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Opinioni e commenti
 

Colombia e Venezuela, relazioni ai minimi storici
Pubblicato il 05-02-2015


Maduro e santosBogotà, 5 febbraio – Con 2.219 chilometri di frontiera comune, Colombia e Venezuela hanno sufficienti ragioni per condividere progressi e problemi. Da 180 anni i due Paesi sudamericani, entrambi parte della Gran Colombia unita e divisa dagli eroi libertadores Simón Bolívar e Francisco de Paula Santander, hanno affrontato momenti di affinità e antagonismo senza che le rispettive popolazioni venissero risucchiate nell’abisso del conflitto. Una volta dissolta la Gran Colombia nel 1833, unica traccia di quel grande sogno Bolivariano che avrebbe voluto fare del Sud America un’unica grande Nazione, i cancellieri Lino de Pombo e Santos Michelena diedero forma al primo trattato per tracciare i confini territoriali tra i due nuovi Stati.

Fu più lungo il tempo speso nella redazione del suddetto accordo di quello necessario perché lo stesso diventasse argomento di disputa. Un disaccordo centenario che si protrasse fino al 1941 mentre i due Paesi internamente ospitavano scontri e tensioni tra le diverse fazioni politiche. Di seguito alla Seconda Guerra Mondiale, nel contesto della Guerra Fredda, entrambi i Paesi assunsero la stessa posizione nel panorama geopolitico mondiale, entrando a pié pari nel sistema bipolare e schierandosi contro l’avanzata comunista nel continente. Nel frattempo in Colombia scoppia “la Violencia”, una lunga guerra civile che vide opposti la fazione liberale e quella conservatrice che si concluse nel 1957 con un accordo tra le parti e la nascita del Frente Nacional (un sistema d’alternanza partitica e di mutua divisione degli incarichi).

Lo stesso avvenne in Venezuela in seguito alla deposizione del dittatore Marcos Pérez Jiménez nel 1958 ed alla firma del Patto de Punto Fijo. Sorrette da interessi comuni le relazioni tra Colombia e Venezuela si normalizzarono e rimasero stabili a lungo. Fu l’ingresso nel 1987 di una corvetta dell’armata colombiana nelle acque del Golfo del Venezuela, sul quale non esiste una delimitazione accettata da entrambi i Paesi, che riaprì una lunga stagione di tensioni. In quell’occasione il Venezuela reagì spiegando la sua flotta; seguirono una serie di atti ostili e un lungo incrocio di dichiarazioni minacciose che sembrava non potessero che degenerare nello scontro armato. Fu dunque provvidenziale l’intervento dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) che convinse i due governi ad abbassare le armi.

La tensione tuttavia non scemò, dalla fine degli anni ’80, infatti, si aprì un nuovo fronte di polemiche quando cominciò a correr voce che lo Stato venezuelano venisse utilizzato come rifugio dai guerriglieri delle Farc e dell’Eln. Il 1992 vide il tentativo fallito di colpo di stato da parte del generale Hugo Chavez, che dopo un breve periodo passato nelle carceri di Caracas decise di entrare in politica. Nel 1998 Chavez vinse le elezioni inaugurando la riforma in senso socialista e bolivariano dello Stato venezuelano, ne seguì una lunga serie di ambiziosi esperimenti economico-sociali per lo più fallimentari. Qualche anno più tardi l’elezione in Ecuador di Rafael Correa e in Bolivia di Evo Morales posero la Colombia in una posizione definitivamente scomoda. La presidenza di Pastrana e di Uribe segnarono un deciso inasprirsi dei rapporti, segnati da diverse escalation di tensione, come nel 2005 quando il Venezuela accusò la Colombia di aver violato la sua sovranità territoriale in un’operazione di cattura contro le Farc, o come nel 2008 quando in seguito all’uccisione del leader guerrigliero Raúl Reyes emersero prove concrete dell’esistenza di rapporti tra Chavez e le guerriglie colombiane. Un punto di rottura fu segnato dall’elezione di Juan Manuel Santos a presidente della repubblica nel 2010.

Inizialmente accolto con diffidenza dai vertici venezuelani Santos si rivelò invece abile negoziatore riuscendo a far tornare i rapporti con lo Stato vicino ad un livello di pacifica convivenza; quanto meno fino allo scorsa settimana. Il 27 gennaio, infatti, un improbabile triumvirato composto dagli ex presidenti di Colombia, Cile e Messico, Andrés Pastrana, Sebastián Piñera e Felipe Calderón si è recato in visita non ufficiale in Venezuela con l’intenzione di visitare il leader dell’opposizione Leopoldo Lopéz, in carcere da un anno per gli episodi di violenza registrati nel febbraio 2014 che causarono 43 morti e più di 800 feriti. Nicolás Maduro, delfino  e successore di Chavez (morto nel 2013), sembra però non aver gradito l’improvvisata impedendo ai tre l’incontro con Lopéz e accusandoli di indebite ingerenze dopo averli intimati a lasciare il Paese.

Il Venezuela si incontra in un momento storico estremamente delicato: Maduro ha chiaramente dimostrato di non essere all’altezza dell’eredità lasciatagli dal suo predecessore, che nonostante i numerosi insuccessi riuscì a mantenere alto il consenso popolare per tutta la durata del suo mandato; il Paese si trova ora come mai ad essere politicamente isolato dopo il riavvicinamento tra Cuba, il suo più stretto alleato, e gli Stati Uniti; come se non bastasse l’ombra della bancarotta è incombente a seguito del perdurante calo nei prezzi del greggio. Approfittando della debolezza del Venezuela Santos non ha esitato a difendere Pastrana, in evidente contraddizione con il trend fin’ora seguito dalla sua amministrazione, e ad auspicare la pronta liberazione di Leopoldo Lopéz e degli altri presunti prigionieri politici. La reazione del presidente Maduro è stata tanto celere quanto netta, l’ambasciatore venezuelano a Bogotá è stato richiamato a Caracas dove incrocerà il collega colombiano a cui nel frattempo è stata consegnata una lettera con cui viene definito persona non più gradita nel Paese.

Dopo sei anni le relazioni tra Colombia e Venezuela tornano quindi ai minimi storici. Tuttavia sono molti quelli che accusano l’ex presidente Andrés Pastrana di aver compiuto quel viaggio con l’esplicito intento di destabilizzare le relazioni tra i due governi e di influenzare negativamente il processo di pace, da lui osteggiato, e sul quale il Venezuela continua a costituire una voce importante. Pastrana è stato l’ideatore ed il regista del Plan Colombia, un’alleanza militare con gli USA secondo i più all’origine di un inacidirsi della violenza nel Paese e causa principale dell’infittirsi delle relazioni di dipendenza con gli Stati Uniti. Piedad Córdoba Ruiz, difensora dei diritti umani ed ex senatrice colombiana, ha commentato su Twitter: “Pastrana sapeva che la sua visita sarebbe stata vista come una provocazione, è chiaro che cercava di rovinare le relazioni tra i due Paesi per colpire il processo di pace”; e ancora: “Pastrana, nel 2002, durante il colpo di stato ai danni di Chavez manifestò il suo pieno appoggio ai golpisti, e oggi dice che è andata per difendere la democrazia. Le credete veramente?”.

Giulio Levorato

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