martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

DA UN MATTEO ALL’ALTRO
Pubblicato il 09-02-2015


Salvini-Berlusconi-Renzi

Mai cambio di alleanza è stato più rapido. Dopo l’elezione del Presidente della Repubblica Berlusconi rompe gli indugi e va all’attacco cambiando cavallo. Irritato per il trattamento ricevuto da Matteo Renzi (Matteo uno) rompe in modo definitivo il Patto del Nazareno e va a stingere la mano all’altro Matteo: il leghista Salvini (Matteo due). A dire il vero già qualche mese fa l’ex Cavalieri (sul quale tornano le nubi del caso Ruby) aveva espresso le proprie lodi per il Matteo in camicia verde, indicandolo  addirittura come possibile leader del centrodestra. Insomma Da Matteo uno a Matteo due.

Per ora si parla di un accordo elettorale per le prossime regionali, un test per sondare il campo. Ma anche un patto per dare battaglia in Aula contro il governo Renzi. Sub emendamenti alla riforma costituzionale e riforma elettorale e quant’altro potrà servire a mettersi di traverso al premier e alla sua maggioranza prendi tutto. Matteo due conferma che “con Berlusconi ricominciamo a parlare ma da qui a dire che c’è un accordo a 360 gradi, questo no. Ci è stato detto – ha aggiunto – che Fi ha deciso di essere all’opposizione e questo ci riempie di gioia. Se ci fossero domattina le elezioni Politiche, andremmo da soli da nord a sud”. Il segretario del Carroccio ha spiegato di essere andato ad Arcore ieri sera perché “ci interessava capire” se davvero Forza Italia ha intenzione di non sostenere più Renzi, “sperando che l’opposizione duri almeno una settimana. Ora – ha aggiunto Salvini – si può discutere, cosa fino a ieri impensabile: da domani verifichiamo se è una crisi passeggera”.

Per il segretario della Lega il primo banco di prova sarà il voto sulla riforma costituzionale. “FI, la vediamo in Aula nei prossimi giorni – ha detto -: è chiaro che chi voterà per la ricentralizzazione di tutto nelle mani dello Stato, non potrà pretendere di allearsi con noi”.

Ma a Palazzo Chigi si sono incontrati anche Matteo Uno e il ministro dell’Interno e leader di Ncd Angelino Alfano. E qui cominciano i guai perché Matteo Due non ne vuole sentire neanche parlare di una lista che comprenda anche l’Ncd. “Laddove si tornerà al voto non è possibile che il simbolo della Lega Nord sia affiancato da quello dell’Ncd di Alfano, simbolo di un partito che ha scelto Renzi. “Con tutto il rispetto possibile per la sensibilità di ciascuno e fatte salve le esperienze di governo insieme nelle Regioni e nei Comuni –  ha premesso Salvini parlando dei rapporti con Ncd.  Dove i patti vengono rispettati lungi da noi romperli –  ha aggiunto, ma “laddove si rinnovano questi patti, non posso propormi di governare” con chi fa parte del Governo Renzi.

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini hanno avuto un primo incontro domenica. E hanno cominciato a discutere, a fare il punto della situazione.  Anche sulle candidature condivise in vista delle elezioni regionali di maggio, che potrebbe essere un primo banco di prova. Un incontro per “riannodare i fili del dialogo” tra ex alleati come ha detto Salvini.

Berlusconi dice di essere stato tradito, che Renzi non ha rispettato i patti. Renzi, dice Brunetta, ha “fregato” Berlusconi ma “chi è troppo furbo finisce in pellicceria”.  E i riflessi di questo nuovo scenario, per ora solo in fieri, possono avere dei risvolti concreti. Soprattutto sui temi sensibili come riforme e legge elettorale. Più volte infatti il governo, indebolito dalla minoranza Pd non sempre allineata con il vertice, si è appoggiato sui voti di Forza Italia. E se questi dovessero venir meno Matteo primo potrebbe avere delle notti non troppo tranquille anche se si dice sicuro che la maggioranza non è a rischio. Ma rimane il punto di una riforma Costituzionale e una nuova legge elettorale fatta a colpi di maggioranza riaprendo una fase che sembrava appartenere al passato.

Un accordo che potrebbe anche portare a qualche cambiamento, in extremis, alla legge elettorale. Alcuni punti infatti, come i 100 capilista bloccati, erano un omaggio renziano alla fedeltà berlusconiana. Pacta servanda sunt, dicevano il latini, ma se  il patto è venuto meno rimane poco da rispettare. Ma ipotesi viene esclusa categoricamente dal Ministro Maria Elena Boschi: Una settimana di sedute “tutti i giorni dalle 9 alle 23” per chiudere la riforma costituzionale alla Camera. Poi la legge elettorale, con o senza i voti di Forza Italia. Lo dice il ministro intervistata dal La Stampa e poi  avverte: “Non si tratta di minacciare nessuno. Abbiamo fatto la legge elettorale con loro: ora, se vogliono continuare a contribuire, bene, altrimenti noi andiamo avanti lo stesso. L’Italicum non si cambia più, non si torna indietro. Il testo del Senato è buono ed efficace e rilanciare sempre significa farla fallire”.

E anche sui numeri si sente sicura: “Lo dimostra il fatto che abbiamo chiesto subito di ripartire con le riforme. Con Fi in questo anno abbiamo fatto un lavoro serio, è strano che ora improvvisamente si mettano a criticare riforme che hanno votato e collaborato a scrivere”. Ma in politica, e la Boschi lo sa benissimo, non sempre si agisce per convinzione. Spesso lo si fa per convenienza, soprattutto quando la posta in gioco è alta.

Ginevra Matiz

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