mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

LA LEZIONE DI PARIGI
Pubblicato il 12-01-2015


Vaticano-attentati

Vaticano obiettivo dei terroristi? Il pericolo non è nuovo e l’allarme è circolato più volte negli ultimi tempi. Appena nell’ottobre scorso, la rivista dell’Isis, Dabiq, diffusa in più lingue e online (anche se spesso oscurata) aveva in copertina la bandiera nera del Califfato sull’obelisco di piazza San Pietro. Chiaro il messaggio, no? L’Isis promette di non fermare la Jihad, la Guerra santa, “finché non ci troveremo sotto gli alberi di ulivo di Roma ed avremo distrutto quell’edificio osceno che si chiama Casa Bianca”.

«Dabiq» , la rivista online dell’Isis

«Dabiq» , la rivista online dell’Isis

Dabiq è un minuscolo villaggio della Siria, molto importante però. Nel 1516 a Dabiq gli Ottomani sconfissero i Mammalucchi, consolidando l’ultimo califfato della storia. Ecco perché gli allarmi che sono giunti nelle ultime ore dai servizi di intelligence americani e israeliani, vengono presi sul serio anche se, come si suol dire in questi casi, mancano riscontri.

La battaglia dell’Isis, come quelle del terrorismo di ogni epoca e latitudine, ha le sue fondamento nel messaggio: si colpisce nel mucchio proprio per impressionare, per terrorizzare. Civili, donne e bambini, non ha importanza, quello che interessa al terrorista è che il suo messaggio risuoni ovunque e con forza. Dopo la rivista Charlie Hebdo – anche i terroristi sapevano quanto è importante per la civiltà europea la libertà di stampa – insomma, anche il vaticano appare un obbiettivo ‘ragionevolmente’ possibile.

La notizia della minaccia è stata riferita ieri in apertura dal telegiornale dalla tv di Stato israeliana, Canale 1, dall’esperto di questioni mediorientali Oded Granot e successivamente ripresa in un tweet da Ayala Hasson, la direttrice del tg. La notizia della tv è arrivata poco dopo quella riferita dal settimanale tedesco Bild: “Roma è nel mirino”, afferma il giornale che cita informazioni ottenute dalla National Security Agency (Nsa) americana, la più importante organizzazione di spionaggio e sorveglianza elettronica che esiste al mondo.

L’avviso a mezzo stampa ha prodotto un rafforzamento immediato delle misure di sicurezza, ma in queste ore risuonano anche le parole dello strano visitatore che appena due settimane fa era arrivato a Roma per andare a pregare sulla tomba di Giovanni paolo II: Ali Agca. Rispondendo alle alle domande del settimanale Oggi, sui motivi della sua gita italiana e proprio in relazione ai timori di un attentato oscuramente rispondeva: “Penso che sia una cosa che potrebbe essere sempre. Ma posso dire che io l’ho sconsigliato ai miei conoscenti negli ambienti degli estremisti islamici. Gli ho detto che bisogna avere rapporti buoni con il Vaticano, che il Vaticano ha fatto solo il bene di tutti”. Cos’era quello di Agca l’ennesimo messaggio criptato? Oppure semplicemente un’autopromozione facilmente costruita proprio sulle minacce dell’Isis?

Di fronte alle notizie di stampa, gli organi ufficiali smentiscono praticamente tutto. Il ministro degli interni, Angelino Alfano, a Radio 24 ha risposto: “Abbiamo fatto verifiche e a noi non risulta. Ma purtroppo il Vaticano è stato citato più volte dall’Isis. Ecco perché non sottovalutiamo nessuna ipotesi, neanche quella più tenue”.

Da parte sua il portavoce vaticano Padre Federico Lombardi ha detto che c’è “attenzione e ragionevole prudenza, ma non risultano segnalazioni di motivi concreti e specifici di rischio” e aggiunge che “contrariamente a quanto diffuso da alcuni organi di informazione, non è vero che la Santa Sede abbia ricevuto segnalazioni di rischi specifici da servizi di sicurezza di altri Paesi” e dunque non è “il caso di alimentare preoccupazioni non motivate che possono inutilmente turbare – conclude il portavoce evidentemente preoccupato di una ricaduta sulle decine di migliaia di visitatori che ogni giorno visitano San Pietro – il clima di vita e di lavoro, e ciò anche nell’interesse dei tanti pellegrini e turisti che quotidianamente frequentano il Vaticano”.

