giovedì, 24 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Tra Italicum e Quirinale
Pubblicato il 20-01-2015


Avanza l’inquilino del Colle. Avanza con strane sembianze. Frutto del Nazareno o di qualche altra diavoleria? Sarà il più autorevole o il meno colorito? Sarà più tecnico o politico? C’è oggi solo un nome che potrebbe mettere d’accordo tanti e costituire una solida garanzia per le istituzioni ed è quello di Giuliano Amato. Noi ovviamente facciamo il tifo per lui. Uso un linguaggio calcistico-renziano. Speriamo che la sua candidatura faccia gol. In fondo, al di là di tutto, egli rappresenta la nostra storia e la nostra famiglia, è esponente della sinistra riformista, ha capeggiato un governo di centro-sinistra, dopo D’Alema, non è certo sgradito a larga parte dell’opposizione del Pd ed è gradito a Berlusconi. Ci vuole molta fantasia a immaginare un altro che possa meglio di Amato rappresentare queste esigenze.

Però i giochi sono tutt’altro che fatti. Forza Italia, Nuovo centrodestra e Udc paiono convergere su un’unica candidatura espressione del Partito popolare europeo. Non è ancora chiaro a chi pensino, ma la loro posizione pare più funzionale a una trattativa che a una condizione. Il vero problema oggi è, come sempre, il Pd. Sono le sue divisioni che si allargano e si radicalizzano, dopo l’addio di Cofferati. E soffiano sul fuoco se non del divorzio, almeno di una separazione di fatto. L’annuncio che alcune decine di senatori non voteranno la legge elettorale al Senato, se non verrà accolto l’emendamento relativo alla cancellazione dei capilista bloccati, è una dichiarazione di guerra. Sia ben chiaro. A mio parere hanno ragione. Che senso ha approvare una legge che prevede candidati di serie A, nominati dai partiti, e candidati di serie B, che devono essere scelti dall’elettorato con le preferenze? Ma c’è di più. Siccome verranno costituiti circa cento collegi per la Camera e siccome con questi sondaggi solo il PD avrebbe più di cento deputati, solo il Pd, se vincerà le elezioni, eleggerà una parte di candidati con le preferenze, mentre tutti gli altri nomineranno solo i capilista, utilizzando anche l’intreccio delle candidature plurime.

Credo che se così restasse la norma anche i nostri potrebbero votare l’emendamento dei dissidenti pidini. La nuova versione dell’Italicum è meglio della vecchia. Ma pecca ancora di incongruenze. In fondo meglio lo sbarramento al tre che al cinque. Meglio il premio alla lista che alla coalizione perché così si liberano le liste dalla necessità di una preventiva collocazione. Quel che emerge però è lo stretto legame tra la battaglia sull’Italicum e quella per il nuovo presidente. I dissidenti del Pd si conteranno al Senato, dove il voto dei berlusconiani diventerà determinante, facendo così acquisire al governo Renzi, che si dovrebbe dimettere se la legge elettorale non passasse, i connotati di un governo del Nazareno. Si dovrebbe continuare con un presidente eletto nello sesto modo, è evidente. Lo chiederanno prima di votare la legge i berlusconiani. Si tornerà ad Amato? Magari. Vuoi vedere che dal voto su una legge sbagliata emergerà un presidente giusto?

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Commenti all'articolo
  1. Sarà un Presidente giusto per i berlusconiani, e per i Catto-Comunisti del Pd, ma non certo per i Socialisti, perché la storia racconta: (Ho scritto la stessa frase nel commento sul editoriale, “Nencini: Craxi ebbe il coraggio dell’eresia”)
    Il 6 novembre 1992, Bettino Craxi offre a Giuliano Amato di fare il segretario nazionale del Psi. Amato gli risponde: io faccio volentieri il Presidente del Consiglio, insomma mica il bidello, non mi sento adatto a ricostruire il partito, e più nelle tue corde. Scrivo questo perché in questi giorni si parla molto della storia del Psi e di Bettino e allora dobbiamo riportarla per filo e per segno. Non dobbiamo scordarci che anche Amato “chiamato in una memoria da Bettino amatissimo” fu uno di quei tizi che se la diede a gambe, e guarda caso egli non fu chiamato dalla magistratura, strano ma vero, o sbaglio. Alla stranezza forse per pura coincidenza, il suo primo governo gli è stato assegnato da Oscar Luigi Scalfaro, altra coincidenza il suo successore fu Azeglio Ciampi, infatti il conto torna esso quando fu richiamato a riformare il governo, giustamente quando Ciampi era al Quirinale, infatti 1+1 = 2,
    2+2 = 4. Forse è una storia noiosa, ma purtroppo vera, Bettino direbbe: sento odore di abruciacchiaticcio.

