lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Con il “Milleproroghe” ossigeno alle partite Iva
Pubblicato il 17-02-2015


Camera DeputatiSembra essersi sbloccato l’iter di conversione del decreto “Milleproroghe”. Dopo una maratona notturna, le commissioni Bilancio e Affari Costituzionali della Camera hanno terminato l’esame del testo, da oggi all’esame dell’Aula. Visti i tempi sempre più stretti il Governo ha posto la questione di fiducia. Tra i punti salienti, da segnalare il blocco dell’aumento dei contributi per i lavoratori autonomi della gestione separata, tema molto sentito dalla categoria: l’aliquota sarebbe dovuta salire quest’anno dal 27,72 al 30,72 per cento, invece resterà allo stesso livello per poi crescere al 28,72 nel 2016 e al 29,72 l’anno successivo.

Ad una platea simile si rivolge la proroga del regime dei minimi IVA, che coesisterà con il nuovo regime per tutto il 2015. Si è inoltre deciso di non apportare modifiche alle norme e alle competenze in materia di frequenze televisive. Dunque, non ci sarà un ritorno dei canoni ai livelli del 2013, né il passaggio di competenze sui canoni dall’Agicom al Ministero dello Sviluppo. Una buona notizia per Mediaset e Rai, che potrebbero pagare meno l’affitto delle frequenze anche se, secondo fonti, la tematica potrebbe essere riproposta in un altro provvedimento in via di approvazione, per esempio del decreto sulle banche. Prevista inoltre una “mini proroga” per 4 mesi del blocco degli sfratti e il blocco delle sanzioni alle Regioni che non hanno rispettato il Patto di Stabilità interno anche nel 2014. Strada spianata anche alla proposta di riaprire i termini di rateazione delle cartelle Equitalia e alla proroga di due anni degli incentivi per il rientro in Italia dei “cervelli”. Come detto, i tempi sono stretti: il decreto deve essere convertito entro il 3 marzo. Manca anche il secondo passaggio al Senato. Una proroga che il Codacons definisce “non solo insufficiente ma anche inadeguata.

Prorogare gli sfratti per soli 4 mesi, e solo nei casi in cui sarà possibile – afferma il presidente del Codacons Carlo Rienzi – non risolverà il problema dellemergenza abitativa che coinvolge migliaia di famiglie”. Non positivo il commento del segretario della Cisl, Annamaria Furlan: “Ormai in questo Paese, di fiducia in fiducia, questo diventa il modello di rapporti tra le istituzioni. Io – ha concluso – spero che le istituzioni rimettano al centro della propria agenda delle priorità le cose che interessano agli italiani, innanzitutto il lavoro”.

Invece si registra un passo indietro sulle norme sull’uso del contante. Infatti dopo le anticipazioni sullo schema di decreto che dovrebbe introdurre la fatturazione elettronica e lo scontrino digitale il Governo frena sugli strumenti per la lotta all’uso del contante. Nelle ultime riunioni per la messa a punto del decreto sarebbe, infatti, saltata l’imposta di bollo in misura proporzionale sui versamenti giornalieri in banca o alle poste superiori ai 200 euro. Allo stesso tempo ci sarebbe stato anche un dietrofront sul riconoscimento di uno sconto a chi effettua acquisti con carta di credito/debito o prepagate, così come del credito d’imposta riconosciuto all’esercente in relazione alle vendite effettuate con moneta elettronica. Insomma per la lotta all’evasione bisogna aspettare ancora.

 Redazione Avanti!

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