martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

UN MONDO PER NABABBI
Pubblicato il 19-01-2015


Paperoni-BIG

Sono passati ormai sette anni dall’inizio di una crisi che non vuole cedere il passo. Oggi nell’ultimo rapporto, l’ONG Oxfam, avvisa su una prossima “esplosione della disuguaglianza” economica, e di conseguenza, sociale. La forbice tra ricchi e poveri si sta allargando al punto che entro il 2016 un minuscolo gruppo di miliardari, l’1% della popolazione, avrà più ricchezze del restante 99% del mondo. Un’esplosione che prende linfa proprio dagli anni della crisi, nel 2009 la percentuale di ricchezza concentrata nelle mani del “top 1%” era del 44%, e solo lo scorso anno è aumentata al 48% del totale, superando ben il 50% nel 2016.

Oxfam spiega come attualmente il restante 52% della ricchezza globale, quasi il 46% è in mano al quinto più ricco della popolazione. Tutti gli altri si dividono il 5,5% con una ricchezza media per adulto di 3.851 dollari nel 2014, un adulto che fa parte delll’uno per cento al top possiede in media beni per 2,7 milioni di dollari.

La crisi, nel frattempo, ha continuato a galoppare in questi anni e dopo annunci e previsioni di miglioramenti, solo gli Usa hanno visto una schiarita, anche se il crollo del prezzo del greggio non ha rimesso in forse la rimonta americana, come conferma la Federal Reserve. Pochi giorni fa la diffusione del Beige Book della Fed non fa che riflettere gli stessi timori evidenti sui mercati azionari: debolezza della spesa dei consumatori e impatto dei corsi del petrolio su una significativa parte dell’economia del Paese.

Il vero nodo del problema è che la crisi va a intaccare il ceto medio. Non a caso Obama ha annunciato battaglia sfidando il Congresso americano (entrambe le Camere sono infatti ora controllate dai Repubblicani) e le élite della Finanza, per arrivare a una redistribuzione della ricchezza. Domani notte annuncerà infatti una stretta fiscale sui più ricchi, con l’obiettivo di aiutare le classi medie, considerate dai Democratici il vero trascinatore della crescita americana (per la verità ovunque è così nei Paesi industrializzati) e simbolo del successo di una società in cui “tutto è possibile” e non bisogna mai vergognarsi degli insuccessi. Nel discorso “State of the Union” si prevede, infatti, che Obama chiederà aumenti delle tasse di almeno 300 miliardi di dollari per le persone che hanno i redditi più elevati per ridurre il divario crescente tra ricchi e poveri. Obama è diventato comunista? No, le sue non saranno solo delle misure economiche ma segneranno un vero e proprio cambiamento di politica americana e non solo di linguaggio perché se si impoverisce la classe media, crolla l’intero ‘sogno americano’.

Gli americani sembrano aver imparato la lezione, tanto che è stato rivalutato anche il “precetto”, ma solo economico, di Carl Marx. Recentemente lo “storico” settimanale statunitense Time ha pubblicato un lungo articolo in cui si riconosce a Marx un ruolo profetico: “Marx ha teorizzato che il sistema capitalista impoverisce le masse e concentra la ricchezza nelle mani di pochi, causando come conseguenza crisi economiche e conflitti sociali tra le classi sociali. Aveva ragione. È fin troppo facile trovare statistiche che dimostrano che i ricchi diventano sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri”. A sostegno delle tesi di Marx anche uno studio dell’Economic Policy Institute di Washington che mette in risalto come tra il 1983 e il 2010 il 74% dei guadagni in termini di ricchezza è andato in mano al 5% della popolazione.
Però mentre negli Usa Obama annuncia una riforma “radicale”, in Italia il governo sembra arenato sulla volontà delle Riforme, con l’unico benefit economico attuato nel nostro Paese che è quello del bonus da 80 euro, di cui solo poche famiglie possono però usufruire.
Il nostro Paese sconta, poi, non solo la disuguaglianza sociale, ma sempre più persone rischiano di finire in povertà assoluta. Avere o non avere figli, ecco un’altra causa di diseguaglianza. La nascita del primo figlio fa aumentare di poco, rispetto alle coppie senza figli, il rischio di finire in povertà. Nel primo caso il rischio riguarda l’11,6%, nel secondo caso riguarda il 13,1%. Ma la nascita del secondo figlio fa quasi raddoppiare il rischio di finire in povertà (20,6%) e la nascita del terzo figlio triplica questo rischio (32,3%). Inoltre, avere figli raddoppia il rischio di finire indebitati per mutuo, affitti, bollette o altro rispetto alle coppie senza figli: il rischio riguarda il 15,7% nel primo caso, il 6,2% nel secondo caso. Anche ritrovarsi a fare da solo/a il genitore aumenta di un terzo, rispetto alle coppie con figli, il rischio di finire in povertà e/o indebitati: 26,2% nel primo caso, 19,3% nel secondo.

La parola adesso torna agli economisti di Oxfam, alla vigilia del summit di Davos,  che con la pubblicazione del rapporto  hanno voluto mettere in chiaro che la disuguaglianza va combattuta non solo per ragioni etiche, ideologiche o sociali, ma anche per motivi strettamente economici. L’eccessiva concentrazione della ricchezza in poche mani infatti soffoca la crescita e quindi danneggia le prospettive di ripresa per tutti. Ricchi e poveri sono nella stessa barca.
Domani al summit ci sarà insomma uno spunto di riflessione per i leader del mondo riuniti per il World Economic Forum, in cui per tutti il grande spettro sarà… la povertà.

Teresa Olivieri

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