  2. Caro direttore non comprendo come mai ti schieri contro il premio di Coalizione.
    Ti chiedo, che ruolo potrà avere il nostro partito con una legge elettorale con il premio di Lista, che ci condanna a morte sicura?
    E poi smettiamola con le preferenze: per me sono il modo migliore per la corruzione.
    Automaticamente verrebbero esclusi dalla competizione quei candidati che non hanno risorse finanziarie proprie e non si vogliano compromettere con finanziatori compiacenti per poi?…

  3. Mi schiero per il premio di lista perché elimina la costrizione a coalizzarsi. Per noi cosa cambia, scusa? C’è sempre il tre per cento col premio di lista o col premio di coalizione.

  4. Personalmente la vedrei così, confidando di sapermi esprimere in modo abbastanza chiaro e comprensibile, anche perché l’argomento non è semplice.

    Per i partiti di “media dimensione”, per i quali il superamento della soglia di sbarramento è certo o molto probabile, e che possono quindi presentarsi singolarmente alla prova elettorale, anche fuori da ogni coalizione, il problema premio di lista o di coalizione è abbastanza indifferente, così come la questione preferenze o meno.

    Circa i voti di preferenza, per un partito “intermedio” poco importa se non è in grado di raccoglierne proporzionalmente molti, rispetto alla mobilitazione che possono attivare al riguardo i partiti “maggiori”, dal momento che i voti di preferenza raccolti da questi ultimi non interferiscono in alcun modo con quelli propri, qualora appunto il partito “intermedio” si presenti in maniera distinta (fuori o dentro una coalizione)

    Quanto al premio di coalizione, potrà interessargli se intende entrare in coalizione con l’obiettivo che la stessa raggiunga la maggioranza in Parlamento, così da diventar forza di governo, ma se il suo fine è quello di avere una propria rappresentanza parlamentare – vuoi perché non ha ambizioni di governo, vuoi perché ritiene che anche la coalizione che gli è più affine non possa avere velleità in proposito – anche il premio di lista può andargli egualmente bene, nel senso che nulla gli cambia con l’un o l’altra formula.

    Per un “piccolo” partito, invece, che sia incerto sulla possibilità di superare la soglia di sbarramento, la strada più logica è che entri in coalizione, ovviamente col proprio simbolo – dando per verosimile che per i partiti in coalizione la soglia sarà più bassa – e gli è pertanto più conveniente e naturale il premio di coalizione, rispetto a quello di lista, anche perché in tal modo viene valorizzato il suo ruolo, posto che serve alla coalizione (mentre mi sembra anche qui indifferente il voto di preferenza o meno).

    Nella ulteriore ipotesi (minimalista e rinunciataria) che il “piccolo” partito non se la senta di rischiare, perché vede difficile il raggiungimento della soglia di sbarramento ancorché in coalizione, e aspiri comunque ad avere una rappresentanza parlamentare, l’unica strada resta quella di poter inserire propri candidati nella lista di un partito “maggiore”, e in tal caso non possono che convenirgli le liste bloccate, visto che non potrà raccogliere tanti voti di preferenza.

    Questo mio ragionamento astrae dal tema relativo a preferenze ed eventuale corruzione.

    Paolo B. 20.01.2015

  5. Pienamente d’accordo direttore. Sostengo Amato da anni e spero accada quel che lei dice, anche se la vedo dura. Giusta l’osservazione sui nominati (rimangono la vera vergogna) e mi associo a lei sulle preferenze, che funzionano nei comuni alcune regione e in Europa, perché no alle politiche? E’ una questione di democrazia. Mi sembra, poi, che a corruzione la seconda repubblica senza preferenze stia facendo molto peggio della prima. Saluti socialisti!

