lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

TRE GIORNI DI TERRORE
Pubblicato il 09-01-2015


 

 

 

 

Parigi-Charlie-ostaggi

Come sarà la Francia da domani? E l’Europa? Che effetto avranno la strage di mercoledì mattina al settimanale satirico Charlie Hebdo a opera di quattro terroristi ispirati dall’Isis o da al-Qaeda (non è ancora chiaro), con la sparatoria successiva in cui è morta una donna poliziotto, e poi ancora la fuga divisi in due gruppi a Dammartin-en-Goele e a Parigi, nel supermercato Kosher di Porte de Vincennese col sequestro di ostaggi, e infine l’assalto simultaneo delle forze speciali con la conclusione nel sangue? Morti tre terroristi su quattro dopo aver tenuto col fiato sospeso Parigi e il mondo intero, ma purtroppo morti anche quattro degli ostaggi che erano stati sequestrati nel supermercato parigino. È fuggita invece, e pare sia già riparata in Siria, Haiat Boumedienne, la moglie di Amedy Coulibaly, responsabile dell’uccisione dell’agente della polizia urbana mentre i fratelli Kouachi fuggivano a Dammartin-en-Goele dopo l’assalto a Charlie Hebdo. Il marito di Haiat, Coulibaly, è stato ucciso nell’assalto della polizia al supermercato Kosher di Port de Vincennes.
Sono stati tre giorni di terrore. Un attacco compiuto da ‘cani sciolti’ del terrorismo e per questo più difficile da prevenire nonostante l’allarme che i servizi algerini avevano passato ai colleghi francesi martedì 6, appena 24 ore prima dell’assalto alla redazione di Charlie Hebdo.Cartina_attacco_Charlie_ Hebdo

Le domande sulla sicurezza e sull’efficienza delle misure di prevenzione si stanno moltiplicando e diventeranno inevitabilmente polemiche così come si sta allargando a macchia d’olio il dibattito sulla situazione complessiva dell’immigrazione, sulle difficoltà Terroristi di Charlie Hebdodell’integrazione, sul futuro dei rapporti con i sei milioni di musulmani che vivono in Francia e sulle decine di milioni che vivono in tutta Europa, in una parola col mondo islamico intero. L’attacco terroristico voleva mettere in crisi proprio questo e le prossime settimane e mesi, soprattutto nelle tornate elettorali, ci diranno qual è stato il risultato.

In Francia

In un intervento sulla Tv alle 20, il presidente Hollande, dopo rivolto un saluto commosso ai parenti delle vittime e ringraziato le forze di polizia, ha fatto un appello all’unità dei francesi e ha invitato tutti a manifestare domenica per la difesa della libertà e della democrazia del loro Paese. “L’unità – ha detto – è l’arma migliore” per sconfiggere questi terroristi. La verità è che in Francia in queste ore la tensione è alle stelle. Nelle ultime 48 ore si sono registrati numerosi atti vandalici contro le moschee con scritte sulle pareti come “Charliberté” in vernice gialla e “porci”, fino al ritrovamento stamattina della testa e viscere di maiale appesi alla porta di una sala di preghiera musulmana in Corsica. Ma l’affronto non si è fermato agli insulti: quattro colpi sono stati sparati ieri sera alle 23 sulla facciata di una moschea nel Tarn di Saint-Juéry causando dei feriti.

La tensione si riflette e riecheggia anche nella politica francese. Manuel Valls ha detto stamattina che “potrebbe essere necessario adottare ulteriori misure” per affrontare la “minaccia” del terrorismo dopo l’attacco contro Charlie Hebdo. “Siamo in una guerra contro il terrorismo. Non siamo in una guerra contro una religione, contro la civiltà “, ha detto il primo ministro anche in risposta alle parole di ieri del presidente dell’UMP, Nicolas Sarkozy, che aveva definito l’attacco contro Charlie Hebdo una “dichiarazione di guerra alla civiltà”, mentre Dupont-Aignan, leader di Debout la République (DLR), chiedeva di decretare “lo stato di emergenza”.

Dopo le denunce da parte del Front National sulle responsabilità dei servizi segreti sulla strage di Charlie Hebdo, la polemica si trasferisce sulla marcia nazionale che si terrà domenica a Parigi in memoria e in onore delle vittime. Ieri la leader del FN, Marine Le Pen, ha protestato per non essere stata invitata alla marcia di domenica dai socialisti Claude Bartolone e François Lamy. Bartolone, come presidente dell’Assemblea Nazionale, ha sostenuto che la leader di FN è esclusa perché non fa parte della Resistenza, mentre Lamy ha dichiarato “coloro che sostengono che l’immigrazione stia causando problemi non hanno posto inLe_Pen_Marine questo incontro.” Così la Le Pen ha annunciato che non parteciperà alla marcia repubblicana: “l’Unità non c’è ed è colpa loro”. Ma a riscaldare ancora gli animi ci ha pensato questa volta il primo ministro, Manuel Valls che ha dichiarato che chiunque può venire alla marcia, ma ha puntualizzato che “questa non è una manifestazione per la pena di morte”.

Che la destra voglia cavalcare l’indignazione popolare, non è un mistero, ma lo ha confermato il padre di Marine Le Pen, Jean Marie che ha twittato “State calmi e votate Le Pen”.

