giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Contrattualismo e comunitarismo per difenderci dal populismo
Pubblicato il 10-02-2015


Per molti, il ritorno alla comunità d’origine è una risposta ad una globalizzazione eversiva delle specificità locali; esso non mette in discussione il paradigma della modernità, ma afferma la necessità di una sua contestualizzazione, per ridare dignità a tutte le appartenenze e per generare “reticoli” di protezione delle specifiche esperienze storico-culturali; in altri termini, esso propone la salvaguardia delle singole comunità locali, rese autonome rispetto agli Stati di appartenenza e, contestualmente, non assoggettate alle logiche ed al primato del mercato.

In un recente articolo (La rinascita della comunità), apparso sul tabloid “La Lettura” del “Corriere”, Francesco Fistetti sottolinea come l’età globale, inaugurata dalla integrazione nel mercato mondiale delle economie nazionali, sia destinata ad essere segnata da un doppio vincolo: da un lato, dal fatto che l’uomo mondializzato “prende sempre più chiaramente coscienza di vivere in un mondo unificato” e, dall’altro, dal fatto che lo stesso uomo si sente attratto dalla sua comunità di origine che, “attraverso i riferimenti immediati della ‘tribù’ o di una piccola ‘patria’”, gli consente di ricuperare la propria identità originaria. Secondo Fistetti, il doppio vincolo ha a che fare con la classica distinzione, formulata dal sociologo tedesco Ferdinand Tönnies, tra società primaria della comunità (Gemeinschaft), in cui vigono rapporti di vicinato tra i componenti della comunità, e società secondaria (Gesellschaft), in cui vigono invece rapporti regolati dalla sfera del diritto astratto. Tra la società primaria e quella secondaria, a causa del crescente processo di mondializzazione delle economie nazionali, si sarebbe istaurato un rapporto dialettico di particolare natura, che avrebbe determinato la crisi dello Stato-nazione, cioè di quel particolare contenitore istituzionale all’interno del quale la società primaria e quella secondaria si erano fuse l’una con l’altra, dando origine al “modello civico di cittadinanza risalente al repubblicanesimo francese”.

Di fonte all’incapacità da parte delle istituzioni democratiche di regolare le conseguenze negative del “turbocapitalismo internazionale”, il “modello civico di cittadinanza“ sarebbe entrato in crisi, originando il diffondersi dei populismi e dell’antipolitica. La situazione che si è così creata, secondo Fistetti, segnala l’urgenza di una transizione verso un nuovo assetto istituzionale, per consentire alle istanze delle comunità di incidere nella introduzione di nuove regole, utili a favorire il ricupero delle identità, dei rapporti di solidarietà e della tutela della dignità delle persone, che l’egemonia del mercato ha concorso ad affievolire. Tutto ciò, per Fistetti, può essere realizzato solo attraverso l’invenzione di nuove istituzioni democratiche, idonee ad evitare gli effetti sociali perversi della globalizzazione senza regole. Ma come realizzare l’invenzione di istituzioni conformi a questo scopo?

Al riguardo, si deve tuttavia tenere presente che se, con la tutela delle soggettività comunitarie, è possibile contenere gli esiti prevaricanti della logica propria della mondializzazione senza regole delle economie nazionali, è anche vero che questo contenimento può sfociare in forme di organizzazioni sociali assai restrittive, all’interno delle quali i singoli soggetti sarebbero definiti in funzione della loro appartenenza ad una determinata comunità e disconosciute le minoranze e le opposizioni, ma anche finalità non riducibili ad esigenze puramente periferiche. Ciò che risulta poco convincente della posizione dei comunitari è la loro critica al pensiero del repubblicanesimo neo-contrattuale di John Rawls, la cui teoria della giustizia assume che all’interno di tutte le società statualmente organizzate convivano sia spinte comunitarie, ma anche spinte più generali, nascenti queste ultime dalla competizione, esprimente non necessariamente conflitti tra interessi materiali, tra i componenti delle singole comunità caratterizzate tutte da una comune esperienza storico-culturale.

I comunitari criticano la teoria del repubblicanesimo neo-contrattuale della giustizia, in quanto Rawls si sarebbe preoccupato prevalentemente di proteggere le libertà individuali dai condizionamenti dello Stato, ignorando o riservando poca attenzione alle reti relazionali di protezione comunitaria; per i comunitari, la visione del repubblicanesimo neo-contrattualista dello Stato ridurrebbe il sistema delle relazioni comunitarie a mero strumento necessario per il perseguimento di scopi privati; in conseguenza di ciò, i singoli soggetti perderebbero di valore, sia in termini di identità, che in termini di solidarietà, in quanto estraniati dalla società primaria di appartenenza.

Tuttavia, sulla base dell’interpretazione della teoria della giustizia di Rawls data da Ronald Dworkin diventa possibile una sintesi della posizione dei comunitari con quella dei repubblicani neo-contrattualisti. Per Dworkin, i comunitari che assumessero come valore fondamentale l’autonomia delle loro comunità, sia dallo Stato, che dal mercato, non possono non condividere i due principi posti a presidio della dignità umana. Il primo, detto del “valore intrinseco”, varrebbe a garantire il particolare valore oggettivo di ogni vita umana, per cui è positivo che, nell’arco della sua durata, sia garantita la realizzazione del suo massimo valore potenziale; mentre il secondo principio, detto della “responsabilità personale”, varrebbe ad affermare che ogni soggetto è responsabile del successo della propria vita, per cui nessun’altro può dettare i suoi valori personali o imporglieli senza il suo consenso.

Se, all’interno di ogni Stato-nazione, i principi posti a presidio della dignità dei soggetti sono garantiti, la contrapposizione tra comunitarismo e repubblicanesimo neo-contrattualista si trasforma, secondo Michael Walzer, in un binomio posto a tutela, tanto dell’autonomia dei singoli soggetti, quanto dell’indipendenza delle singole comunità, sia dallo Stato, che dalla logica di funzionamento del mercato.

La salvaguardia della doppia autonomia dei soggetti in quanto componenti della società primarie e degli stessi soggetti in quanto componenti della società secondaria costituirebbe anche un valido presidio per la tutela delle regole democratiche all’interno degli Stati-nazione, intesi come contenitori istituzionali delle singole comunità locali. In questo modo, il binomio repubblicanesimo contrattuale – comunitarismo diverrebbe il baluardo per la conservazione della democrazia, posta a presidio insostituibile della doppia libertà da preservare contro le insidie del populismo e dell’anti-politica.

Gianfranco Sabattini

 

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