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Opinioni e commenti
 

Spagna, urne con sorpresa
Per ora, la corsa è a tre
Pubblicato il 05-01-2015


Inizio dell’anno in discesa, almeno stando ai sondaggi, per il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy dopo un 2014 vissuto sull’orlo di una crisi di governo.
Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da NC Report, se gli spagnoli votassero oggi il primo partito sarebbe ancora il Partido Popular, con un risultato però lontanissimo dal 44.6% di quattro anni fa, ma con un 28,6% che oggi lo colloca distante dal disastro elettorale pronosticato solo qualche mese fa durante gli scandali che avevano travolto ministri e leader locali del PP.rajoy-sanchez-iglesias

Sarà una campagna elettorale lunga un intero anno; le elezioni politiche sono previste per la fine di novembre, anche se un primo risultato arriverà da quelle locali di maggio, ma con questi numeri al di sotto del 30% la partita rimane apertissima, il PSOE del neosegretario Pedro Sanchez alla sua prima vera prova elettorale come leader del maggior partito di sinistra si attesta al 23,4%, davanti di un soffio (23,2%) a Podemos la formazione politica guidata da Pablo Iglesias, cresciuto anche politicamente in ambienti socialisti, che potrebbe contare sul traino del risultato di Syriza nelle elezioni greche del prossimo 25 gennaio.
Un patrimonio simbolico quello di Syriza che in Spagna è al centro di una disputa tra la storica formazione di estrema sinistra, Izquierda Unida (Iu) e i giovani di Podemos.
Sono i leader di IU ha rivendicare il legami con Tsipras, ricordando che già nel 2004 il partito greco bussò alla loro porta per studiarne il modello, prima di costituirsi come forza politica organizzata, tanto che in ogni dichiarazione di intenti dei suoi principali dirigenti, da Cayo Lara ad Alberto Garzon, non mancano da almeno due anni le aspirazioni a trasformare la propria formazione nel “Syriza spagnolo”, un piano però che sta saltando con l’arrivo dirompente sulla scena politica di Podemos, avvertito dai molti come il ‘gemello’ del partito greco della sinistra radicale.
In questo scenario politico dove il PSOE ancora arranca nell’imporre l’immagine del suo giovane segretario, tuttora impegnato a sciogliere i nodi di vecchi rancori interni e ad imporsi con fermezza sulla scena politica nazionale, a sinistra la battaglia per ora è mediaticamente ancorata su chi è più Syriza dell’altro, e ad avvantaggiarsene  è solo il Partito Popolare di Mariano Rajoy che archivia gli scandali e mette sul piatto del prossimo programma elettorale un 2014 chiuso con il tasso di disoccupazione in calo con 253.627 disoccupati in meno, pari a -5,39% rispetto al 2013, la maggiore diminuzione annuale registrata dal 1998, secondo i dati diffusi oggi dagli Uffici del servizio pubblico di impiego.
Anno nuovo, campagna elettorale nuova, addio allo storico “bipartidismo” il futuro politico della Spagna per la prima volta è in equilibrio tra tre partiti, divisi da meno di cinque punti percentuali.

Sara Pasquot

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Commenti all'articolo
  1. Particolare non certo da poco (mi riferisco alla chiusura) rispetto a noialtri e pure i dati sulla disoccupazione potrebbero bagnare le micce del syrizismo facendo recuperare un po’ di terreno al PSOE che non sarebbe una cattiva cosa. Nel quadro attuale il partito che prenderà un voto in più, potrebbe ritrovarsi la responsabilità più alta del nuovo governo anche se Rajoy non è certo uno sprovveduto dimostrando di saper reggere anche nelle forti difficoltà.
    Da capire il futuro di IU, anche perchè 3 sinistre finiranno per diventare troppe anche per la tradizione della politica spagnola.
    Interessanti come sempre i reportage della Pasquot.

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