martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Sandro D’Agostino:
serve conferenza programmatica
per coinvolgere la base Psi
Pubblicato il 27-01-2015


Solo qualche giorno fa Riccardo Nencini ha affrontato, in un Editoriale, il problema scottante delle prospettive politiche del nostro Partito. Ritengo che i concetti esplicitati siano del tutto condivisibili, e che il corollario di quel ragionamento sia che è venuto per noi il momento di decidere il da farsi. La legge elettorale si avvia alla sua approvazione definitiva e ne appaiono ormai delineati i tratti salienti. A tal proposito, va premesso, innanzitutto, che questa legge avrà ragion d’essere solo qualora le Camere dovessero completare l’iter delle riforme istituzionali, il che non è affatto detto che avvenga. Va anche sottolineato che, nella situazione politica attuale, non paiono esserci i numeri per un’approvazione della riforma costituzionale ad ampia maggioranza, per cui si profila la necessità della consultazione referendaria. A questo punto si prospettano due scenari all’orizzonte, dai quali occorre partire per comprendere quale potrà essere il ruolo del PSI.

Il primo scenario prevede il completamento delle riforme avviate e quindi la fine del bicameralismo perfetto e l’entrata in vigore dell’Italicum. In questo caso, quale potrebbe essere il ruolo del PSI? L’approvazione dell’emendamento Finocchiaro, abbassando la soglia al 3%, ci dà qualche speranza di poter entrare in Parlamento, anche presentando una nostra lista. Ovviamente, se si deciderà di imbarcarsi in questa avventura, occorrerà, come ricordato dal Segretario, lavorare molto all’allargamento del partito anche ad associazioni e forze politiche affini, con le quali si dovrà trovare un comune terreno d’azione. Altra possibilità sarebbe quella di guardare a cosa succederà a sinistra. La conferenza programmatica di SEL ha lasciato intendere che l’obiettivo sarà di costruire un soggetto politico a sinistra, pur lasciando agli aderenti la possibilità della doppia tessera. Questa prospettiva, una volta verificati i contenuti politici, potrebbe essere per noi molto allettante, soprattutto perché ci porrebbe al riparo dal rischio di non superare la soglia di sbarramento.

Ovviamente in questi primi due casi (lista autonoma socialista o confluenza nel nuovo soggetto a sinistra) le possibilità di accedere al premio di maggioranza alla lista sarebbero nulle (Vendola non è Tsipras!). La terza possibilità sarebbe quella di replicare quanto già fatto nel 2013, ossia candidare nostri rappresentanti nella lista del PD, con possibilità di accedere anche al premio di maggioranza, anche se dubito fortemente che la nostra componente ne beneficierebbe. Qualora si decidesse di percorrere questa strada, per noi si verrebbe a determinare una situazione analoga all’attuale e, mi pare, la nostra visibilità politica è, almeno al momento, piuttosto offuscata. Mi sentirei di aggiungere ulteriori considerazioni. L’innalzamento della soglia di accesso al premio di maggioranza al 40% penso precluda a chiunque la possibilità di vincere al primo turno. Anche il PD, che pure ha ampiamente raggiunto e superato questa soglia alle europee, non dovrebbe farsi eccessive illusioni. Il quadro politico è in continua evoluzione, FI è in ripresa, la Lega si sta rafforzando, il M5S sembra piuttosto stabile. In più, qualora il soggetto politico a sinistra includesse anche pezzi del PD (Civati, Fassina, Cofferati?), questo indebolirebbe ulteriormente il Partito Democratico.

Si aggiunga anche che Renzi, fino a qualche mese fa considerato il nuovo messia della politica italiana, viene percepito negativamente da un numero crescente di cittadini, come confermano i più recenti sondaggi sugli indici di gradimento dei leader. D’altronde la situazione economica ed occupazionale del Paese continua a destare molta preoccupazione. Tutto ciò per dire che è molto probabile che, qualora si votasse con l’Italicum, sarà necessario un ballottaggio. E’ pur vero che la legge vieta apparentamenti postumi, tuttavia nulla osta che i partiti diano ai propri elettori indicazione di votare l’uno o l’altro contendente. Questo pone i partiti maggiori nella condizione di non potersi svincolare del tutto dalle formazioni minori, ovvero l’intento dell’Italicum potrebbe risultare parzialmente mutilato. Si aggiunga anche che non esiste solo la competizione politica nazionale, ci sono le Regioni, i Comuni.

Quello che sta accadendo in Liguria dimostra che non si può tirare troppo la corda e che gli alleati vanno comunque rispettati. Ciò significa che, anche se non si può negare che la lista vincente avrà una maggioranza parlamentare ampia, figlia del premio di maggioranza, difficilmente essa potrà esimersi dall’aprire le porte dell’Esecutivo anche ad altre formazioni, pena le conseguenze politiche più ampie cui facevo cenno in precedenza. L’importanza del sostegno elettorale al secondo turno, insomma, potrebbe porre le formazioni minori in una posizione ancora più privilegiata rispetto ad oggi.

