 anni di validita’ del certificato IMO di abilitazione non abbiano svolto le funzioni per le quali il titolo sia stato rilasciato.

Mi permetto di fare un semplice esempio, sarebbe come se un avvocato o un dottore, dopo essere stato eletto al nostro parlamento  dopo i 5 anni di legislatura non potesse piu ritornare alla sua professione, gli venissero tolti i diplomi e le lauree e dovesse rifare tutti i corsi per riprendere le qualifiche.

Anche questo non trova riscontro o/e richiesta nella STCW 78/95 e che dimenticavo di dire ha la “grandissima pecca” di essere scritta in inglese e non da tutti facilmente traducibile ma che non pone nessuna possibilita’ di interpretazione personalistica.

Teniamo anche conto che esiste la direttiva OIL MCL 2006 n* 186 che impone ai paesi contraenti di ELIMINARE le discriminazioni in materia di impiego e occupazione e di garantire alla gente di mare condizioni di pari impiego.

Spero di essere perdonato se mi sono dilungato ma il nostro e’ un campo normativo complesso e che, con tutte le nostre leggi da nessuno imposte o richieste, non abbiamo fatto altro che complicare a tutto vantaggio degli equipaggi stranieri che altresi’ le loro nazioni agevolano permettendo loro di ottenere titoli e/o abilitazioni con corsi settimanali che niente hanno a che vedere con i nostri titoli e altro presi con anni di studio o di esperienza sul campo.

Per tornare alla normalità e essere nuovamente messi quantomeno sullo stesso piano delle altre marinerie basterebbe:

  • Abrogare la legge 121
  • Ripristinare i titoli professionali e le relative equipollenze.

Siamo consapevoli che ciò comporti andare contro  “interessi economici” nati nel frattempo in seguito a dette leggi ma è anche altresì vero che non possiamo permettere che per questi interessi la nostra marineria (riconosciuta professionalmente in tutto il mondo) venga affossata e definitivamente smantellata.

Scusandomi nuovamente per il disturbo e con la speranza che voglia trovare un po’ di spazio sul Suo giornale al fine di poter far conoscere a quante più persone possibile la nostra situazione.
La ringrazio e la saluto

C.L.C.  Marco Bertilotti

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Commenti all'articolo
  1. Auguro a tutti i marittimi che questi ladri del futuro delle nostre famiglie…capiscano che Le famiglie dei Marittimi Italiani sono Senza Lavoro…e non potranno mai più’ rinnovare i Titoli e Corsi..a breve NAVIGHERA SOLO MARE NOSTRUM…E I MARITTIMI ITALIANI POTRANNO FARE SOLO I SCAFISTI…VERGOGNA.

