lunedì, 25 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

LA NOTTE DELLE RIFORME
Pubblicato il 13-02-2015


Renzi-Governo-confusione

Dopo gli insulti e la rissa, l’Avventino, poi i voti a raffica, uno dopo l’altro fino all’ultimo articolo, all’ultimo emendamento. In un’atmosfera surreale, con un’Aula semideserta  le votazioni sulla la riforma costituzionale sono andate avanti per gran parte della notte, alla presenza della sola maggioranza, per rispettare la data dettata dal premier.

Fino alla fine si è sperato in uno spiraglio, una ventata di buon senso che riaprisse il dialogo, evitando che si scrivesse una delle pagine più brutte della storia della nostra Repubblica.

La richiesta delle opposizioni di una capigruppo per decidere un nuovo calendario dei lavori e sospendere la seduta fiume, che si  protraeva da giovedì, si è conclusa con un nulla di fatto. Così come si è conclusa con un nulla di fatto l’assemblea dei deputati Pd con Renzi che non ha ceduto di un millimetro: “Noi sabato chiudiamo l’ultimo voto e basta – ha detto il premier intervenendo durante la riunione – Lasciamo sempre aperta la porta ma non accettiamo ricatti. C’è un derby tra chi vuole cambiare l’Italia e chi vuole rallentare il cambiamento. Se la minaccia è ‘ve la votate da soli’ è un problema loro”.

Detto e fatto, alla ripresa dei lavori i presidenti dei Gruppi delle opposizioni sono intervenuti uno dopo l’altro per annunciare l’abbandono dell’Aula. Anche Forza Italia, dopo un’accesa consultazione interna, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa per bocca di Brunetta che non avrebbe partecipato al voto sulle riforme, quelle stesse riforme che aveva contribuito a scrivere, e che molti esponenti della maggioranza avevano accettato loro malgrado per arrivare a un testo condiviso, quando era ancora in vigore il Patto del Nazareno.

Un atteggiamento quello degli azzurri che ha suscitato non poche proteste all’interno della stessa Forza Italia triplicemente spaccata tra i sostenitori del duro scontro col Governo (Fitto e la sua minoranza), sostenitori del confronto (Romano, Gelmini e Prestigiacomo) e incerti. Una posizione felicemente sintetizzata  in un tweet del vicepresidente Giachetti “FI vota in tre modi: verde (favorevoli), bianco (Astenuti) e rosso (Contrari). Compatti a difesa del tricolore”. Al momento comunque la linea dura sembra essere quella prevalente, con il presidente Brunetta che ha annunciato guerra su tutti i prossimi provvedimenti in scadenza.

Ma se Atene piange Sparta non ride. I mal di pancia all’interno del Pd contro i tempi forzati della Riforma non hanno tardato a manifestarsi, con Fassina e Civati che hanno annunciato il voto contrario, Cuperlo che è arrivato a chiedere una sospensione dei lavori nel tentativo di ricucire lo strappo e Bersani che fino a tarda notte sperava in un ripensamento.

Al punto che è apparso evidente che il Pd è rientrato in Aula tutt’altro che unito sulla posizione da prendere, come se la decisione scaturita durante l’Assemblea fosse ancora in fieri e tutt’altro che scontata.

Se Renzi voleva dare un’altra prova di forza per dimostrare, con le votazioni avvenute in un emiciclo amputato, che la maggioranza può andare avanti anche da sola, l’obiettivo è stato centrato. Ancora una volta il premier può presentarsi all’esterno come colui che porta avanti le riforme e che vuole cambiare il Paese mentre tutto il mondo gli rema contro.

Un modo come un altro per non entrare nel merito. Per non ascoltare e non dibattere su alcuni emendamenti che indubbiamente avrebbero migliorato il testo. L’insistenza incomprensibile sui tempi forzati, il ricorso alla seduta fiume per coprire il vulnus del regolamento e impedire la presentazione di nuovi subemendamenti, l’atteggiamento quasi “bullistico” del premier, hanno costituito una vera e propria trappola per i 5Stelle che, incapaci di svolgere un’opposizione volta a convincere, si sono limitati come al solito a buttarla in caciara per impedire ai deputati di qualsiasi schieramento di prendere la parola e ostacolare a tutti i costi il voto. Offrendo il solito incivile spettacolo, hanno fornito a Renzi l’arma che aspettava, giustificandone l’“avanti tutta”.

“Io credo che noi stiamo commettendo un errore grave, – ha affermato Claudio Fava intervenendo per il Gruppo Psi- Psi perché questa riforma costituzionale lascerà lividi non soltanto sulla discussione di questi giorni, ma anche sulle modalità con cui si va concludendo. Sarà una riforma costituzionale discussa e votata nelle ombre della notte e, da oggi, anche con quasi metà del Parlamento assente. Non è un buon viatico per queste riforme”.

Con le opposizioni fuori e l’assenza di qualsiasi intervento, i voti sono ripresi in maniera spedita, per approvare nella notte tutti gli emendamenti e andare ai primi di marzo al voto finale, in un’Aula senza dubbio più calma e civile, ma anche meno democratica.

 Cecilia Sanmarco

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento