venerdì, 25 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

“American Sniper”
di Clint Eastwood,
se questo è un patriota
Pubblicato il 04-02-2015


american sniper“American Sniper” (sin dalla sua uscita in America, ha sollevato un autentico polverone, tanto da creare partiti a favore e contro, quesiti del genere “perché vederlo sì” ,”perché non vederlo no”) – prodotto e diretto dal poliedrico Clint Eastwood (premio Oscar alla regia nel 2003 per ” Million Dollar Baby” e nel 2007 Golden Globe per “Lettere da Iwo Jima”) – è un film basato sull’omonima autobiografia di Chris Kyle, ex soldato americano impiegato nelle forze speciali durante la cosiddetta seconda guerra in Iraq, quella che succedette l’attentato alle Torri Gemelle. Chirs Kyle (Bradley Cooper) si trova nell’abitacolo del suo carro armato come fosse nella postazione internet del suo ufficio newyorkese: da lì dirige le sue operazioni di morte, una morte egualitaria che coglie tutti, bambini, donne, uomini, soldati. Spazio al flash back: il piccolo Chris va a caccia con il padre, va a messa, ascolta prediche pastorali su lupi e le pecore, diventa grande, partecipa ai rodei, si sposa e ha dei figli, ma nel frattempo, guardando alla tv le torri gemelle e i suoi attentati, decide di votarsi alla patria, e si arruola per la guerra.

Chris Kyle è l’incarnazione del credo americano che giura fedeltà alla famiglia e alla patria , affascinato e imbevuto del mito della specie più forte che si impone su quella più debole. Il regista, che in apparenza non vuol cedere ad un modello così “standard”, cede alla trama semplicistica: il futuro cecchino vive da cowboy, e la sua “evoluzione” sta nel futuro cecchino senza macchia e senza paura. Neanche a farlo a posta, spuntano come funghi, analogie con il passato remoto dell’attore Eastwood, ove tradimenti, scazzottate, paiono rimembranze meno stilizzate degli spaghetti western, dove il duro, si nascondeva, talvolta romanticamente, tra le polveri del New Mexico, e non tra l polveri del deserto iracheno. “Non sei un cowboy, sei un bovaro” sbotta la ragazza di Chris che si è appena fatta trovare a letto, con un altro. Ecco che il cowboy ha servito – su un piatto d’argento – il movente del suo “killeraggio”.

Chirs sceglie il reparto di appartenenza militare, come fosse in una agenzia di viaggi, quanta naturalezza nel suo essere patriota! Addestramenti duri (evocazioni morbide di   “Full Metal Jacket”) per creare uomini invincibili. Singolare che la battuta chiave “sei sotto attacco”, ridondante nelle politiche di guerra americane in Iraq, sia pronunciata da una belloccia, e non da un militare. La guerra si fa dura e i cecchini aiutano i marines: il gergo militari dal “bastardo” a “salvarsi le chiappe” si intensifica e si alterna alle dolci parole pronunciate da Chirs alla moglie Taya (Sienna Miller). In una città sventrata, (una grata di cemento sembra quella della cecchina di “Full Metal Jacket”) che potrebbe essere una città qualunque del Medio Oriente, ecco che spunta l’altro da sé: il nemico, il cecchino meno cult, meno accessoriato, ma determinato a non sfigurare. Di lui vediamo solo la lunga capigliatura e i colpi che mette a segno. Non fa bla -bla, non è retorico. E’ un vero cattivo.

La stanza del cecchino “buono” Chirs, invece, è autocelebrativa, ha tanti fucili, una bandiera, insomma quello suo è lavoro come un altro. Non v’è traccia di pathos, o tensione: come in un videogames, chiunque può essere un bersaglio; il cecchino buono è fichetto, alla moda, il cecchino cattivo è un trucido, aiutato dalla popolazione. La cinepresa sembra stare da una sola parte, da quella del cecchino “buono “ Chris , e ne diventa l’estensione, il radar, il cannocchiale. Il tempo passa e pure il cecchino “buono” comincia ad avere la barba lunga, ad intrucidirsi. Le sequenze alternate tra la guerra e la vita quotidiana vissuta in America, sembrano dire: che noia la routine militare! E paradossalmente, la domanda: “Che hai fatto oggi cara”, fatta dal protagonista alla moglie, sembra acquisire più mordente. Il pubblico si ingolosisce senza, però, essere saziato. Mentre il colossale cecchino è in azione di morte, a moglie è incinta. All’ospedale si dice che è un maschio. Ma Chris è inquieto, sta bene, solo in Iraq. La sua vera vita è li. L’uomo che si fa chiamare “leggenda” è ormai ossessionato da quello che succede nelle terre lontane. Una taglia di 180 mila dollari, di “westerniana” memoria, viene posta sulla testa del clamoroso cecchino.

L’altro cecchino, il trucido, meno trendy, è stato da qualche parte olimpionico, come si vede in una polverosa foto: un vero pistolero, nessuno ci dice, però, se ha una taglia sul capo e a quanto ammonta. Poi la fortuna non aiuta più gli audaci e l’amico della “leggenda” giace in un ospedale che gli iracheni si sognano; i suoi commilitoni citano con “occhio per occhio” la Bibbia, ed entrano in quel che resta di un ospedale “vero”. Il cecchino “buono” Chris si riprende dai suoi traumi e sta per sparare ad un bambino. Una lacrima scende sul viso del patriota, unico momento di debolezza, quasi commozione, in un film che non fa trasparire né luce, né ombre. Film, comunque, riuscito e ben confezionato. Un film che non sana il conflitto tra i “pro” e i “ contro” e ne è ben felice. Al bravissimo Bradley Cooper , si affiancano, tra gli altri, Luke Grimes, Kyle Gallner, Sam Jaeger, in una interpretazione efficace e sempre corale. Lo stile di Eastwood appare impeccabile. Buona la trentottesima regia.

Maria Chiara D’Apote

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Commenti all'articolo
  1. Grande Clint! A 84 anni fa ancora il botto!
    Western, film carcerario, che racconta di stalker, romantici, road-movie, bellici, commedie, sportivi, biografie… nella sua carriera come attore e regista ha affrontato quasi di tutto!
    Il successo di AS arriva giusto a 50 anni dall’ uscita di “Per un pugno di dollari”! Che coincidenza!

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