  6. Caro direttore la tua affermazione
    “Credo che se così restasse la norma anche i nostri potrebbero votare l’emendamento dei dissidenti pidini”
    è solo un’auspicio, da me condiviso, o i nostri non sai come si comporteranno? Sarebbe interessante conoscere la posizione dei nostri parlamentari in proposito, pittosto che dichiarazioni vacue e relative solo alla scelta dell’ex Capo di Stato per un gruppo parlamentare di cui facciamo parte, o dobbiamo aspettare il 22/01 per sapere se c’è spazio anche per qualcuno dei i nostri? e nelle votazioni odierne che cosa hanno deciso di fare?.

  7. Gentilissimo direttore,
    su Italicum posso convenire su la sua tesi per cio che concerne le preferenze, e la diavoleria del cosiddetto patto del Nazareno che ai piu non è dato sapere il contenuto. Disappunto invece per il Prof. Amato come presidente della Repubblica Italiana. Concordo in linea di massima con il precedente commento del sig. Cacioli, e le chiedo ma un vero socialista da cosa si deve concretamente riconoscere? Forse dalla tessera PSI? Forse dal fatto che uno si dichiara socialista? Apprezzo la difesa della storia del PSI, allora cosa facciamo con il compagno Mussolini? Vogliamo dargli anche un posto nella storia vera del PSI o lo estromettiamo? Era solo un piccolo appunto alla sua risposta, non riferita certo alla figura del Prof. Amato. Che ben venga un presidente, purchè sia giusto!!

  8. Attualmente, dalle rilevazioni che fa Mentana sulla “SETTE”, la sigla del PSI è scomparsa e alle valutazioni sul PD e SEL viene fatto seguire un rimanente 1,5% assegnato alle altre formazioni di centro sinistra. Ciò dovrebbe significare che questa striminzita percentuale la dobbiamo suddividere con Rifondazione Comunista e con Tabacci. Ricordando che il massimo dei voti che ci è stato attribuito in passato è stato dello 0,9%, si potrebbe dedurre che il voto socialista attuale derivi principalmente dallo zoccolo duro dei “ nostalgici ”.
    Considerando che la soglia del 3% è comune sia al sistema che prevede la Coalizione che a quello che prevede la Lista, dai commenti emersi all’Editoriale del Direttore, mi pongo alcuni interrogativi:
    sulla legge elettorale:
    – la vogliamo valutare in riferimento alle possibilità di sopravvivenza attuali da legare all’aspirazione di una nostra autonoma rappresentanza o alla imprescindibile necessità di avere qualche deputato socialista eletto indipendentemente dalla nostra reale forza elettorale??
    – oppure la vogliamo valutare per le garanzie che può più o meno offrire rispetto alla rappresentatività dell’etica costituzionale che dai commenti di alcuni esperti rischia di venire meno e di consegnare nelle mani di un solo Partito le leve di potere in tutte le componenti elettive delle nostre istituzioni?
    – come mai è solo l’Avanti ad esprimersi nel nostro dibattito mentre non emerge nessuna voce dei nostri rappresentanti in Parlamento o nella Direzione del PSI??
    – in relazione ai conteggi seguiti alla trentina di senatori del PD orientati a non dare un voto favorevole a questa legge, si prefigura che questi voti saranno sostituiti dai voti dei berlusconiani. Il voto dei nostri parlamentari si allineerà a quelli dei berlusconiani o a quelli di questa minoranza del PD??
    sul candidato al Quirinale:
    – sulla finestra dell’Avanti “Quirinale in rosa” è stato trasferito il sondaggio on line del sito del PSI con cui ci viene chiesto di esprimere una preferenza su una candidatura femminile alla Presidenza della Repubblica. Votiamo tutti per la Bonino. Non è solo un voto di bandiera, ma una indicazione politica dei Socialisti a supporto dei valori per le lotte sui diritti civili, che con Emma abbiamo condiviso, ed un segno di vicinanza che non vogliamo fargli mancare in questa sua ennesima sfida .
    – Molti socialisti non hanno valutato positivamente la linea seguita da Amato dopo l’esilio di Craxi, ma Nenni diceva che la Politica non si fa né coi sentimenti né con i risentimenti, per cui non penso che dovremmo augurarci in alternativa ad Amato un candidato cattocomunista.
    Je suis socialiste. Nicola Olanda

  9. Io infatti difendo la storia del socialismo democratico, riformista e liberale. Da Turati, a Saragat, dal Nenni autonomista a Craxi. E Amato è parte di questa storia. Al di là dei suoi errori e anche di qualche dimenticanza grave.

