lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Divisi anche sull’Isis?
Pubblicato il 17-02-2015


Certo qualche scalpore hanno suscitato le dichiarazioni disgiunte di Gentiloni, della Pinotti e poi le smentite di Renzi. Non si parla dell’Italicum, ma della guerra. Le esternazioni dovrebbero essere quanto meno concertate su argomenti simili. Altrimenti si rischia di non essere credibili e di fare la fine di chi gridava al lupo. Ha fatto bene il nostro Nencini a lanciare un allarme e a chiedere uniformità di intenti e di espressioni. Che Gentiloni abbia sostenuto la necessità di un intervento e che la Pinotti abbia chiarito che 5mila soldati erano pronti non ce lo siamo inventati noi. Che poi questo significasse che l’intervento italiano dovesse avvenire nell’ambito dell’Onu era evidente. Renzi ha ribadito la necessità di un’assunzione di responsabilità delle Nazioni unite, ma pare avere escluso invece un intervenenti militare italiano, almeno per il momento. Vedremo gli sviluppi.

Sull’Isis non ci si può dividere. Lo dico anche a Grillo e a Salvini. Quest’ultimo, che non votò la risoluzione che autorizzava il governo a inviare armi alla resistenza curda, adesso non è chiaro cosa voglia. I pattugliamenti delle coste libiche si possono fare solo in assenza del nemico che ha conquistato diversi tratti di costa e si appresta a invadere Misurata. Grillo continua con l’ironia e non solo ha votato contro l’invio di armi, ma non vuole sentir parlare di intervento militare. Vorrei capire bene qual’è la posizione dei Cinque stelle. Lasciar fare? Consentire che la Libia diventi uno stato terrorista? Applaudire alla vittoria dei tagliagola?

Bisognerebbe evitare di sproloquiare. Soprattutto a fronte di quel che sta accadendo a pochi chilometri di distanza da noi. Dinnazi a noi si manifestano due pericoli. Uno è quello di una Libia nelle mani dell’Isis senza che l’Italia abbia creato una protezione adeguata del suo fronte Sud. Secondo gli esperti militari, in primis il generale Arpino, la Libia non sarebbe in grado di raggiungere le nostre coste con gli armamenti attuali. Ne siamo sicuri? Siamo convinti che oggi, e soprattuto domani, i terroristi non siano in grado di dotarsi di armamenti adeguati? Il secondo pericolo è quello di un’invasione dal mare di clandestini tra i quali potrebbero nascondersi anche gruppi di terroristi. È vero che coloro che finora ci hanno colpito sono pressoché tutti di nazionalità europea, ma a questi potrebbero presto aggiungersene altri, secondo il proposito di attacco a noi manifestato dall’Isis.

Dunque abbiamo un duplice compito. Frenare, quanto meno, l’avanzata dei jidaisti, e controllare l’espatrio clandestino dalla Libia. L’una e l’altra operazione saranno possibili solo con un intervento armato da terra, attuato, se possibile, da milizie arabe e l’Egitto dopo il massacro dei cristiani copti, nonché la Giordania, dopo il rogo del suo pilota, paiono pronte. Non bastano e servono anche milizie iraniane, irachene, per quel che ne sono rimaste, e soprattutto dell’Arabia Saudita, la grande assente. Ma serve anche un apporto, non so se solo in armi o anche in milizie, dei paesi occidentali, Italia compresa, anzi Italia in primis, perché siamo noi i più prossimi al territorio del terrore. Non si possono tenere aperti due conflitti. Uno in Medio-oriente e l’altro in Ucraina. Bisogna scegliere il male maggiore. Che è l’Isis. Anche perché la Russia è membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu e se vogliamo l’Onu dobbiamo avere la Russia. L’importante sarebbe decidersi. Stiamo scherzando col fuoco.

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Commenti all'articolo
  1. Condivido direttore il tuo articolo…..mi sto’ rendendo sempre piu’ conto che erano meglio i politici cresciuti con la polenta perche’ quelli di oggi hanno mangiato troppa nutella…..ma dove e’ finita la politica quella con la P maiuscola…..