L’altro possibile scenario, secondo me ancora più probabile, è che l’iter delle riforme non giunga completamente a termine in questa Legislatura. Se il governo fosse sfiduciato in anticipo, molto dipenderebbe dall’atteggiamento del nuovo Presidente della Repubblica, che potrebbe anche non essere così restio a sciogliere le Camere come lo è stato Napolitano. In tal caso si andrebbe a votare con il Consultellum e, salvo colpi di mano dell’ultim’ora da parte di un Parlamento agonizzante (introduzione di soglie di sbarramento o altro), noi avremmo gioco facile ad entrare in Parlamento anche con una nostra lista.

In conclusione, il mio auspicio è che il Partito si metta subito al lavoro per creare le condizioni per presentare una nostra lista autonoma, sia che si voti con l’Italicum che con il Consultellum. Nel caso si dovesse optare per un’alleanza, mi piacerebbe che non si archiviasse con eccessiva frettolosità la possibilità di partecipare alla costruzione del soggetto politico a sinistra. Il vento sta cambiando, la gente è sempre più stanca e la Grecia ha lanciato un segnale che sarebbe opportuno cogliere. La reiterazione del patto federativo col PD sarebbe, a mio avviso, un errore perché ci priva, com’è avvenuto finora, della necessaria visibilità politica, inoltre io credo che il PD di Renzi sia un partito fortemente sbilanciato a destra. Ad ogni modo, sarebbe bene che anche il PSI convocasse una conferenza programmatica per coinvolgere tutti i compagni, ossia la base, nelle decisioni che determineranno le sorti del nostro Partito nei prossimi anni.

Sandro D’Agostino

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Commenti all'articolo
  1. Hai articolato molto bene le varie opzioni di fronte alle quali porre le scelte del PSI.
    Prima della ventilata nuova formazione alla sinistra del PD prospettata ora da Civati, la nostra principale alternativa all’attuale nostra collocazione, rimaneva la creazione della famosa Area laica liberal socialista del tipo Rosa nel pugno, che è quella che nella sostanza rilanciava Nencini nel suo ultimo editoriale. A mio parere l’elettorato a cui aspirerebbe Civati sarebbe la stessa Area che delinea Nencini irrobustita in più da una parte dell’elettorato malpancista dell’attuale PD.
    Penso che il Psi dovrebbe entrare in concorrenza con il futuro PD di Renzi e non con la nuova sinistra di Civati. Questa considerazione rimane giustificata dalla necessità di dare le maggiori possibilità alla creazione di una massa critica efficace nel contrastare la deriva a destra di Renzi.
    Sarebbe auspicabile che di questa nuova formazione non facesse parte Vendola in quanto non più affidabile sia per i suoi vari opportunismi del passato (vedi Sinistra e Libertà e la mancata adesione al PSE) che per le sue caratteristiche populistiche e ondivaghe che lo legano più alle pulsioni del momento che alle aspirazioni di un Progetto da costruire, come potrebbe essere invece quello tra il PSI e la nuova formazione di Civati. Tutti i risultati ottenuti in questi venti anni e le proiezioni recenti indicano che da soli non siamo in grado di raggiungere il 3%, per cui penso che attualmente l’area di una Sinistra riformista più consona alle nostre tradizioni e valori, sia quella da costruire insieme a Civati a cui è sperabile si possa aggregare anche Epifani che da sempre è stato un socialista. Sono fiducioso che questa nuova formazione andrebbe oltre il 3%.
    Non sono un competente dei meccanismi elettorali, per cui le articolazioni relative lasciamole agli esperti.
    Penso che, se l’orientamento prevalente della nostra base è quello che si esprime sull’Avanti, il problema da superare rispetto a questa nuova formazione non sarebbe quello politico, ma quello della sigla, del simbolo e della scelta dei candidati. Nella nostra Storia non sono stati né la sigla né il simbolo a modificare i nostri valori fondamentali, per cui è sul Progetto di un Nuovo Modello di Sviluppo che dovremmo guidare il nostro impegno in qualsiasi direzione volessimo orientarci. Rimane pertanto indispensabile la convocazione di una Conferenza programmatica.
    Fraternamente da Nicola Olanda

  2. Articolo condivisibile.
    Bisogna non solo mettere in discussione l’alleanza coi dem ma forse anche l’appartenenza del PSI all’amata famiglia socialista europea. Dirò forse un’eresia ma questo PSE non è adatto a rappresentare quel volto della Sinistra cui il Socialismo è parte fondativa. Syriza in Grecia ricorda i primi movimenti socialisti di fine ottocento inizio novecento. Solidarietà concreta e coinvolgimento popolare. Forse è bene prender spunto…
    Fraterni saluti!

  3. Caro Sandro, di tutto quello che hai scritto, condivido solamente il titolo. Da parecchio tempo sostengo che occorre una Rimini 2.
    A me sembra opportuno smetterla con i tatticismi e sperare nelle disgrazie altrui. Il destino nostro è nelle nostre mani.
    UMILMENTE : necessita un impegno assiduo da parte di tutti i compagni militanti per far comprendere a quell’elettorato riformista, che ha ancora senso far vivere un partito Socialista, con un gruppo autonomo nel nostro Parlamento.
    Il ricorso al soccorso rosso di Vendola e Tsipras sarebbe la morte sicura per noi.

  4. Caro Adriano, io ho solo prospettato un ventaglio di possibilità. L’importante è uscire dall’immobilismo e discutere a viso aperto sulla direzione che intendiamo imboccare. Un caro saluto a tutti i compagni che hanno commentato.

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