  2. I problemi sono molteplici, gravi e non tutti i marittimi ne sono a conoscenza. Diciamo che la convenzione internazionale che indica a tutti i paesi i requisiti minimi per l’emissione e il rinnovo dei certificati che i marittimi devono avere per poter lavorare, in Italia, è stata ratificata e personalizzata in modo molto discriminante e punitivo. La convenzione internazionale STCW (Standards of Training, Certification and Watchkeeping) dice semplicemente che nella validità quinquennale di un certificato adeguato di competenza (COC), è sufficiente che un marittimo svolga il proprio lavoro almeno per 12 mesi (imbarco su unità grandi e piccole, attività a terra presso un cantiere navale o una società di armamento,ecc.. ecc..) e addirittura si parla, in estremità, di imbarco di 3 mesi negli ultimi 6 mesi prima della scadenza. COSA E’ SUCCESSO IN ITALIA E COSA STA SUCCEDENDO? Per ben due volte, il nostro paese ha emesso un decreto (il primo era il D.M.141 del Luglio 2008, il secondo.. ancora applicato è il D.Lgs.136 del Luglio 2011) dove richiedeva e lo fa tuttora… requisiti minimi di attività fino a 3 volte maggiori quelli indicati dalla convenzione internazionale. AVETE CAPITO BENE! A seconda della tipologia di attività svolta, al marittimo si chiede 36 mesi di attività nell’arco dei 5 anni di validità del COC quando in altri paesi ne vengono richiesti dodici. COSA SUCCEDE SE UN MARITTIMO NON MATURA I REQUISITI RICHIESTI DAL D.LGS.136 (Legge più recente e ancora in applicazione)? Al marittimo non gli viene rinnovato il documento dall’autorità marittima e quindi non può più andare a svolgere la propria professione almeno che non ripeta tutti i corsi accessori alla sua professione (costo dei corsi 10.000-15.000€) e non ripeta l’esame di titolo. E’ un po’ come un medico chirurgo che se non effettua abbastanza operazioni, perde l’iscrizione all’albo e deve ridare l’esame per una nuova iscrizione oltre a frequentare eventuali corsi di specializzazione fatti anni prima. Io stesso sono vittima di questa normativa illegittima e incostituzionale e per questo ho attivato un ricorso nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e contro l’autorità marittima del mio compartimento. Molti altri ricorsi sono partiti e altri marittimi si stanno attivando, possibilità economiche permettendo, per altri ricorsi. La vergogna più grande è che l’IMO (International Maritime Organization), istituzione mondiale che ha reso universale una convenzione per quasi 180 paesi, ha realizzato una normativa fatta per alzare i livelli qualitativi del personale marittimo e per implementarlo, la stessa Europa ha perfettamente condiviso lo spirito IMO della STCW… e il NOSTRO AMATO PAESE ci ha premiato creando legislazioni PUNITIVE, come quelle indicate. PER QUALE MOTIVO? Abbiamo commesso dei reati o cosa? Normalmente le persone si sanzionano o vengono punite se commettono dei reati MA se l’unico reato di un marittimo è quello di aver perso il lavoro o di non trovarne….. costituzionalmente è abbastanza discutibile. E COME MAI SI TAGLIANO LE GAMBE AI MARITTIMI? COME MAI LE SOCIETA’ IMBARCANO PERSONALE STRANIERO? COME MAI NELLE FILIPPINE ESISTE UN’ACCADEMIA DEL MARE ITALIANA CHE FORMA PERSONALE FILIPPINO? COME MAI ESISTEVA L’ISTITUTO TECNICO NAUTICO GRATUITO E SUFFICIENTE PER LA CARRIERA MARITTIMA e adesso, grazie alla Riforma Gelmini, chi fa l’ex-Nautico DEVE poi FARE L’ACCADEMIA DEL MARE DI GENOVA, A NUMERO CHIUSO E A PAGAMENTO? Leggete la seguente petizione realizzata dall’associazione LMCT:
    http://www.petizionepubblica.it/?pi=NoDL136

    Non è promozione ma diffusione, in modo che le persone si informino. Il nostro Ministero è una vera vergogna..

  3. Condivido pienamente…….ci stanno AFFOSSANDO…..
    Chi c’è sotto questo gioco????
    Ma è mai possibile che ad un Capitano di Lungo Corso con 5 anni di Nautico e almeno 7 anni di navigazione per dare esami da Aspirante e da Capitano, gli venga rilasciato un certificato IMO uguale ad un Marinaio Autorizzato??????
    Ma stiamo scherzando….con il DECLASSAMENTO del certificato stesso se negli ultimi 5 anni hai effettuato navigazione inferiore all’abilitazione attuale ecc.ecc. oppure addirittura RIPETERE ESAMI E QUANT’ALTRO NECESSITI per riavere il Certificato IMO……
    Ma questi Legislatori chi sono?????
    Ce ,li fate conoscere così ci andiamo a parlare ????

  4. Quello che è scritto in questa lettera è la pura verità, in maniera molto precisa spiega la realtà con cui si confrontano i Marittimi in questo momento. Ciò che non è possibile far vedere, è quello che c’è dietro queste parole, le difficoltà dei Lavoratori Marittimi alla continua ricerca di un imbarco, e soprattutto chi dopo anni di professione si trova privato del “bagaglio” professionale, acquisito prima con la scuola e poi con anni di lavoro, esami e costosi corsi professionali. Per verificare basta farsi un “giro” sul web nei numerosi siti che riguardano la categoria.

  5. Purtroppo e’ proprio vero che il marittimo Italiano e’ tartassato da coloro che fanno le leggi. Sembra quasi che ci sia uno disegno che mira a renderci la vita difficile. L’iniziativa della LMCT e’ encomiabile. Ce ne dovrebbero essere molte altre di questo genere. Speriamo che la politica finalmente capisca che presto non esisteranno piu’ marittimi Italiani se loro continuano insensatamente su questa strada.

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