Tutto a posto dunque? Solo esagerazioni e bufale medianiche? “Non c’è al momento nessun riscontro sulle minacce al Vaticano – afferma il capo della Digos di Roma, Diego Parentema l’allerta è massima”. E conclude: “Su quest’ultimo allarme non è stata trovata ancora conferma. In Vaticano il servizio era già cospicuo e sostanzioso adesso è stato rivisto come tutto il sistema di sicurezza della città che comprende tutti gli obiettivi sensibili presenti a Roma e che sono numerosi”.

Sì perché non c’è solo il Vaticano tra i possibili obiettivi e la sicurezza è stata rafforzata al Ghetto e alla scuola ebraica come alle ambasciate, monumenti, luoghi culto e redazioni di giornali e tv.

Molto sembra essere cambiato in Francia e nel resto del mondo, dopo la gigantesca manifestazione di ieri a Parigi e in decine e decine di altre località di tantissimi Paesi. La folla parigina ieri è arrivata a osannare un tiratore scelto che assicurava la sicurezza del corteo dalla terrazza di un palazzo, una manifestazione impensabile a favore della polizia fino al giorno prima.

A Nizza, un uomo sarà giudicato per direttissima per aver urlato venerdì a un gruppo di poliziotti “100% Kouachi” mentre a Strasburgo, si è tenuta la prima udienza a carico di un trentenne che aveva pubblicato su Facebook una foto di un fucile mitragliatore kalashnikov posato per terra e circondato da messaggi di gioia, con riferimento all’assalto al settimanale satirico. La giustizia francese ha annunciato che d’ora in poi ci sarà il pugno di ferro per questo tipo di reati, arresto compreso.

Intanto nel prossimo numero di Charlie Hebdo in edicola mercoledì – ha annunciato noto l’avvocato del magazine – ci saranno nuove vignette su Maometto  perché – ha detto – “lo spirito di ‘io sono Charlie’ significa anche diritto alla blasfemia”. Un annuncio che certo non favorisce un ritorno alla nromalità come testimonia il fatto che diversi siti web di enti locali francesi – come riferisce il quotidiano Le Parisien – in particolare dipartimenti e comuni del sud, scuole e comunità religiose cattoliche locali, oltre a quelli del palazzo dei Papi di Avignone e di alcune Ong, sono stati attaccati nel weekend da hacker che si firmano come islamisti maghrebini.

Super lavoro per le forze dell’ordine, come ha specificato il ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve, sottolineando che le 717 scuole ebraiche di Francia saranno da oggi protette da 4.700 poliziotti e gendarmi mentre il ministro dell’interno, Manuel Valls, ha detto che la caccia ai terroristi “continua” . “Bisogna rimanere in guardia – ha aggiunto – perché sappiamo che le minacce sono sempre presenti”. Valls ha detto anche di voler migliorare il sistema di intercettazioni telefoniche, che deve essere “più efficace”.

In Italia la questione troverà un’eco nella discussione parlamentare dedicata alla questione del riconoscimento della Palestina che si svolgerà venerdì prossimo, il 16, mentre il voto ci sarà una settimana dopo, il 23. “Mi auguro che il Parlamento italiano – ha detto la deputata socialista Pia Locatelli, capogruppo del Misto in Commissione Esteri alla Camera, prima firmataria della mozione che ha raccolto oltre 60 firme – approvi la mozione sul riconoscimento della Palestina, i tempi sono maturi, e siamo già in ritardo rispetto a quanto hanno fatto i Parlamenti di Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Belgio e Spagna, per non parlare del riconoscimento ufficiale da parte della Svezia”.

Un tema scottante, che le terribili giornate parigine, hanno reso incandescente e su cui oggi è intervenuto anche Papa Bergoglio auspicando che la soluzione di due Stati, Israele e la Palestina, diventi effettiva. “Noi pensiamo che il riconoscimento da parte del Parlamento italiano, pur non avendo carattere vincolante, possa costituire una legittimazione ulteriore delle istituzioni palestinesi e, al tempo stesso, possa costituire sostegno per la parte israeliana per ritornare al negoziato con gli interlocutori a questo legittimati non dalla forza, ma dalla loro effettiva rappresentatività e dal riconoscimento della comunità internazionale”.

Senza dubbio quello che si respira è un clima nuovo.

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