  2. Permettimi, Direttore, di esplorare un altro tipo di intervento, diverso dall’invio dei nostri ragazzi nei campi di battaglia ma mille volte più efficace e congegnale alle attitudini italiane. Lo faccio prendendo le mosse (per l’ultima volta) da quello sciagurato articolo firmato Silvia Sequi, con “La vittoria dei cittadini di Niscemi contro il Muos” per titolo, che tu hai autorizzato. Ecco, l’Avanti! Prima di evidenziare le dissonanze fra il Ministro degli Esteri, quello della Difesa e il Presidente del Consiglio sul tipo di risposta da dare all’ISIS, farebbe bene a lavare i propri panni in casa.
    Vengo al dunque. A Cameri, in provincia di Novara, c’è uno stabilimento del gruppo Alenia Aermacchi, il polo aeronautico di Finmeccanica, che è paragonabile al meglio della Silicon Valley. Lì si fanno alcuni componenti sofisticati e fondamentali dei caccia F35 perché l’Italia ha aderito alla proposta americana per la realizzazione del nuovo velivolo multiruolo. Nei prossimi 15 anni il nostro Paese ne acquisirà 90, che andranno a sostituire i 253 attuali aerei fra Tornado, Amx e Av8b della Marina. Però, a regime, vi sarà una produzione massiccia per soddisfare una previsione di vendita di circa tremila F35 ai Paesi partner. Saprà, il PSI, sostenere la coerenza con gli impegni dell’Italia con gli alleati chiedendo la contropartita dell’impiego della nostra industria esaltandone le eccellenze? Creando migliaia di nuovi posti di lavoro nel nostro comparto aerospaziale?
    In Italia ci sono decine e decine di situazioni come quella di Cameri che possono prosperare e costituire l’ossatura dell’industria del futuro. Sapendo bene che dove si fanno aerei da combattimento, con pilota o droni, si fanno anche velivoli per uso civile, industriale, agricolo, di sorveglianza. Dove si fanno navi militari si fanno anche navi passeggeri, petroliere, rigassificatori. Dove si fanno centrali nucleari si mettono a punto anche i sistemi di sicurezza legati ai grandi rischi ambientali, alla prevenzione, alle calamità naturali. L’elenco potrebbe continuare ma mi fermo qui.
    Ecco allora che i venti di guerra, se imbrigliati con spirito di pace, possono sconfiggere i tagliagole e generare quella ricchezza che è il miglior antidoto contro la barbarie. Invece di sbeffeggiare gli altri per le loro divisioni, facciamoci un esame di coscienza, noi socialisti! Sarebbe tempo!

  3. I fatti sono tremendamente seri, la politica non sembra all’altezza.
    Pensate che guaio per chi come Renzi ha fondato tutto sulla celerità senza curarsi del contenuto, doversi fermare a riflettere….
    Francamente non ci sono ragioni per quello che è successo in Ukraina. Di fronte alle richieste della popolazione russa, minoritaria ed anche territorialmente ben delimitata, sarebbe bastato concedere uno statuto sul tipo di quello che godono i sudtirolesi in Alto Adige per finire in bellezza. No: si rischia la guerra. Ma scherziamo?
    E sull’ISIS, ripeto quello già postato altre volte: a qualcuno fa comodo il califfato, altrimenti in dieci giorni, all’inizio di questa avventura, sarebbe stato spazzato via.
    E vogliamo parlare della Grecia? A chi serve umiliare Tsipras? I socialisti dovrebbero insorgere a favore dei greci. Ma tutto è soffocato.

  4. L’Europa è fatta ma devono essere fatti gli europei, l’unità e la coesione dei vari stati nella politica estera, condividere un progetto, dialogare e sostenere i partner come se fossimo appartenenti a una sola Nazione. La Grecia è stata aiutata e si vuole farlo ancora ma non accetta il governo ellenico il controllo economico avendo fallito la politica del rigore.La minaccia maggiore ora incombe sull’Italia per i fanatici Roma e il Papato sono pericolosi nemici, essendo uno il simbolo da distruggere del vero Dio che oscura l’immagine di Allah e l’altro capitale della religione cristiana antislamica.Ora la diplomazia sta lavorando.

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