  10. I nostri purtroppo aggiungo io, hanno votato con la maggioranza PD al senato sugli emendamenti all’Italicum. A mio avviso ennesima occasione persa per far sentire che esiste una componente socialista pensante e non legata a doppia mandata al carro toscano di Renzi e Verdini……Per il quirinale bene Amato ma se ci fosse una ipotesi (forse Prodi) per poter incrinare il patto del Nazareno con cui due persone si stanno spartendo il potere politico italiano, come socialista liberale la prenderei in considerazione per mettere un contrappeso a questa strana coppia.
    Fraterni saluti

  11. No, Amato è stato soltanto un approfittatore dell’era Craxiana, infatti i fatti lo dimostrano, che personaggio si è rilevato, a questo tizio del socialismo non gli interessa difendere la sua storia e quantomeno lavorare per un progetto socialista. Da socialista Craxiano dico no, basta averlo tra i piedi, parlando calcisticamente immediatamente cartellino rosso!

  12. Caro Mauro, per me, al di la di quello che verrà definito dal parlamento, l’accordo di nazzareno è antiCostituzionale, perche è una intesa tra le due forze politiche maggiori, escludendo le minoranze, che pur dovrebbero essere protette Costituzionalmente. Questo discorso vale: sia per la legge elettorale, come pure per la Pres. della Repubblica.Avremo poi – se tutto procede come RenzoSconi propongono – il ricorso, come fu contro il porcellum. Che dire ? Sono cose opportune? A me non sembra proprio. Grazie per l’attenzione.

  13. Se per l’Italicum saranno indispensabili i voti di F.I. va da sé che l’accordo per il Quirinale e per il prosieguo delle riforme sarà nei fatti. A quel punto Amato è nei fatti. Salvo sorprese nelle prime tre votazioni che pongano Renzi in una via impervia.

  14. In quesa situazione molto meglio Giuliano Amato di qualsiasi catto-comunista, meglio Giuliano Amato di qualsiasi ex-socialista passato a servire Berlusconi e i berluschini per tenersi ben stretto lo scranno in parlamento. Ben venga il 3%, è sempre meno inarrivabile del 5, e se cominciamo a crederci di più e ad uscire dall’ovile de PD recuperando il nostro simbolo e la nostra dignità, rivendicando per noi il ruolo del Socialismo europeo con battaglie vere e non di facciata, chissà, forse non nell’immadiato… ma un domani potremmo recuperare un posto “nostro”, autentico in Parlamento, senza stare all’ombra del PD né di nessun altro.

  15. Non riesco a cogliere, come possa essere sostenuto il nesso tra la questione morale e le preferenze. La questione morale esiste ed è connessa alla natura umana: è sufficiente, non dico leggere, ma sfogliare un libro di storia. Mauro, sulla legge elettorale, sono calzanti i tuoi rilievi.

  16. Devo dire che la scelta morale è complessa. Tenerci sulla vaga possibilità di un Martelli o assicurarci Amato, nonostante il suo comportamento nei confronti di Craxi e del partito. La scelta pratica ovvia: Amato da sostenere e tentare un suo sostenimento. Nencini è riuscito a tenere saldo un partito e a farlo entrare nella coalizione di governo. Leggi sono state approvate, fra cui quella sull’omicidio stradale. Dobbiamo portare un socialista al Quirinale e così avere una possibilità di farci sentire sulle nostre proposte di legge. Pertini è morto e non lo riporteremo in vita e adesso la Storia, o chi per lei, ci pone davanti un’opportunità da non sprecare. D’altra parte le opzioni scarseggiano e Amato sembrerebbe capace. L’Italia fa così, resuscita i morti, come con Giolitti e cerca che il tempo faccia la sua. Eppure Amato non sembra poi così morto, forse solo in attesa di una posizione, che in questo momento sembrerebbe a portata di mano, per lui e per noi.

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