In Italia

L’Italia, storicamente molto vicina a i cugini d’oltralpe, ha seguito con grande attenzione quanto sta avvenendo in Francia. Lo stesso Matteo Renzi ha ricevuto una telefonata dal presidente francese Francois Hollande che lo ha informato appena concluse le operazioni che hanno messo fine al dramma iniziato mercoledì mattina e il Presidente del Consiglio ha espresso a Hollande la piena, totale vicinanza e solidarietà del governo italiano.

Dal Partito Democratico, in una nota congiunta, Enzo Amendola, responsabile Esteri e Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza, hanno dichiarato che “il terrorismo di matrice islamica fondamentalista (…) ha colpito al cuore la Francia e preso di mira la stessa idea di convivenza pacifica e le libertà fondamentali di noi europei. La risposta, come sempre deve avvenire contro il terrorismo, deve essere ferma e determinata con il protagonismo unitario di tutte le forze politiche anche in Italia. Non è il tempo di distinguo ed esasperazioni, ma di interventi e nuovi strumenti per una sicurezza coordinata in tutti i Paesi europei. La repressione contro queste forme di terrorismo deve essere la più forte ed efficace – affermano – vista la minaccia rappresentata da chi provoca terrore e sangue. L’Europa deve reagire utilizzando tutti gli strumenti a disposizione e mettendo in rete meccanismi di sicurezza e di prevenzione contro le organizzazioni terroristiche. L’Italia farà la sua parte”.

Per il segretario del Psi, Riccardo Nencini, quanto avvenuto a Parigi “è una sorta di 11 settembre arrivato in ritardo ma simbolicamente ha lo stesso effetto. Questo non è un caso Parigi, ma è un caso legato ai valori fondamentali dell’Occidente europeo, che ha saputo crescere e legare i propri stati ai valori dell’uguaglianza e della libertà e attraverso questi alla democrazia. Questi valori vanno difesi meglio e in maniera pervicace. Oriana Fallaci diceva che l’Occidente non difende più questi valori perché ha la pancia piena, ed aveva ragione. Se non li coltiviamo con cura, la sola tolleranza può diventare accidia e questo è l’errore più grave che possiamo commettere”.
Redazione Avanti!

A colloquio con  Alessandro Orsini
Per cercare di comprendere il punto di vista della strategia dei terroristi e di cosa si propongono di fare, Avanti! ha parlato con Alessandro Orsini, direttore del Centro per lo Studio del Terrorismo dell’Università di Roma “Tor Vergata”, nonchè docente di Sociologia politica alla Luiss.

Orsini, la novità – in qualche modo prevista – è che i terroristi di Charlie Hebdo non fanno parte di un gruppo organizzato, ma sono ‘cani sciolti’, due fratelli. Secondo lei diventa dunque sempre più difficile prevenire gli attacchi anche se, come in questo caso, c’era già un allarme dei servizi algerini?

Innanzitutto bisogna fare una distinzione tra un’organizzazione complessa, quale Al-Qaida e l’Isis, e i cosiddetti lupi solitari. In mezzo ci sono le micro cellule composte da 4/5 militanti, e appare essere questo il caso. Parlare di presunta incapacità dei servizi segreti mi sembra un giudizio ingeneroso. I terroristi erano attenzionati ai servizi segreti. Il problema risiede nel conciliare le libertà fondamentali delle civiltà occidentali con il problema della sicurezza interna di un paese. In uno Stato autoritario le persone sospettate sarebbero in carcere, in uno Stato democratico questo non è possibile.

Un attacco all’identità culturale della Francia, che è anche quella dell’Europa e della civiltà occidentale. C’è chi invoca più durezza contro gli immigrati, soprattutto islamici, e denuncia il fallimento dell’integrazione culturale e razziale. La risposta da dare sta dividendo le forze politiche e la coscienza civile, soprattutto – a essere in difficoltà – è la sinistra, storicamente più disponibile all’integrazione e al multiculturalismo.

Bisogna ricordare che in Italia il fenomeno degli immigrati di origine islamica è piuttosto recente, e risale agli anni ’80-‘90. In altri paesi – come per esempio Francia, Olanda e Bretagna – il fenomeno è più antico. Inoltre, la maggior parte dei musulmani in Europa è moderata. Non vedo dunque elementi oggettivi per parlare di scontro di civiltà. L’errore più grande sarebbe quello di considerare l’equazione tra Islam e terrorismo. Il terrorismo non è né una religione, né una ideologia politica: è una tecnica di combattimento utilizzata – per esempio – da cristiani, induisti, buddisti e formazioni politiche differenti.

Marine Le Pen, in Francia, il movimento Pegida in Germania, la Lega di Matteo Salvini in Italia, e così nel resto dei Paesi europei si sta assistendo a un fiorire, o rifiorire, di sigle e movimenti dai connotati più o meno xenofobi e razzisti. Ma se l’Europa torna indietro non è proprio ciò che si prefigge il terrorismo di matrice islamica?

Esattamente. Oltre ad uccidere, la strategia dichiarata è quella di spingere i musulmani moderati ad abbracciare il fondamentalismo.  I terroristi accrescono i movimenti di estrema destra, e questi – con le loro misure estreme – favoriscono la radicalizzazione dei musulmani moderati.

Silvia Sequi

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