martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

LA SCOSSA DI TSIPRAS
Pubblicato il 25-01-2015


Tzsipras-elezioni

I conteggi finali delle schede daranno le cifre esatte della vittoria di Syriza, ma per ora l’unica certezza è che la sinistra guidata da Alexis Tsipras, ha stravinto le elezioni politiche anticipate in Grecia.

Secondo le prime proiezioni Tsipras si attesterebbe al 36% dei suffragi, ben al di là degli ultimi sondaggi che la davano attorno al 32%, ma con i 148/149 seggi finora dati per possibili, non riuscirebbe a volare sopra l’asticella dei 151 che gli assicurerebbe la maggioranza assoluta nel Parlamento.

Il secondo partito, quello del governo uscente di Samaras, sarebbe Nea Dimokratia che calerebbe dal 30% (29,66%), che aveva ottenuto alle precedenti elezioni, al 28,3% conquistando 77 seggi. Terzo partito Alba Dorata (neonazisti) col 6,3% e 17 seggi, avrebbe superato To Potami (centrosinistra) dato al 5,9% e 16 seggi. Il Partito comunista (KKE) al 5,4% con 15 seggi mentre il Partito socialista (Pasok), si fermerebbe al 4,8% con 13 seggi.
“È una vittoria storica. È la vittoria del popolo che si è mobilitato contro l’austerità”. Questi i commenti che arrivano dall’interno di Syriza, nel quartier generale di Alexis Tsipras, che con ogni probabilità guiderà il prossimo governo.

Se venissero confermati i dati provvisori sulle elezioni in Grecia, Syriza, il partito di Alexis Tsipras col 36%, guadagnerebbe circa 10 punti percentuali rispetto alle elezioni politiche del 2012, quando ottenne il 26.89%, finendo al secondo posto dietro Nea Dimokratia.

Tra i primi commenti dall’estero quello del presidente della Bundesbank, la Banca centrale tedesca. “È nell’interesse del governo greco  – ha detto Jens Weidmann alla tv tedesca Ard dopo i primi exit poll – fare le riforme necessarie per risolvere i suoi problemi strutturali”.

Il presidente della Bce Mario Draghi, della Commissione Ue Jean Claude Juncker, del Consiglio Danald Tusk e dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem avranno domani, lunedì, una colazione di lavoro prima dell’Eurogruppo per discutere della Grecia post elezioni e della linea da tenere con il nuovo governo.

Da domani occhi puntati sulla Grecia dunque perché Alexis Tsipras dovrà dimostrare, soprattutto se avrà ottenuto la maggioranza assoluta e non dovrà quindi fare alleanze di governo, di saper tenere fede alle sue promesse mettendo termine alla feroce austerità economica che ha duramente provato la popolazione, ma soprattutto di essere in grado di rinegoziare il debito pubblico del suo Paese. La Grecia ha un debito pubblico superiore al 170% del PIL, circa 330 miliardi di euro, all’80% nelle casse della BCE e del FMI, e ha biosgno di nuovi finanziamenti per evitare il default. Si aprirà dunque una trattativa con la consapevolezza reciproca che né la Grecia vuole il fallimento dello Stato e la conseguentre uscita dall’euro, né lo vogliono i governi europei che si troverebbero tra le mani 250 miliardi circa di carta straccia e l’avvio di un processo di decadimento della moneta unica di cui nessuno sarebbe in grado di gestire. Nello stesso tempo però molti governi, soprattutto quelli della linbea del rigore, Germania in testa, temono un effetto contagio. Se si taglia il debito greco, altri governi potrebbero chiedere misure analoghe o un maggior grado di flessibilità sui parametri di Maastricht, a cominciare forse proprio da quello italiano.

La vittoria di Syrizia, costituisce però anche un forte stimolo alla riflessione per le sinistre europee, inducendo probabilmente a una revisione dei programmi e dell’atteggiamento da tenere nei confronti delle istituzioni monetarie e dei governi ‘rigoristi’ del nord Europa. La prima domanda che ci si dovrà porre è se è praticabile una via diversa per uscire dalla crisi che, iniziata nel 2008, continua a imperversare in tutto il Vecchio Continente.

Dalla piccola Grecia può venire insomma un bello scossone a tante comode certezza della vecchia Europa.

Armando Marchio

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